Sono passati 50 anni dall’uscita di Taxi Driver, il film che ha cambiato per sempre il cinema di Martin Scorsese e che continua ancora oggi a farci riflettere sulla società in cui viviamo. Uscito nel 1976, questo capolavoro racconta la storia di Travis Bickle, interpretato da un magistrale Robert De Niro, un veterano del Vietnam che fa il tassista notturno a New York e che lentamente perde la ragione tra le strade violente e degradate della città. Ma quello che rende questo film così speciale non è solo la sua qualità cinematografica: è il fatto che ha predetto con precisione inquietante molti dei problemi che affliggono la nostra società moderna.
Quando pensiamo ai film di Scorsese, ci vengono in mente capolavori come Quei bravi ragazzi, Toro scatenato o The Wolf of Wall Street. Ma Taxi Driver resta probabilmente il suo lavoro più agghiacciante, quello che scava più a fondo nell’anima umana e ne tira fuori il lato più oscuro. Il regista ha diretto tanti film sulla violenza e sulla sofferenza emotiva, ma mai come in questo caso si è spinto così in profondità nell’abisso della psiche umana. Travis Bickle è un personaggio che ti fa provare insieme disgusto e pietà, un uomo distrutto dalla vita che cerca disperatamente di dare un senso alla sua esistenza.
Il film nasce dalla collaborazione tra tre giganti del cinema: Scorsese alla regia, Paul Schrader alla sceneggiatura e De Niro come protagonista. Schrader ha scritto la storia in un momento molto difficile della sua vita, quando si sentiva solo e disilluso. La sceneggiatura è nata come una specie di terapia personale, un modo per esorcizzare i suoi demoni interiori. Scorsese ha poi preso questo materiale così crudo e ha aggiunto uno strato di umanità sorprendente, costringendo il pubblico a riconoscere che tutti noi potremmo finire come Travis se continuiamo a punirci e a sfogare le nostre frustrazioni sul mondo.
Dal punto di vista visivo, Taxi Driver è una meraviglia. Il direttore della fotografia Michael Chapman ha creato immagini che mescolano il realismo sporco e crudo del cinema americano degli anni Settanta con una distorsione da incubo che riflette perfettamente lo stato mentale distorto di Travis. Le strade di New York di notte sembrano un inferno, ma allo stesso tempo hanno una loro perversa bellezza. La colonna sonora di Bernard Herrmann, con quel sassofono malinconico che accompagna i turni di lavoro di Travis, ti trasporta letteralmente in un’altra dimensione. Ogni inquadratura del film ti tiene incollato allo schermo, anche quando vorresti distogliere lo sguardo dalle scene più violente o dai tentativi imbarazzanti di Travis di connettersi con altre persone, soprattutto con le donne.
Ma il vero motivo per cui Taxi Driver resta così attuale dopo mezzo secolo è la sua capacità di aver previsto il futuro. Lo stesso Scorsese ha detto in un’intervista del 2023 a una rivista: “Come sappiamo ora, tragicamente, è diventato normale che una persona su due sia come Travis Bickle”. E aveva ragione. Negli ultimi decenni abbiamo assistito alla nascita di fenomeni come la cultura degli incel, movimenti online di uomini che si sentono rifiutati dalla società e che covano rabbia e risentimento. Travis Bickle incarnava Internet molto prima che esistessero i computer personali. La sua solitudine, la sua rabbia repressa, il suo senso di essere un estraneo in un mondo che non lo capisce: tutto questo oggi lo vediamo amplificato sui social media e nelle comunità online più oscure.
L’aria di disperazione e mancanza di speranza che permea ogni angolo di Internet oggi rispecchia perfettamente lo stato mentale di Travis. I moderni Travis Bickle si rifugiano online, dove trovano altri come loro e dove la loro rabbia viene alimentata invece che curata. Non sono solo gli emarginati a comportarsi così: anche i leader politici più potenti usano parole che ricordano quelle di Travis quando descrive la “spazzatura” e la “feccia” che cammina per le strade. Scorsese e Schrader hanno guardato dentro gli angoli più bui dell’anima umana e hanno visto il nostro futuro, solo per scoprire che la loro esplorazione sarebbe diventata la normalità.
Il film racconta anche di un tentativo di assassinio, e tristemente questo aspetto è diventato realtà nel 1981 quando John Hinckley Jr. ha cercato di uccidere il presidente Ronald Reagan perché era ossessionato da Jodie Foster, che nel film interpretava la giovane prostituta Iris. Questo evento ha dimostrato quanto il film avesse toccato un nervo scoperto della società americana. Ma oggi quel tentativo di assassinio sembra quasi un dettaglio minore rispetto all’eredità più ampia del film: aver previsto una società dove la solitudine, l’alienazione e la rabbia sono diventate la norma piuttosto che l’eccezione.
Nonostante il suo soggetto disturbante, Taxi Driver è diventato uno dei film americani più importanti di sempre. Ha creato citazioni iconiche (chi non conosce “You talkin’ to me?”) e immagini indimenticabili che sono entrate nell’immaginario collettivo. Il film ha posto le basi per i futuri capolavori di Scorsese e ha dimostrato che De Niro era uno degli attori più grandi della sua generazione. Quello che vedi sullo schermo è provocatorio, a volte ripugnante, ma non riesci mai a distogliere lo sguardo. E il motivo è semplice: c’è qualcosa di troppo riconoscibile in Travis Bickle.
Cinquant’anni dopo, Taxi Driver resta un film che ti colpisce allo stomaco e ti fa riflettere. Non è solo un capolavoro del cinema: è uno specchio in cui la società può vedere i suoi lati più oscuri. E il fatto che oggi sia ancora così attuale, forse anche più di quando è uscito, è sia un tributo al genio di Scorsese, Schrader e De Niro, sia un triste commento sullo stato del mondo in cui viviamo.
Hai mai visto Taxi Driver? Pensi anche tu che il film abbia previsto molti problemi della nostra società moderna? Lascia un commento e dicci cosa ne pensi!


