Quentin Tarantino ha deciso di dire la sua sul cinema hollywoodiano degli ultimi anni e, come spesso succede con lui, non ha usato il guanto di velluto. In un articolo scritto per Sight and Sound, il regista di Pulp Fiction e Kill Bill ha liquidato gran parte dei film post-pandemia come irritanti, banali e pieni di difetti. La frase più colorita è già diventata titolo ovunque: Hollywood, secondo lui, sarebbe ormai una “fabbrica di salsicce insipide”.
Ora, detta da un altro regista magari sarebbe sembrata solo una provocazione buttata lì per farsi notare. Detta da Tarantino, invece, suona come il solito misto di amore, rabbia, cinefilia e voglia di prendere a schiaffi il tavolo. Perché lui il cinema lo ama in modo quasi religioso. Solo che, proprio per questo, quando qualcosa non gli piace, non si limita a dire “non mi ha convinto”. No. Ci mette il lanciafiamme.
Nel suo pezzo, Tarantino spiega che dalla pandemia in poi ha fatto molta fatica a trovare film capaci di non infastidirlo. Parla di difetti evidenti, scelte poco credibili, attori sbagliati, tentativi di compiacere il pubblico e, usando parole sue molto più dure, di una generale stupidità che rovinerebbe tanti film prodotti dall’industria americana recente.
Non è la solita frase nostalgica del tipo “ai miei tempi era meglio”. O almeno, non solo. Tarantino arriva a dire che i film degli ultimi sei anni fanno sembrare il cinema degli anni Ottanta bello come quello degli anni Trenta. E chi conosce il suo rapporto complicato con molti film anni Ottanta capisce che non è un complimento da poco.
Tarantino non dice solo “fa tutto schifo”, ma quasi
Il rischio, leggendo queste dichiarazioni, è archiviarle come il classico sfogo del regista geniale ma scorbutico. E in parte, sì, c’è anche quello. Tarantino ama esagerare, ama la frase memorabile, ama trasformare un giudizio critico in una scena da film. Però il suo fastidio intercetta una sensazione che molti spettatori hanno già provato.
Negli ultimi anni Hollywood ha spesso dato l’impressione di muoversi in modo automatico. Sequel, remake, universi condivisi, film costruiti per piacere a tutti e quindi, a volte, incapaci di lasciare un segno vero. Non sempre, certo. Ci sono eccezioni forti, film coraggiosi, autori ancora vivi e generi che funzionano benissimo, come l’horror. Però l’idea della catena di montaggio non nasce dal nulla.
Tarantino se la prende soprattutto con quella sensazione di prodotto senza sapore. Film che magari hanno budget enormi, attori famosi, effetti impeccabili, ma sembrano usciti già digeriti. Guardabili, magari. Anche professionali. Però senza cattiveria, senza rischio, senza una voce riconoscibile.
E su questo, piaccia o meno, qualche ragione ce l’ha.
I film che salva: Spielberg, Costner e The Rip
Tarantino però non boccia proprio ogni cosa. Tra i titoli che gli sono piaciuti cita West Side Story di Steven Spielberg, i due capitoli di Horizon: An American Saga di Kevin Costner e pochi altri. Però fa capire che anche questi film non lo hanno riportato fino in fondo in quella specie di “terra magica” del piacere cinematografico che lui cercava da spettatore.
Il caso diverso è The Rip, thriller Netflix diretto da Joe Carnahan con Matt Damon e Ben Affleck. Quello, a quanto pare, lo ha conquistato. Tarantino ne loda la regia, il cast, lo stile e soprattutto la sceneggiatura firmata da Carnahan insieme a Michael McGrale. Il film racconta una storia di poliziotti corrotti e ha già avuto anche una coda polemica, visto che due agenti del dipartimento Miami-Dade hanno denunciato la produzione sostenendo che la pellicola infanghi la categoria.
Per Tarantino, però, The Rip dimostrerebbe che un certo cinema di genere può ancora funzionare. Quello sporco, diretto, fatto di tensione, personaggi ambigui e dialoghi con un minimo di gusto. Non serve per forza inventare una nuova galassia narrativa con dodici spin-off. A volte basta un film solido, scritto bene, con persone che sembrano avere una vera idea in testa.
La nostalgia di Tarantino è un problema o un campanello d’allarme?
La domanda vera è questa: Tarantino sta solo facendo il nostalgico oppure sta dicendo qualcosa che Hollywood dovrebbe ascoltare? Probabilmente entrambe le cose.
Da una parte, il suo sguardo è quello di un uomo cresciuto divorando cinema in sala e videocassette, con un’idea molto fisica, passionale e quasi artigianale dei film. È normale che molta produzione contemporanea gli sembri fredda o troppo calcolata. Dall’altra, però, il cinema americano mainstream ha davvero un problema di personalità. Troppi film sembrano pensati più per evitare rischi che per creare entusiasmo.
Tarantino, intanto, resta Tarantino. Non sta preparando un nuovo film da regista, almeno per ora, ma lavora alla sua prima pièce teatrale, The Popinjay Cavalier, prevista nel West End londinese nel 2027. E anche questo fa sorridere: mentre critica Hollywood come una fabbrica senza sapore, lui se ne va a teatro a cercare un’altra forma di spettacolo.
Il suo giudizio è durissimo, forse persino ingeneroso. Però arriva da uno che il cinema lo ha studiato, amato, rubato, reinventato e restituito al pubblico con una voce unica. Si può non essere d’accordo con lui, ma ignorarlo è difficile.
Secondo voi Tarantino ha ragione quando dice che Hollywood post-pandemia produce troppi film insipidi, oppure sta solo rimpiangendo un cinema che non esiste più? Scrivetelo nei commenti.


