The Boys ha chiuso la sua corsa su Prime Video con un finale violento, emotivo e pieno di conseguenze. L’ultimo episodio della quinta stagione, Blood and Bone, mette fine allo scontro tra Butcher, Patriota, i Boys e tutto il mondo marcio costruito intorno alla Vought. E lo fa senza addolcire quasi nulla: qualcuno trova pace, qualcuno paga il conto, qualcun altro invece dimostra che certi sistemi sono molto più difficili da abbattere di un singolo mostro.
Avviso spoiler: da qui in avanti racconto nel dettaglio il finale di The Boys, comprese le morti principali e il destino dei personaggi. Se non hai ancora visto l’ultima puntata, fermati qui e torna dopo. Il finale viene spiegato apertamente.
Patriota perde tutto proprio quando si credeva ancora intoccabile
La morte più attesa era quella di Patriota, e la serie sceglie una chiusura cattivissima, ma giusta per il personaggio. Per cinque stagioni lo abbiamo visto dominare chiunque. I Sette, Vought, il pubblico, la politica, i media, perfino le persone che diceva di amare. Patriota era terrificante perché sembrava non avere limiti. Aveva il volto del salvatore americano, ma dentro era un bambino crudele con i poteri di un dio e una fame disperata di adorazione.
Nel finale, però, viene colpito da Kimiko con il raggio capace di distruggere il Compound V. In un secondo cambia tutto. Patriota prova a usare la vista laser, ma non funziona. Prova a volare via, ma non ci riesce. Per la prima volta nella sua vita non è più superiore a nessuno.
È solo un uomo.
E questa è la punizione più grande. Non la morte in sé, ma l’umiliazione prima della morte. Patriota ha sempre vissuto nella convinzione di essere qualcosa di più. Quando resta senza poteri, senza controllo e senza via di fuga, la sua maschera crolla. Non resta l’eroe, non resta il leader, non resta nemmeno il tiranno. Resta la paura.
Butcher lo picchia, lo vede implorare e poi lo uccide sulla scrivania presidenziale, in una scena brutale, sporca, volutamente eccessiva. Patriota non esce di scena con solennità. Non ha una morte epica. Viene distrutto nel luogo del potere, davanti al simbolo massimo dell’autorità americana. E per una serie come The Boys, questa è una chiusura perfetta.
Ryan sceglie da che parte stare e rompe l’ultima illusione del padre
La fine di Patriota pesa ancora di più perché Ryan sceglie di aiutare Butcher. Ed è forse il colpo più doloroso per lui. Patriota poteva accettare di essere odiato dal mondo, forse. Poteva perfino continuare a raccontarsi di essere un martire. Ma essere rifiutato dal figlio è un’altra cosa.
Ryan è sempre stato il punto più fragile della storia. Nato dalla violenza subita da Becca, cresciuto in mezzo a bugie, poteri e manipolazioni, si è ritrovato conteso tra due figure maschili devastate: Patriota e Butcher. Il primo voleva farne un erede. Il secondo, pur con tutto il suo amore per Becca, non è mai riuscito a essere una presenza davvero pulita.
Nel finale Ryan sceglie di non seguire Patriota. E questa scelta distrugge l’ultima fantasia del padre: quella di lasciare dietro di sé un figlio che portasse avanti il suo mito.
Patriota muore sapendo di non essere più adorato nemmeno da chi avrebbe voluto possedere di più. È una fine cattiva, ma coerente. Perché The Boys non lo punisce solo nel corpo. Lo punisce nell’ego. E per lui l’ego era tutto.
Abisso paga finalmente il conto con Annie/Starlight
La morte di Abisso è una delle più soddisfacenti del finale, soprattutto perché chiude una ferita aperta fin dal primo episodio della serie. Abisso non è mai stato pericoloso come Patriota, ma è stato quasi sempre disgustoso in un modo più quotidiano, più meschino. Un uomo debole, codardo, pieno di autocommiserazione, incapace di prendersi davvero la responsabilità delle proprie azioni.
All’inizio della serie aveva abusato del suo potere su Annie/Starlight, costringendola a subire una violenza dentro un sistema che proteggeva i supereroi e schiacciava chi voleva entrare in quel mondo. Per questo il fatto che sia proprio Annie a colpirlo nel finale ha un peso enorme. Non è solo una scena d’azione. È una chiusura narrativa.
Abisso ha avuto tante occasioni per cambiare. Tantissime. Ogni volta ha preferito lamentarsi, servire il potere, tradire, cercare una scusa. Anche quando Annie gli dà un’ultima possibilità e gli dice di non buttare via la vita per Patriota, lui non riesce a fare un passo fuori dal proprio vittimismo.
Così Starlight lo scaraventa in mare. E lì arriva il karma più crudele: le creature marine, quelle che lui diceva di amare e capire, lo massacrano. Squali, sangue, tentacoli. Una fine grottesca, ma perfettamente adatta a The Boys. Abisso viene ucciso dal mondo che aveva sempre usato come parte della sua identità, ma che lui stesso aveva tradito più volte.
La morte di Abisso è anche una vendetta simbolica
La parte più forte della sua fine non è solo il fatto che muoia. È il modo. Abisso viene trafitto da un tentacolo che gli esplode dalla bocca, in una scena volutamente sgradevole e piena di significato. La serie richiama in modo brutale quello che lui aveva fatto ad Annie all’inizio, ribaltando l’immagine in una forma di punizione visiva.
È elegante? No. Ma The Boys non è mai stata elegante. È una serie che prende le cose più marce e le sbatte in faccia allo spettatore senza guanti. Qui lo fa per dire una cosa molto chiara: Abisso non viene perdonato solo perché nel corso delle stagioni è stato anche ridicolo o patetico. Essere patetici non cancella il male fatto.
E infatti la sua morte funziona proprio perché non prova a trasformarlo in vittima. Abisso ha scelto troppe volte la strada peggiore. Alla fine il mare lo inghiotte. E onestamente, per lui, non c’era destino più giusto.
Oh Father viene ucciso dalla sua stessa voce
Il finale chiude anche il conto con Oh Father, il predicatore supe legato ad Ashley. Il suo potere è la voce: un urlo capace di produrre onde soniche devastanti. E già questo, per una serie che ha sempre massacrato propaganda, culto del leader e religione usata come strumento politico, è un simbolo chiarissimo.
Oh Father rappresenta quella parola pubblica che non serve a dire la verità, ma a piegare le persone. È il predicatore del potere, l’uomo che trasforma la fede in obbedienza e l’obbedienza in spettacolo.
La sua fine arriva quando Latte Materno gli blocca la bocca con un bavaglio di titanio. Oh Father prova a usare il suo urlo, ma il potere gli si ritorce contro e gli fa esplodere la testa. Una scena violentissima, quasi da fumetto horror, ma costruita con una logica perfetta: un uomo che ha usato la voce come arma muore soffocato dalla propria voce.
È una delle morti più satiriche del finale. Non commuove, non vuole commuovere. Vuole farti dire: sì, aveva senso così.
Ashley sopravvive, ma perde il potere
Ashley non muore, e questa è una scelta più interessante di quanto sembri. Perché una morte spettacolare sarebbe stata forse troppo semplice. Ashley è sempre stata uno dei personaggi più nervosi, ambigui e tragicamente comici della serie. Una donna terrorizzata dai super, ma anche pronta a fare qualunque cosa pur di restare dentro la macchina del potere.
Nel finale ha un momento di coscienza e permette ai Boys di entrare alla Casa Bianca per uccidere Patriota. Quindi sì, contribuisce alla caduta del mostro. Ma appena tutto finisce, prova subito a riscrivere la propria storia. Racconta di aver combattuto il regime dall’interno e si rifiuta di lasciare la presidenza.
È Ashley al cento per cento. Un passo verso la redenzione e subito dopo una giravolta opportunista.
Il Congresso la scarica con un voto unanime e l’FBI la arresta. Non muore, ma viene ridotta a quello che ha sempre temuto: qualcuno che il sistema può usare e poi buttare via. Per lei è una punizione più adatta. Ashley non meritava una morte da martire. Meritava di perdere la poltrona, l’immagine, il controllo. E infatti finisce così: viva, ma sconfitta.
Sister Sage perde la sua intelligenza, ma forse non è una sconfitta
Il destino di Sister Sage è più ambiguo. Kimiko le toglie i poteri legati alla sua intelligenza superiore, ma la scena non viene raccontata come una punizione totale. Anzi, per lei potrebbe essere quasi una liberazione.
Sage ha sempre vissuto la propria intelligenza come una maledizione. Guardava tutti dall’alto, annoiata e disgustata, intrappolata in una lucidità che la separava dal resto del mondo. Perdere quel potere significa perdere un’arma, certo. Ma significa anche poter respirare senza il peso di capire tutto e disprezzare tutti.
È una chiusura strana, quasi beffarda. Sage non paga come altri villain. Non viene distrutta. Non viene arrestata in modo clamoroso. Le viene tolta proprio la cosa che la rendeva superiore. E lei, forse, ci guadagna perfino qualcosa.
Stan Edgar torna e ricorda a tutti che Vought non muore mai
Il ritorno di Stan Edgar è una delle scelte più intelligenti del finale. Patriota muore, molti super vengono eliminati o ridimensionati, i Boys sopravvivono. Per un attimo potresti pensare che il male sia stato sconfitto.
Poi torna Stan Edgar come CEO ad interim di Vought.
E lì capisci che The Boys non vuole regalarti una vittoria pulita. Stan non ha bisogno di volare, sparare laser dagli occhi o spaccare persone a mani nude. Lui è potere aziendale puro. È l’uomo in giacca che sopravvive a ogni disastro, aspetta che i mostri si divorino tra loro e poi rientra dalla porta principale.
La serie lo usa per ricordarci che Vought è il vero mostro. Patriota era il volto più spaventoso, certo. Ma era anche un prodotto. Una creatura venduta, confezionata, pubblicizzata e poi lasciata crescere fino al disastro. Stan rappresenta il sistema che ha creato Patriota e che, anche dopo la sua morte, può ripartire.
È un finale amaro perché dice una cosa molto semplice: puoi uccidere il tiranno, ma smontare la macchina che lo ha generato è un’altra storia.
Butcher uccide Patriota, ma non trova nessuna pace
Il destino più tragico è quello di Billy Butcher. Per anni ha vissuto per uccidere Patriota. Ogni scelta, ogni tradimento, ogni brutalità nasceva da quel dolore enorme: la perdita di Becca, la rabbia, il bisogno di vendetta. Nel finale ci riesce. Patriota muore per mano sua.
Eppure Butcher non sembra libero.
Non c’è gioia sulla sua faccia. Non c’è sollievo. Solo vuoto. Perché la vendetta può chiudere un conto, ma non restituisce quello che hai perso. Becca resta morta. Ryan lo rifiuta. E quando Butcher trova morto anche Terror, il suo cane, qualcosa dentro di lui si spezza definitivamente.
A quel punto decide di completare la sua guerra: usare il virus anti-supe per sterminare tutti i super, diffondendolo dalla Vought Tower. Non vuole più solo uccidere Patriota. Vuole cancellare ogni possibilità che ne nasca un altro.
Butcher diventa l’ultimo villain della serie
Questo passaggio è fondamentale. Nel finale, Butcher diventa l’ultimo grande antagonista di The Boys. Non perché sia uguale a Patriota, ma perché finisce nella stessa trappola mentale: decide che un’intera categoria deve sparire per evitare un male futuro.
È la logica della terra bruciata. Niente sfumature, niente persone, niente eccezioni. Solo eliminazione totale.
A fermarlo è Hughie, che è sempre stato la sua coscienza. Butcher lo ha tenuto vicino anche perché in lui rivedeva Lenny, il fratello perduto. Hughie rappresenta quella parte umana che Butcher ha provato a seppellire sotto rabbia, alcol, violenza e frasi cattive.
Quando Butcher sta per liberare il virus, guarda Hughie e rivede Lenny. Esita. Hughie gli spara per difendersi e fermarlo. È un momento dolorosissimo, perché Hughie capisce subito cosa ha fatto. Ma Butcher lo rassicura. Gli dice che va bene. E muore in pace, forse per la prima volta.
Il funerale di Butcher è una chiusura triste, ma giusta
Alla fine Butcher viene sepolto accanto a Becca. È una scena più quieta, ma non meno forte. I Boys si riuniscono per salutarlo e Hughie non prova nemmeno a fingere che Butcher sia finito in Paradiso. Dice però che, se è all’Inferno, probabilmente sta prendendo a calci il Diavolo.
È una battuta amara, ma perfetta. Butcher è stato un uomo terribile e ferito, capace di amore e crudeltà, di protezione e distruzione. Non era un eroe pulito. Non lo è mai stato. Ma la serie gli concede una fine coerente: muore impedendo a sé stesso di diventare definitivamente il mostro che odiava.
I Boys sopravvissuti trovano una pace possibile
Non tutto finisce nel sangue. Alcuni personaggi trovano un futuro meno disperato. Latte Materno si risposa con Monique e può ricostruire il rapporto con sua figlia Janine. Dopo tutto quello che ha passato, è una chiusura semplice, ma meritata. Non un trionfo, più una possibilità di tornare a vivere.
Kimiko deve convivere con la perdita di Frenchie, ma sembra aver trovato un modo per portarlo con sé. È una forma di dolore più silenziosa, meno spettacolare, ma forse più vera. Non tutto si risolve. Alcune assenze restano. Si impara solo a respirare con quel peso addosso.
Hughie e Annie/Starlight restano insieme. Annie è incinta e i due gestiscono un negozio di apparecchi audio-video. È un finale quasi normale, e proprio per questo fa strano dentro una serie come The Boys. Annie continua ad aiutare le persone come supereroina, ma senza la macchina commerciale di Vought. Niente brand, niente bugie patinate, niente culto dell’immagine. Solo aiuto vero.
Il vero finale è questo: Patriota muore, Vought resta
Il finale di The Boys funziona perché non vende una vittoria completamente pulita. Patriota muore. Abisso paga. Butcher viene fermato. Alcuni personaggi trovano pace. Ma Vought resta. E questo lascia addosso una sensazione più amara di quanto sembri.
Perché la serie, alla fine, non parlava solo di supereroi corrotti. Parlava di potere, immagine, aziende, propaganda, politica e pubblico disposto a credere a qualunque cosa pur di avere un idolo da seguire. Patriota era il simbolo più mostruoso di tutto questo, ma non era l’unico problema.
The Boys chiude con sangue e catarsi, sì. Ma anche con una domanda scomoda: cosa succede quando elimini il mostro, ma lasci intatta la fabbrica che lo ha creato?
E tu cosa ne pensi del finale di The Boys? Ti ha soddisfatto o avresti voluto una chiusura diversa per Patriota, Butcher e gli altri? Scrivilo nei commenti.


