The Beekeeper è arrivato al primo posto tra i film più visti su Netflix Italia, e forse la vera sorpresa è che basta rivederlo per capire perché. Jason Statham interpreta un uomo tranquillo che alleva api, vive quasi isolato dal mondo e sembra interessato soprattutto ai suoi alveari. Poi una donna a cui vuole bene viene distrutta da una truffa online.
Da quel momento l’apicoltura passa leggermente in secondo piano.
Adam Clay scopre chi c’è dietro la truffa e decide di affrontare l’organizzazione responsabile con quello che potremmo definire un metodo di reclamo piuttosto meno diplomatico rispetto alla telefonata al servizio clienti.
Il risultato è Jason Statham che passa da un call center all’altro lasciando dietro di sé incendi, ossa rotte e criminali che cominciano seriamente a rimpiangere di non essersi limitati a vendere aspirapolvere porta a porta.
Secondo la classifica giornaliera italiana rilevata da FlixPatrol il 14 agosto 2026, The Beekeeper occupa infatti la prima posizione su Netflix Italia.
Ma dietro questo action apparentemente semplicissimo ci sono parecchie curiosità. A cominciare da quella più bella: Jason Statham ha imparato davvero a fare l’apicoltore. E le api erano vere.
Jason Statham non stava fingendo di fare l’apicoltore
Le scene iniziali hanno qualcosa di quasi surreale se pensiamo a ciò che succederà poco dopo.
Adam Clay controlla gli alveari, usa l’affumicatore, estrae i favi e lavora con una tranquillità che sembra appartenere a un altro film.
Quelle operazioni non sono state improvvisate.
David Ayer ha raccontato che Statham si è preparato realmente con tecniche di apicoltura. Nelle sequenze in cui lo vediamo aprire gli alveari e manipolare i favi, l’attore sta svolgendo operazioni autentiche e si trova effettivamente in mezzo ad api vere.
La cosa divertente è che, secondo Ayer, Jason Statham finì addirittura per apprezzare il lato rilassante di quell’attività.
L’uomo che da più di vent’anni vediamo prendere a pugni criminali, guidare automobili a velocità improponibili e utilizzare praticamente qualsiasi oggetto presente in una stanza come arma avrebbe quindi scoperto una sorta di pace interiore davanti a un alveare.
E le api sembrano aver apprezzato.
Statham non venne punto nemmeno una volta.
David Ayer invece sì.
Parecchie volte.
Il regista stava realizzando riprese molto ravvicinate degli insetti e indossava calze nere. Ha raccontato di aver scoperto sul campo che le api possono reagire ai tessuti scuri come se rappresentassero una minaccia. Statham, intanto, continuava tranquillamente il suo lavoro senza ricevere una puntura.
Naturalmente.
Perché evidentemente anche le api hanno visto Crank.
Ma perché un’organizzazione segreta dovrebbe chiamarsi Beekeepers?

Il titolo funziona su due livelli.
Adam Clay è letteralmente un apicoltore.
Ma è stato anche un Beekeeper, cioè un agente appartenente a una misteriosa organizzazione clandestina incaricata di intervenire nelle situazioni in cui le normali istituzioni non riescono più a proteggere il sistema.
David Ayer ha spiegato l’idea attraverso la metafora dell’alveare: i Beekeepers devono preservare l’ordine della società nello stesso modo in cui un apicoltore protegge la propria colonia.
Il concetto è stato inventato dallo sceneggiatore Kurt Wimmer, già autore di film come Equilibrium e Salt.
Realistico?
Assolutamente no.
Meravigliosamente funzionale a un film con Jason Statham?
Assolutamente sì.
L’universo di The Beekeeper stabilisce praticamente che esista un’organizzazione di individui talmente pericolosi da poter intervenire quando il normale apparato dello Stato non basta più.
Sono fuori dagli schemi tradizionali, hanno una quantità impressionante di informazioni e sembrano poter arrivare praticamente ovunque.
Il film prende questa idea serissima e poi la ricopre di metafore sulle api.
L’alveare.
La regina.
Proteggere la colonia.
Eliminare ciò che la minaccia.
E funzionerebbe molto meno se il protagonista non avesse la faccia di Jason Statham mentre pronuncia certe cose con la convinzione di un uomo che potrebbe spiegarti contemporaneamente come produrre miele e come rompere un tavolo usando un essere umano.
Tutto comincia con una truffa online, ed è una scelta geniale
La vendetta nei film action solitamente nasce da eventi molto cinematografici.
Rapimenti.
Omicidi.
Mafia.
Tradimenti.
Famiglie sterminate.
In John Wick basta ormai dire “il cane” e milioni di spettatori sanno esattamente cosa significa.
The Beekeeper sceglie invece qualcosa di molto più banale e, proprio per questo, stranamente efficace.
Una truffa informatica.
Eloise Parker, interpretata da Phylicia Rashad, è una donna anziana che vive da sola e ha accolto Adam nella propria proprietà. Tra i due esiste una relazione semplice e affettuosa.
Un giorno Eloise viene contattata da alcuni truffatori.
Attraverso un sistema costruito per confonderla e manipolarla, riescono a svuotarle i conti, portandole via i risparmi e persino una grossa somma appartenente a un’organizzazione benefica.
La devastazione psicologica è tale che Eloise si toglie la vita.
Adam trova il corpo.
E a quel punto qualcuno, da qualche parte, ha appena commesso un errore notevole.
Perché la persona che hanno truffato aveva come vicino un ex agente clandestino interpretato da Jason Statham.
È praticamente la peggiore scelta di vittima possibile dopo aver truffato Liam Neeson comunicandogli contemporaneamente dove si trovano i suoi figli.
Il call center diventa uno dei cattivi più soddisfacenti degli ultimi action
Il primo vero obiettivo di Adam è un centro da cui vengono gestite le truffe.
Una struttura piena di operatori addestrati a manipolare soprattutto persone vulnerabili.
Il film non prova neppure per un secondo a rendere questi personaggi moralmente ambigui.
Sono truffatori.
Sono arroganti.
Ridono delle vittime.
Guadagnano cifre enormi.
E soprattutto hanno la terribile abitudine di comportarsi come se Jason Statham fosse un signore qualsiasi entrato per protestare.
Errore.
Adam entra.
Spiega più o meno cosa sta per succedere.
E poi distrugge il posto.
Il piacere quasi infantile di The Beekeeper sta proprio in questa struttura: individua una categoria di cattivi facilissima da detestare e poi scatena contro di loro un protagonista praticamente inarrestabile.
Non è cinema interessato alla sottigliezza.
Vuole che pensiate: “Finalmente qualcuno gliele dà”.
E poi procede a soddisfare quella richiesta per circa un’ora e mezza.
Josh Hutcherson inizialmente aveva fatto il provino per un altro personaggio
Una delle curiosità migliori riguarda Josh Hutcherson.
L’ex Peeta Mellark di Hunger Games interpreta Derek Danforth, miliardario giovane, viziato e completamente fuori controllo che si trova ai vertici della rete di truffe.
Ma Hutcherson inizialmente non aveva fatto il provino per Derek.
L’attore ha raccontato di essersi registrato per un personaggio molto più piccolo: uno dei criminali eliminati da Adam nelle prime parti del film.
David Ayer vide però qualcosa in quel provino e decise che Hutcherson avrebbe dovuto interpretare il cattivo principale.
Scelta azzeccatissima.
Perché Derek è praticamente l’opposto di Peeta.
Hutcherson lo ha descritto come un ricchissimo personaggio del mondo tech completamente scollegato dalla realtà, convinto di poter fare qualsiasi cosa perché protetto dal proprio denaro e dalle proprie connessioni. Ha raccontato anche quanto si fosse divertito a interpretare finalmente qualcuno di apertamente sgradevole e fuori controllo.
Capelli con punte decolorate.
Orecchino.
Droghe.
Completi improbabili.
Atteggiamento da bambino ricchissimo che nessuno ha mai avuto il coraggio di contraddire.
Poi arriva Adam Clay.
Derek scopre finalmente il significato della parola “no”.
Jeremy Irons sembra sapere perfettamente in quale film si trova
Accanto a Hutcherson troviamo Jeremy Irons, che interpreta Wallace Westwyld, ex direttore della CIA incaricato della sicurezza di Derek.
È uno degli accoppiamenti più divertenti del film.
Da una parte abbiamo Derek, che si comporta come se una startup di criptovalute avesse improvvisamente ereditato una nazione.
Dall’altra Jeremy Irons, che attraversa praticamente l’intero film con l’espressione di un uomo che vorrebbe chiedere perché, dopo aver vinto un Oscar, debba spiegare a Josh Hutcherson che Jason Statham sta per ucciderli tutti.
Wallace è anche uno dei primi a capire quanto sia grave la situazione.
Appena scopre che Adam era un Beekeeper, comprende che non stanno affrontando un normale assassino.
Ed è bellissimo perché il film utilizza Jeremy Irons quasi come certificato ufficiale di pericolosità.
“Quest’uomo è un Beekeeper.”
Silenzio.
Panico.
Nessuno sa esattamente cosa significhi.
Ma se Jeremy Irons sembra preoccupato, evidentemente è meglio cominciare a correre.
Una delle scene finali richiese una sequenza lunghissima
Hutcherson ha raccontato un’altra curiosità interessante sulle riprese.
La parte culminante dello scontro finale veniva eseguita attraverso una sequenza che durava circa dodici minuti, con Ayer che faceva proseguire l’azione prima di interrompere e ripartire. Hutcherson ha ricordato quanto fosse fisicamente estenuante, ma anche quanto quella modalità aiutasse a mostrare Derek mentre perde progressivamente il controllo.
Questo contribuisce probabilmente alla sensazione di caos crescente del finale.
Perché The Beekeeper parte con una donna seduta davanti a un computer e finisce molto, molto lontano da lì.
È una delle cose più divertenti della sceneggiatura.
Ogni volta che pensate che Adam abbia raggiunto il livello più alto dell’organizzazione, scoprite che sopra c’è qualcun altro.
Call center.
Dirigenti.
Società.
Servizi segreti.
Potere politico.
A un certo punto viene quasi voglia di chiedersi se proseguendo per altri venti minuti Adam sarebbe arrivato alle Nazioni Unite.
Il film è ambientato negli Stati Uniti, ma gran parte delle riprese sono inglesi
Anche le location nascondono un piccolo trucco.
La storia è ambientata principalmente negli Stati Uniti, ma gran parte di The Beekeeper è stata girata nel Regno Unito.
Le riprese principali si sono svolte in Inghilterra tra settembre e dicembre 2022.
Il Kent Film Office conferma, per esempio, che Castle Farm e Lower Austin Lodge furono utilizzate per rappresentare la proprietà di Eloise Parker e il terreno nel quale Adam tiene i suoi alveari.
Anche una delle sequenze più spettacolari è inglese.
Lo scontro sul ponte con Mickey Garnett è stato girato sul Kingsferry Bridge, nel Kent. È proprio la scena che termina con una soluzione particolarmente poco diplomatica escogitata da Adam per liberarsi del suo avversario.
Insomma, parte dell’America vista nel film è decisamente britannica.
Jason Statham invece lo era già.
David Ayer voleva che Statham usasse qualsiasi cosa come arma
Una delle caratteristiche migliori di Adam è che non sembra particolarmente interessato alle armi da fuoco.
Ovviamente sa usarle.
Semplicemente spesso non ne ha bisogno.
Ayer ha spiegato che questa caratteristica era presente già nella sceneggiatura di Wimmer: per un Beekeeper una pistola deve essere soltanto uno strumento temporaneo. Adam dovrebbe riuscire a osservare l’ambiente e trasformare ciò che trova in un’arma.
Ed è perfetto per Statham.
Nei combattimenti usa oggetti, superfici, attrezzi e naturalmente le persone stesse contro gli avversari.
L’effetto è quello di vedere qualcuno entrare in una stanza e calcolare immediatamente quante possibilità esistano per mandare tutti all’ospedale.
Probabilmente Adam potrebbe entrare da IKEA e diventare un pericolo nazionale nel reparto cucine.
Il regista si era persino lasciato prendere troppo dalle battute sulle api
Con un film intitolato The Beekeeper, il rischio era inevitabile.
Api.
Alveari.
Miele.
Regine.
Pungiglioni.
Ayer ha ammesso di essersi divertito parecchio con le possibilità offerte dal tema e che durante la lavorazione le battute e i riferimenti alle api erano ancora più numerosi, prima che una parte venisse ridimensionata nel montaggio finale.
Una decisione comprensibile.
Perché già nella versione che abbiamo visto il film riesce a infilare la metafora dell’alveare praticamente ovunque.
Un’altra mezz’ora e probabilmente Jeremy Irons avrebbe cominciato a spiegare la geopolitica attraverso la pappa reale.
Al cinema ha funzionato molto meglio di quanto qualcuno probabilmente si aspettasse
The Beekeeper non era stato concepito come uno dei grandi blockbuster dell’anno.
Eppure il pubblico rispose.
Il film ha incassato 162.619.535 dollari nel mondo, dei quali oltre 66 milioni provenienti dal mercato nordamericano e più di 96 milioni dagli altri territori.
Un risultato notevole per un action originale senza un franchise preesistente dietro.
Soprattutto perché il film fa una cosa ormai relativamente rara: crea un nuovo personaggio d’azione e lascia immediatamente la sensazione che possa tornare.
Adam Clay non ha bisogno di una storia particolarmente complessa.
Sappiamo pochissimo del suo passato.
Non conosciamo nei dettagli il funzionamento dei Beekeepers.
Non sappiamo esattamente quante persone abbiano fatto parte dell’organizzazione o fino a dove arrivi il loro potere.
Il primo film lascia intenzionalmente molto spazio.
Hollywood naturalmente se n’è accorta.
The Beekeeper 2 arriverà nel 2027
Adam Clay tornerà.
The Beekeeper 2 è previsto nei cinema statunitensi per il 15 gennaio 2027, con Jason Statham nuovamente protagonista. Il nuovo film sarà diretto da Timo Tjahjanto, mentre nel cast torneranno anche alcuni personaggi del primo capitolo, tra cui Jeremy Irons ed Emmy Raver-Lampman.
E dalle prime anticipazioni il sequel sembra intenzionato a diventare ancora più esagerato.
Materiale mostrato nel 2026 ha anticipato un Adam Clay nuovamente scatenato, con situazioni che spingono ancora più avanti l’assurdità controllata del primo film.
Ed è probabilmente la scelta migliore.
Nessuno ha bisogno di The Beekeeper 2 per scoprire il delicato passato sentimentale di Adam Clay.
Vogliamo capire meglio l’organizzazione.
Vogliamo altri Beekeepers.
Vogliamo Jeremy Irons che pronuncia frasi serissime sulle api.
E possibilmente vogliamo vedere Statham utilizzare strumenti da apicoltore in modi che nessun manuale del settore consiglierebbe.
Forse abbiamo capito perché The Beekeeper funziona così bene
Alla fine il successo del film su Netflix non è poi così misterioso.
The Beekeeper sa esattamente che tipo di film vuole essere.
Non cerca disperatamente di trasformare Adam Clay in un personaggio tormentato da tre ore di flashback.
Non pretende che la sua organizzazione segreta sia plausibile.
Non prova nemmeno a convincerci che Jason Statham possa incontrare trenta uomini armati e pensare: “Forse sarebbe meglio chiamare qualcuno”.
Adam vede un’ingiustizia.
Scopre chi l’ha commessa.
Avvisa le persone coinvolte.
Le persone coinvolte non lo ascoltano.
Seguono circa cento minuti durante i quali imparano perché sarebbe stato meglio ascoltarlo.
Semplice.
Poi c’è un elemento che rende la vendetta particolarmente soddisfacente: le vittime iniziali sono persone comuni, mentre i nemici appartengono a un sistema costruito per sfruttare chi è più vulnerabile.
Non stiamo guardando due cartelli della droga che si fanno la guerra.
Stiamo guardando un uomo che vede un’anziana signora distrutta da una truffa e decide che qualcuno dovrà risponderne.
È una fantasia di vendetta estremamente semplice da comprendere.
Chiunque abbia ricevuto una telefonata truffaldina, una mail di phishing o abbia visto un familiare anziano rischiare di cascarci probabilmente prova una soddisfazione particolare nel vedere Adam entrare nel call center.
Il resto lo fa Jason Statham.
Perché esistono attori ai quali bisogna costruire personaggi complicatissimi.
Con lui basta una frase:
è un apicoltore in pensione e avete truffato la persona sbagliata.
Poi bisogna soltanto togliersi dalla sua strada.
Forse è proprio per questo che, due anni dopo l’uscita al cinema, The Beekeeper è riuscito a risalire fino al primo posto su Netflix Italia.
È assurdo, violentissimo, esagerato e completamente consapevole del piacere che vuole offrire.
E soprattutto ci ha regalato qualcosa che non sapevamo di volere:
Jason Statham che protegge contemporaneamente le api e la società civile.
Difficile chiedere molto di più a un film d’azione.
Voi lo state riscoprendo su Netflix? Adam Clay merita di diventare il nuovo grande personaggio action di Jason Statham oppure The Beekeeper funziona proprio perché è una follia che non dovrebbe essere presa troppo sul serio? Scrivetecelo nei commenti.


