Temptation Island continua a raccontare esclusivamente coppie formate da un uomo e una donna, affiancando i fidanzati a tentatrici e le fidanzate a tentatori. Anche l’edizione 2026 conserva questa struttura senza introdurre coppie LGBTQIA+ o single pensati per mettere alla prova relazioni diverse da quelle eterosessuali.
Le sette coppie ufficiali di questa stagione sono Giovanni e Sabrina, Gabriele e Sara, Francesca e Danilo, Soraya e Cristian, Iris e Andrea, Alessandra e Rosario, Bernadette e Diamante. Nei due villaggi vivono inoltre 26 single, divisi in tredici uomini e tredici donne secondo il consueto meccanismo del programma.
La scelta può apparire poco inclusiva, soprattutto in una televisione che negli ultimi anni ha cercato di ampliare la rappresentazione delle relazioni e delle identità. Bisogna però considerare un aspetto pratico: Temptation Island è costruito intorno a una formula molto rigida, e modificarla non sarebbe semplice come aggiungere una coppia omosessuale al gruppo.
Il programma dipende dalla separazione in due villaggi
Il meccanismo è noto. Le fidanzate vivono con i tentatori, mentre i fidanzati trascorrono le giornate con le tentatrici. Ogni villaggio viene ripreso separatamente e i protagonisti scoprono ciò che fa il partner attraverso i video mostrati durante i falò.
Una coppia composta da due uomini o da due donne renderebbe meno immediata questa divisione. I concorrenti potrebbero ritrovarsi nello stesso villaggio oppure vivere insieme a single potenzialmente interessati anche ad altri partecipanti. Servirebbero spazi diversi, regole nuove e un casting costruito intorno agli orientamenti delle persone coinvolte.
Non sarebbe impossibile. Alcune versioni internazionali del formato hanno già sperimentato una maggiore varietà. La produzione italiana, però, sembra preferire un modello facilmente riconoscibile, nel quale ogni spettatore comprende subito chi deve mettere alla prova chi.
L’assenza di rappresentazione non rende il programma migliore
Una parte del pubblico potrebbe accogliere con sollievo il fatto che Temptation Island non insegua ogni discussione sull’inclusione. Il programma funziona perché è semplice, popolare e volutamente lontano dai discorsi teorici. Racconta gelosie, tradimenti, telefonate nascoste e discussioni davanti al falò.
Definire positiva l’assenza delle persone LGBTQIA+, però, sarebbe un’altra cosa. La loro presenza non renderebbe automaticamente il programma più artificiale o ideologico. Le coppie omosessuali affrontano crisi, tradimenti, differenze caratteriali e problemi di convivenza esattamente come quelle eterosessuali.
Il vero rischio non sarebbe la rappresentazione, ma l’inserimento forzato di concorrenti scelti soltanto per creare una discussione sui social. Una coppia dovrebbe partecipare perché ha una storia interessante e un problema concreto, non per permettere alla rete di presentarsi come moderna.
Temptation Island non è mai stato un programma realistico
Il reality presenta il proprio percorso come un esperimento sentimentale, ma il suo mondo è costruito attraverso regole molto precise. Le coppie non devono essere sposate e non possono avere figli in comune. Vivono isolate per settimane, circondate da single selezionati dalla produzione e sottoposte continuamente alla visione di filmati montati per provocare una reazione.
La formula tradizionale non rappresenta quindi la società italiana nella sua complessità. Non mostra coppie sposate, famiglie con figli, relazioni aperte o persone anziane. Sceglie una parte molto specifica della vita sentimentale perché si adatta meglio alla televisione.
Anche l’assenza dell’universo LGBTQIA+ nasce probabilmente da questa logica. Fascino e Mediaset conoscono il proprio pubblico e preferiscono non modificare un meccanismo che continua a ottenere ascolti importanti e a generare discussioni per settimane.
Un’edizione separata potrebbe funzionare meglio
Inserire una sola coppia LGBTQIA+ nell’attuale struttura rischierebbe di creare confusione e di farla apparire come un’eccezione osservata con particolare attenzione. Una soluzione più sensata potrebbe essere un’edizione autonoma oppure una stagione ripensata fin dall’inizio, con villaggi e single selezionati secondo criteri diversi.
Il programma conserverebbe falò, video, gelosie e confronti, senza fingere che basti cambiare due concorrenti per risolvere ogni problema organizzativo.
Temptation Island può continuare a esistere nella sua forma attuale senza essere obbligato a rappresentare chiunque. Il pubblico può però discutere legittimamente della sua visione molto limitata delle relazioni. Difendere la formula è comprensibile; trasformare l’esclusione in un merito lo è molto meno.
Secondo te Temptation Island dovrebbe aprirsi anche alle coppie LGBTQIA+ oppure la sua struttura funziona proprio perché è rimasta invariata? Scrivilo nei commenti.


