The Batman: Part II sta iniziando a prendere forma, e una delle novità più discusse riguarda Sebastian Stan. L’attore è entrato nel cast del nuovo film di Matt Reeves, con Robert Pattinson di nuovo nei panni del Cavaliere Oscuro, e il suo nome viene collegato a un personaggio enorme della mitologia di Batman: Harvey Dent.
Ora, detta così, la notizia è una bomba per i fan. Harvey Dent non è un comprimario qualsiasi. È il procuratore distrettuale di Gotham, un uomo che nei fumetti nasce spesso come alleato di Batman e Gordon, prima di diventare uno dei villain più tragici dell’universo DC: Due Facce. Il problema, però, è proprio questo. Se The Batman: Part II decidesse di correre subito verso la trasformazione di Dent nel suo alter ego criminale, rischierebbe di sprecare un personaggio che avrebbe bisogno di tempo, respiro e costruzione.
Matt Reeves ha già dimostrato con The Batman di amare i racconti lenti, sporchi, pieni di indagini, pioggia, corruzione e facce stanche. La sua Gotham non è un parco giochi supereroistico. È una città malata, piena di compromessi, dove ogni istituzione sembra avere muffa nei muri. In un mondo così, Harvey Dent potrebbe funzionare benissimo. Non per forza come cattivo immediato, ma come figura pubblica ambigua, idealista, fragile, forse già incrinata.
Harvey Dent deve esistere prima di diventare Due Facce
Il rischio più grande è trasformare Harvey Dent in Due Facce troppo in fretta. Lo abbiamo già visto succedere al cinema. In Il cavaliere oscuro di Christopher Nolan, Aaron Eckhart interpretava un Harvey Dent affascinante, pulito, quasi eroico. Poi la tragedia lo travolgeva e il film lo portava verso Due Facce nell’ultima parte. Funzionava, certo, perché quel film aveva un ritmo pazzesco e un Joker gigantesco interpretato da Heath Ledger. Però lasciava anche una sensazione: Harvey meritava più spazio.
Con Sebastian Stan, Reeves potrebbe fare qualcosa di diverso. Potrebbe usare The Batman: Part II per presentarci Harvey Dent come uomo, non come mostro già pronto. Farlo lavorare con Jim Gordon, farlo entrare nel mondo di Bruce Wayne, mostrarlo come qualcuno che vuole ripulire Gotham ma porta dentro di sé crepe profonde. Così la sua caduta avrebbe un peso maggiore.
Due Facce non colpisce perché ha il volto sfregiato e lancia una moneta. Colpisce perché prima era Harvey Dent. Era una promessa. Era uno che poteva diventare il volto pulito della giustizia in una città marcia. La tragedia nasce da lì.
Il paragone con Il cavaliere oscuro è inevitabile
The Batman: Part II dovrà stare attento a una cosa: il confronto con Il cavaliere oscuro arriverà da solo. Non serve nemmeno cercarlo. Batman, Gotham, Harvey Dent, criminalità organizzata, possibili tensioni politiche e morali: basta mettere questi pezzi sul tavolo e molti spettatori penseranno subito al film di Nolan.
Per questo Reeves dovrebbe evitare di rifare lo stesso percorso con una vernice più cupa. Il suo Batman è diverso. Pattinson interpreta un Bruce Wayne più chiuso, più giovane, meno uomo pubblico e più creatura notturna. Il primo film lo mostrava ancora all’inizio del suo percorso, più vendetta che simbolo. The Penguin ha poi allargato il mondo criminale di Gotham, dando più spazio a Oz Cobb e alle lotte di potere dopo il caos lasciato dall’Enigmista.
In questo contesto, Harvey Dent potrebbe diventare una pedina fondamentale. Non serve farlo precipitare subito. Anzi, sarebbe più interessante vederlo provare a tenere insieme legge, ambizione e ferite personali. Un procuratore che combatte il crimine, ma magari usa metodi discutibili. Un alleato utile, ma non del tutto rassicurante. Un uomo che Batman potrebbe rispettare e temere nello stesso tempo.
Scarlett Johansson e Charles Dance rendono tutto ancora più interessante
Nel cast sono stati collegati anche Scarlett Johansson e Charles Dance, due nomi che hanno acceso altre teorie. Johansson viene associata da diverse indiscrezioni a Gilda Dent, moglie di Harvey nei fumetti, mentre Dance sarebbe legato alla figura del padre di Dent. Se queste piste venissero confermate dentro la storia, Reeves avrebbe materiale perfetto per raccontare Harvey non solo come personaggio pubblico, ma anche come uomo pieno di traumi familiari e rapporti complicati.
E questo sarebbe molto più potente di una semplice origin story accelerata. Harvey Dent non dovrebbe diventare Due Facce perché “serve un villain famoso”. Dovrebbe arrivarci perché la storia lo rende inevitabile. Perché Gotham lo consuma. Perché il suo bisogno di giustizia si rompe e diventa ossessione.
The Batman: Part II deve avere pazienza
La cosa più intelligente sarebbe usare The Batman: Part II per seminare. Presentare Harvey Dent, farcelo conoscere, farci credere in lui. Poi, magari, lasciarlo cadere più avanti. In un terzo film, o comunque dopo un percorso più lungo. In questo modo la trasformazione in Due Facce non sembrerebbe un colpo di scena buttato lì, ma una tragedia costruita con calma.
Il Batman di Reeves funziona proprio perché non ha fretta di diventare spettacolo puro. Il primo film era un noir investigativo mascherato da cinecomic. La sua forza stava nell’atmosfera, nella città, nei dettagli. Bruciare Harvey Dent in un solo film sarebbe una scorciatoia troppo comoda.
Sebastian Stan ha il volto giusto per interpretare un uomo brillante, tormentato e pericolosamente vicino al crollo. Sarebbe un peccato usarlo solo per arrivare in fretta alla moneta, alla cicatrice e al nome Due Facce.
The Batman: Part II ha tutte le carte per rendere Harvey Dent uno dei personaggi più interessanti della nuova saga. Ma deve fare una cosa semplice, almeno sulla carta: non avere fretta.
Secondo voi Harvey Dent dovrebbe diventare Due Facce già in The Batman: Part II o Matt Reeves dovrebbe costruire la sua caduta in più film? Scrivetelo nei commenti.


