That Dirty Black Bag è una di quelle serie che rischiano di essere scoperte quando ormai è troppo tardi. Uscita nel 2022 su AMC+ e arrivata in Italia nel gennaio 2023 su Paramount+, si fermò dopo appena otto episodi nonostante fosse stata pensata per andare avanti più a lungo. Oggi la situazione è persino più paradossale: in Italia non risulta disponibile legalmente su alcun servizio di streaming, almeno secondo la verifica attuale dei principali cataloghi. Abbiamo provato a cercarla su Paramount+ ma non si trova.
Ed è un peccato, perché stiamo parlando di uno spaghetti western moderno che prende Sergio Leone, aggiunge una buona dose di violenza contemporanea, qualche follia quasi tarantiniana e un cast che comprende Dominic Cooper, Douglas Booth, Travis Fimmel, Aidan Gillen e Guido Caprino.
Non esattamente una serie costruita con quello che era avanzato in magazzino.
Un western in cui le teste pesano meno dei corpi
Il personaggio che fa capire immediatamente il tono della serie è Red Bill, interpretato da Douglas Booth.
È un cacciatore di taglie con un’abitudine piuttosto pratica: dopo aver ucciso i ricercati, li decapita e infila le teste dentro una sacca nera.
La spiegazione è semplice.
Una testa pesa meno di un cadavere.
Difficile contestargli la logistica.
Dall’altra parte troviamo Arthur McCoy, interpretato da Dominic Cooper, sceriffo di Greenvale con un passato tutt’altro che limpido. L’incontro tra i due dà il via a una storia che si sviluppa nell’arco di otto giorni, uno per ogni episodio, mentre intorno a loro emergono vendette, avidità, religione, violenza e personaggi che sembrano usciti da un western degli anni Sessanta dopo aver trascorso una serata decisamente pesante.
La serie non cerca neppure di essere elegante.
Già all’inizio chiarisce che vuole sporcarsi le mani.
Tra decapitazioni, torture e personaggi moralmente discutibili, il West di That Dirty Black Bag non ha praticamente nessun eroe tradizionale.
Sergio Leone è ovunque, ma non è una semplice imitazione
La parentela con lo spaghetti western italiano è evidente.
Paesaggi aridi, primi piani, uomini che si fissano prima di spararsi, personaggi senza una morale particolarmente rassicurante. La serie è stata girata tra Italia, Spagna e Marocco, utilizzando anche quei territori europei che per decenni hanno fatto finta di essere il Far West americano.
Il bello è che non cerca semplicemente di replicare Leone.
Prende quel linguaggio e lo rende più aggressivo.
La violenza è esplicita, i ritmi sono quelli di una serie moderna e alcuni personaggi hanno una complessità che difficilmente sarebbe entrata in un western classico di due ore.
Anche l’ironia rimane.
Non quella delle battute piazzate ogni tre minuti per alleggerire la situazione, ma un umorismo nero che nasce spesso proprio dall’assurdità della violenza.
Insomma, un uomo gira con teste mozzate dentro un sacco.
Un minimo di senso dell’umorismo diventa quasi necessario.
E nel cast c’erano anche Travis Fimmel e Aidan Gillen
Uno dei motivi per cui sorprende che la serie sia passata così inosservata è il cast.
Dominic Cooper arriva da Preacher. Douglas Booth costruisce un Red Bill che sembra disegnato apposta per diventare un personaggio cult. Poi compaiono Travis Fimmel, l’indimenticabile Ragnar di Vikings, e Aidan Gillen, che per molti resterà Ditocorto di Game of Thrones.
A loro si aggiungono Niv Sultan, Christian Cooke, Rose Williams, Paterson Joseph, Anna Chancellor e Guido Caprino.
Nonostante questa quantità di volti riconoscibili, la serie non riuscì però a costruire un pubblico abbastanza grande da garantirsi un futuro.
E questo rende ancora più frustrante il finale della prima stagione.
Il vero spreco è che la storia avrebbe dovuto continuare
That Dirty Black Bag non era stata concepita come una miniserie chiusa.
Il progetto era stato pensato su tre stagioni. Nel 2022 Douglas Booth spiegò persino che una seconda stagione era già in fase di scrittura e che lui era contrattualmente legato al progetto.
Poi più nulla.
Nessuna seconda stagione.
Nessun seguito.
Nessuna vera conclusione del progetto originario.
A distanza di quattro anni non risultano annunci di produzione per nuovi episodi.
Tecnicamente è persino difficile parlare di una cancellazione tradizionale, perché non c’è mai stato quel grande comunicato con scritto “la serie è finita”. È semplicemente rimasta ferma.
Che forse è anche peggio.
In Italia arrivò su Paramount+, oggi invece è sparita
La situazione italiana rende la storia ancora più curiosa.
La serie debuttò da noi il 25 gennaio 2023 su Paramount+ e venne presentata proprio come un ritorno dello spaghetti western, con una forte componente produttiva italiana.
Oggi, 11 agosto 2026, cercarla legalmente in Italia porta però a un vicolo cieco.
JustWatch non segnala nessuna piattaforma italiana che la offra attualmente in streaming, acquisto o noleggio. La scheda italiana esiste ancora, ma il titolo risulta disponibile soltanto in altri Paesi.
Amazon mantiene una pagina della serie con gli otto episodi, ma mostra prezzi in dollari e riferimenti ad AMC+, quindi non costituisce una reale disponibilità per il catalogo italiano.
Per una serie prodotta anche in Italia e distribuita regolarmente nel nostro Paese appena tre anni fa, è una sorte piuttosto assurda.
Forse è arrivata nel momento sbagliato
Il paradosso è che oggi il western televisivo gode di un’attenzione molto maggiore.
Yellowstone ha dimostrato quanto pubblico possa ancora avere il genere, mentre i suoi vari spin-off hanno riportato cowboy, ranch e frontiere dentro le grandi produzioni televisive.
That Dirty Black Bag arrivò invece senza una macchina promozionale comparabile e su una piattaforma, AMC+, con una diffusione internazionale molto meno capillare.
Forse se uscisse oggi avrebbe una storia diversa.
Oppure finirebbe ugualmente ignorata perché un cacciatore di taglie che trasporta teste umane dentro un sacco non è esattamente il personaggio ideale per una serata tranquilla in famiglia.
Però almeno meriterebbe una possibilità.
La prima stagione ha abbastanza personalità da distinguersi dai tanti western costruiti semplicemente sull’imitazione di Yellowstone. È sporca, cattiva, strana e profondamente innamorata del cinema italiano che l’ha ispirata.
Il vero peccato non è soltanto che non abbia mai avuto la seconda stagione.
È che oggi, almeno in Italia, non possiamo neppure dire al pubblico: “Recuperatela e giudicate voi”.
Voi avevate visto That Dirty Black Bag quando era disponibile su Paramount+? Avreste voluto una seconda stagione oppure otto episodi vi erano bastati? Scrivetecelo nei commenti.


