Se guardiamo solo agli incassi, la classifica delle saghe horror più ricche non coincide per forza con quella delle saghe più importanti o più rappresentative. Ed è proprio qui che, secondo me, bisogna fare una distinzione utile. Perché un conto è dire “questa serie ha incassato di più”, un altro è chiedersi quale saga abbia lasciato il segno più profondo nell’immaginario horror. Se la mettiamo così, allora il discorso cambia parecchio. Le serie che dominano al botteghino negli ultimi anni sono soprattutto The Conjuring, Alien, It, Saw, e più in basso anche Resident Evil e Scream, che hanno comunque superato o sfiorato cifre molto pesanti al box office globale. Però l’importanza di una saga non si misura solo con i milioni. Si misura con quello che resta, con le immagini che ti porti dietro, con i personaggi che riconosci anche se non hai visto tutti i film.
Per questo, se dovessi fare una classifica ragionata oggi, non farei quella “matematica” del pezzo originale. Ne farei una più onesta sul piano culturale e più vicina a come queste saghe vengono percepite da chi guarda horror da anni. E l’ordine, per me, è questo: The Conjuring al primo posto, Saw al secondo, Alien al terzo, It al quarto, Venerdì 13 al quinto, La Casa al sesto, Nightmare al settimo, Scream all’ottavo e Resident Evil al nono. Non perché le ultime due valgano poco, ma perché sono forse meno horror puro: una è diventata sempre più meta e quasi pop, l’altra ha spinto molto sull’azione e sul lato videoludico.
1 The Conjuring
Mettere The Conjuring in cima, oggi, ha senso quasi naturale. Non solo perché il franchise e il suo universo allargato hanno portato a casa numeri enormi, ma perché è la saga che più di tutte ha definito l’horror mainstream del nuovo millennio. Il primo film di James Wan, uscito nel 2013, ha riaperto in grande stile la porta del cinema di possessioni, case infestate e demoni, rimettendo al centro una paura molto classica: quella del male che entra in casa e si attacca alla famiglia. E da lì non si è più fermato. Su Box Office Mojo la pagina del franchise mostra una serie di titoli capaci di macinare incassi con regolarità impressionante, da The Conjuring a The Nun, da Annabelle fino a The Conjuring: Last Rites.
Il motivo per cui questa saga sta sopra tutte le altre, secondo me, è semplice. The Conjuring non ha solo creato film di successo, ha costruito un linguaggio. Luci basse, corridoi, porte mezze aperte, crocifissi, silenzi, rumori di mobili, bambini che vedono cose che gli adulti non vogliono vedere. È un cinema che lavora sull’attesa, non solo sul colpo di paura. E anche quando sbaglia, anche quando qualche spin-off sembra tirato un po’ per i capelli, resta una fabbrica di immagini horror immediatamente riconoscibili. È la saga che negli ultimi dieci anni ha saputo parlare al grande pubblico senza smettere di essere horror. E non è poco.
2 Saw
Saw per me va al secondo posto, e non lo dico per provocare quelli che liquidano la saga con “eh vabbè, torture e sangue”. Quella è la superficie. Sotto c’è un franchise che ha trovato un’identità precisissima, ha trasformato Jigsaw in un’icona e ha avuto una continuità industriale impressionante. Il primo Saw, uscito nel 2004, fu girato con poco più di un milione di dollari e arrivò a oltre 100 milioni worldwide. Da lì in poi la serie ha costruito uno dei percorsi più redditizi del genere, con budget bassi e ritorni altissimi. Film come Saw III hanno superato i 160 milioni globali, mentre persino capitoli odiati da una fetta di pubblico hanno continuato a incassare bene.
Ma non è solo una questione economica. Saw ha fatto una cosa che non tutte le saghe riescono a fare: ha inventato un sottogenere popolare, o comunque ha dato una forma riconoscibile a una stagione del cinema horror. Trappole, montaggio frenetico, morale malata, giochi sadici travestiti da lezioni di vita. E poi quella struttura da puzzle, con i tempi che si incastrano, i colpi di scena finali, i dettagli seminati prima e capiti dopo. Certo, col passare degli anni la saga si è complicata troppo, a volte si è ripetuta, a volte si è presa anche un po’ troppo sul serio. Però resta una serie che ha marchiato un’epoca. E se pensi all’horror degli anni Duemila, Saw è uno dei primi nomi che ti vengono in mente.
3 Alien
Qui entriamo in quella zona in cui parte sempre la discussione: Alien è davvero horror o è più fantascienza? La risposta più onesta è che è entrambe le cose, ma le sue radici horror sono troppo forti per metterla fuori da questa classifica. Il primo film di Ridley Scott del 1979 è uno dei grandi modelli del terrore moderno: spazio chiuso, creatura sconosciuta, corpo violato, paura dell’invasione biologica, ansia claustrofobica. È cinema sci-fi, sì, ma è anche una macchina horror perfetta. E il franchise, tra sequel, prequel e crossover, ha continuato a portare il mostro di H.R. Giger dentro l’immaginario collettivo. Box Office Mojo mostra che il marchio Alien continua a reggere molto bene, con Prometheus come maggiore successo storico e Alien: Romulus capace di riportare la saga su ottimi livelli nel 2024.
Il terzo posto, secondo me, è giusto proprio perché Alien ha qualcosa che poche altre saghe hanno: un mostro che è diventato universale. Anche chi non ha visto tutti i film sa cos’è uno xenomorfo. Sa cos’è un facehugger. Sa cosa significa quella scena del chestburster, anche solo per sentito dire. E poi c’è Ripley, che non è solo una grande eroina dell’horror, ma del cinema in generale. È una saga che ha avuto alti e bassi, questo sì. Alien 3 ha diviso, Resurrection pure, i due Alien vs. Predator sono ancora oggi oggetti strani, eppure il franchise è sopravvissuto a tutto. Segno che alla base c’è qualcosa di molto forte.
4 It
It sta al quarto posto, e qui qualcuno potrebbe obiettare che parliamo di una saga minuscola rispetto alle altre, almeno al cinema. Ed è vero: i film teatrali principali sono due, It del 2017 e It: Chapter Two del 2019. Però quei due film hanno avuto un impatto enorme. Il primo ha superato i 700 milioni di dollari nel mondo, diventando uno dei più grandi successi horror moderni, mentre il secondo è arrivato vicino ai 500 milioni. In pratica, in due colpi Pennywise è entrato nella fascia altissima del box office horror mondiale.
Ma It non è così in alto solo per i soldi. È lì perché il clown di Stephen King è uno di quei personaggi che bucano proprio il cervello dello spettatore. Fa paura in modo infantile e adulto insieme. È il clown, cioè qualcosa che dovrebbe rassicurare, che invece diventa minaccia. È il trauma che torna, l’amicizia che vacilla, la provincia americana che marcisce sotto la superficie. E i film di Andy Muschietti hanno saputo trasformare tutto questo in un horror accessibile ma non vuoto, spettacolare ma ancora emotivo. Non capita spesso. Ti faccio una domanda semplice: quanti mostri moderni conosci che siano entrati nella cultura pop così in fretta come Pennywise? Non tantissimi, se ci pensi.
5 Venerdì 13
Venerdì 13 al quinto posto ci sta benissimo, perché stiamo parlando della saga che ha reso Jason Voorhees una delle facce più riconoscibili dell’horror mondiale. E qui non serve nemmeno essere grandi esperti. La maschera da hockey la conoscono pure quelli che non saprebbero dirti la trama di un singolo capitolo. Già questo dice tanto. Su Box Office Mojo la pagina del franchise mostra una lunga sequenza di film usciti tra anni Ottanta, Novanta e Duemila, fino al remake del 2009, con in mezzo anche Freddy vs. Jason.
Perché non è più su? Perché rispetto alle prime quattro, secondo me, Venerdì 13 è più importante come simbolo che come qualità media della saga. Ha definito lo slasher da campeggio, ha trasformato il killer silenzioso in leggenda, ha moltiplicato seguiti con una faccia tosta quasi commovente. Però tanti capitoli sono più divertenti o assurdi che veramente spaventosi. Eppure, nella storia dell’horror americano, il suo posto è blindato. Senza Venerdì 13, metà del lessico slasher che conosciamo oggi sarebbe diverso.
6 La Casa
Al sesto posto metto La Casa, cioè Evil Dead, e forse qui c’è la saga più amata da chi all’horror vuole bene sul serio. Non sempre è stata la più grande al botteghino, anzi. Ma il peso culturale è enorme. Il primo film di Sam Raimi del 1981 è praticamente una lezione di inventiva feroce girata con pochissimi mezzi, mentre Evil Dead II e Army of Darkness hanno spinto il franchise verso una miscela stranissima di splatter, comicità nera e follia visiva. Il remake del 2013 ha poi dimostrato che il marchio poteva tornare cattivo e fisico, mentre Evil Dead Rise ha riportato in alto la saga anche presso il grande pubblico. Box Office Mojo segnala il remake del 2013 come maggiore successo domestico del franchise.
La ragione per cui La Casa è qui, e non più in basso, è che questa saga ha dato all’horror una libertà che altre serie più ordinate non hanno mai avuto. Qui il sangue schizza, la macchina da presa vola, i demoni ridono, il corpo viene deformato in modi che a volte fanno paura e a volte fanno quasi ridere per quanto sono eccessivi. Ed è proprio lì il bello. La Casa non è mai stata elegante. È sporca, feroce, anarchica. E questa energia ancora oggi si sente.
7 Nightmare
Nightmare finisce al settimo posto, ma parliamo comunque di una saga gigantesca. Freddy Krueger è uno dei villain più famosi del cinema horror, probabilmente il più verboso e beffardo di tutti. Il personaggio nasce nel 1984 con Wes Craven e introduce un’idea che resta potentissima ancora oggi: il killer che ti prende nei sogni, cioè nel posto in cui non puoi difenderti. È una trovata geniale, e infatti il primo A Nightmare on Elm Street è diventato un classico immediato. La saga poi è cresciuta, si è moltiplicata, ha avuto sequel fortunati e capitoli più deboli, fino al remake del 2010.
Perché lo metto sotto La Casa? Per una ragione molto personale ma, secondo me, sensata: Nightmare ha un’idea fondante pazzesca, però come franchise nel tempo è diventato anche molto cartoonesco, molto legato alla figura di Freddy come showman del massacro. Questo non è per forza un difetto, sia chiaro. Solo che a un certo punto l’orrore puro si è mescolato tanto con l’intrattenimento da perdere un po’ di veleno. Resta comunque una serie enorme, e il fatto che il volto di Freddy sia ancora così riconoscibile lo dimostra.
8 Scream
All’ottavo posto metto Scream, ma non perché sia piccola. Anzi. È una saga con un peso storico enorme e, con il recente Scream 7, ha anche superato il miliardo complessivo al botteghino globale. Però la metto qui perché, rispetto ad altre saghe, è meno horror puro e più gioco meta, più commento sul genere, più slasher pop consapevole di sé. Questo non la rende inferiore. La rende diversa. E infatti la sua forza è proprio quella: ha preso le regole del genere e le ha trasformate in dialogo, ironia, autoriflessione.
Scream è stata fondamentale nel rilanciare lo slasher negli anni Novanta, e il primo film di Wes Craven resta ancora oggi una lezione di equilibrio tra paura e intelligenza. Ma Ghostface, per quanto iconico, ha sempre camminato sul filo tra il terrore e il divertimento cinefilo. È un horror che ti fa paura, sì, ma spesso ti fa anche pensare a quanto conosci già il cinema horror. Ed è per questo che lo metto all’ottavo posto: importantissimo, ma con un’identità un po’ meno cupa e meno viscerale rispetto ad altri giganti della lista.
9 Resident Evil
Chiudo con Resident Evil al nono posto, e qui il discorso è simile a quello di Scream, ma per motivi diversi. Questa saga è enorme, ha incassato tantissimo, e non si può fare finta che non abbia contato nulla. Anzi, i film con Milla Jovovich hanno tenuto in piedi per anni uno dei franchise più longevi legati a un videogioco, con risultati economici spesso molto forti, soprattutto fuori dagli Stati Uniti. Il franchise page di Box Office Mojo mostra una serie lunga e molto redditizia, con Resident Evil: Afterlife e The Final Chapter tra i capitoli più forti per tenuta internazionale.
Però, se devo essere sincero, Resident Evil per me è spesso più action con zombie che horror vero e proprio. L’atmosfera c’è, i mostri pure, il contagio anche, ma il baricentro della saga si è spostato sempre di più verso l’azione, le sparatorie, il lato post-apocalittico, quasi supereroistico in certi momenti. È una saga che si guarda volentieri, che ha una sua identità e che ha saputo restare viva, ma se parliamo di puro immaginario horror la sento meno centrale di altre. E credo che molti spettatori, sotto sotto, la percepiscano così.
Alla fine, la vera questione è questa: vuoi classificare le saghe horror in base ai soldi o in base a quanto hanno inciso nella testa degli spettatori? Perché non è la stessa cosa. Se guardi gli incassi, alcune posizioni cambiano. Se guardi il peso culturale, la riconoscibilità, l’influenza e la capacità di fare ancora paura o almeno di restare vive nell’immaginario, allora questa classifica per me ha molto più senso. The Conjuring è il presente che domina, Saw è la crudeltà diventata marchio, Alien è la paura cosmica, It è il mostro dell’infanzia che non passa, Venerdì 13 è il corpo dello slasher, La Casa è l’anarchia splatter, Nightmare è il sogno che si guasta, Scream è l’horror che riflette su se stesso e Resident Evil è il franchise di confine tra terrore e azione. Non sarà la classifica di tutti, ovvio. Ma una classifica horror degna di questo nome, in fondo, deve anche far discutere un po’.
Se ti va, dimmi la tua: su quale posizione litigheresti subito?


