Sylvester Stallone ha deciso di raccontare alcuni dei momenti più dolorosi della sua vita a 80 anni, mettendo insieme ricordi familiari, lutti e il prezzo pagato per diventare una delle star più famose di Hollywood. Nel memoir The Steps, pubblicato il 29 settembre 2026, l’attore torna sulla morte del figlio Sage, sul rapporto difficilissimo con i genitori, sulla crisi con Jennifer Flavin e persino sulla decisione di non partecipare al funerale della madre Jackie.
Una delle confessioni più sorprendenti riguarda proprio Jackie Stallone, morta nel 2020 a 98 anni. Stallone ha raccontato di aver ricevuto la notizia mentre stava giocando a golf e ha ammesso di non essere andato al funerale. Il loro rapporto, del resto, era stato complicato fin dall’infanzia. L’attore descrive sua madre come una donna concentrata soprattutto sui propri sogni e sul desiderio di diventare famosa, incapace secondo lui di costruire un legame stabile con i figli e, più tardi, con i nipoti.
Stallone ricorda anche una frase durissima che Jackie gli avrebbe ripetuto durante la sua crescita: gli diceva che era nato soltanto perché un tentativo di interrompere la gravidanza non era riuscito. Un ricordo che aiuta a capire il clima familiare nel quale è cresciuto e che l’attore, oggi, osserva con una lucidità molto diversa rispetto a quella che poteva avere da ragazzo.
Anche il rapporto con il padre Frank Stallone Sr. fu tutt’altro che semplice. Stallone racconta che l’uomo rimase emotivamente distante per gran parte della sua vita e che soltanto sul letto di morte provò a parlargli di amore. Per il figlio fu quasi paradossale ascoltare certi discorsi da un padre ormai novantaseienne, dopo decenni nei quali quel tipo di dialogo era praticamente mancato.
La sofferenza che Stallone ha cercato più a lungo di tenere lontana resta però quella legata a Sage Stallone, il suo primogenito, morto nel 2012 a soli 36 anni per un attacco cardiaco causato da una malattia coronarica. L’attore ricorda ancora il momento preciso in cui ricevette la telefonata: si trovava nel suo ufficio e stava scrivendo una sceneggiatura.
La notizia arrivò in maniera improvvisa e, secondo il suo racconto, quasi priva di qualsiasi preparazione emotiva. Stallone aveva grandi aspettative per Sage e pensava che suo figlio avrebbe trovato una strada personale lontana dalla pressione di dover seguire necessariamente le sue orme come attore. Ancora oggi ammette che vedere una fotografia di Sage può essere molto difficile.
Il loro rapporto aveva attraversato anche periodi complicati. Sage interpretò Robert Balboa Jr. in Rocky V e anni dopo raccontò che alcune delle scene nelle quali rimproverava Rocky per essere stato un padre assente avevano una componente personale. Padre e figlio riuscirono successivamente a riavvicinarsi, rendendo la perdita ancora più dolorosa.
Per molto tempo Stallone ha reagito alle esperienze negative facendo ciò che gli riusciva meglio: andare avanti. Lavorare, scrivere, allenarsi e cercare continuamente un nuovo obiettivo. A 80 anni riconosce però che mettere da parte il dolore non significa farlo sparire. A un certo punto, racconta, anni di sofferenza repressa sono riemersi insieme.
Quella crisi personale arrivò a coinvolgere anche il matrimonio con Jennifer Flavin. Nell’agosto del 2022 lei presentò richiesta di divorzio dopo 25 anni di matrimonio. I due riuscirono a riconciliarsi poche settimane dopo, affrontando direttamente i problemi che li avevano allontanati. Stallone oggi parla di quella riconciliazione con evidente sollievo e ha dedicato proprio a Jennifer il suo memoir.
Il libro racconta anche quanto sia stata difficile la sua infanzia molto prima dell’arrivo di Hollywood. A due anni venne mandato a vivere in una pensione nel Queens e, secondo il suo racconto, i genitori andavano a trovarlo circa una volta al mese. Rimase lì fino ai sei anni. Durante l’adolescenza cambiò numerose scuole e finì in un istituto per ragazzi problematici in Pennsylvania.
La situazione economica non migliorò immediatamente una volta diventato adulto. Nei primi anni Settanta, mentre cercava di costruirsi una carriera a New York, Stallone viveva con pochissimo denaro, faceva provini, scriveva sceneggiature e svolgeva lavori occasionali. Nonostante le difficoltà, racconta di non aver mai preso seriamente in considerazione un piano alternativo.
Da quella ostinazione nacque Rocky. Stallone scrisse la sceneggiatura mentre la propria carriera sembrava ferma e rifiutò di venderla se non gli fosse stato permesso di interpretare personalmente Rocky Balboa. Era una scelta rischiosa per un attore quasi sconosciuto, ma nel 1977 Rocky vinse l’Oscar come miglior film e cambiò completamente la sua vita.
Il successo, però, ebbe conseguenze anche fisiche. Stallone ha raccontato di essersi spinto a livelli estremi durante la preparazione di Rocky III, arrivando al 2,6% di grasso corporeo e sviluppando problemi legati alla bulimia. Ha ammesso inoltre di aver fatto uso di steroidi e, nel corso degli anni, di aver subito numerosi interventi alla schiena, alle spalle e al collo. A guardare oggi quelle scelte, dice che non rifarebbe molte delle acrobazie e degli sforzi che impose al proprio corpo.
A 80 anni il modo in cui Stallone guarda alla propria carriera sembra quindi molto diverso da quello dell’uomo che per decenni ha costruito personaggi capaci di rialzarsi dopo qualsiasi colpo. Continua a lavorare, anche con Tulsa King, ma non sente più il bisogno di dimostrare continuamente qualcosa agli altri.
Dopo una vita trascorsa a interpretare uomini che sembravano indistruttibili, Stallone ha scelto di raccontare quanto fosse diversa la persona dietro quei personaggi. E forse è proprio questo l’aspetto che rende The Steps così personale: non una celebrazione della star di Rocky e Rambo, ma il racconto di un uomo che, arrivato a 80 anni, ha deciso di guardare anche le parti della propria storia che per molto tempo aveva preferito lasciare chiuse.
Cosa ne pensi delle parole di Sylvester Stallone e quale momento della sua storia ti ha colpito di più? Scrivilo nei commenti.


