The Dogs si può vedere gratis su RaiPlay e, sulla carta, aveva parecchi elementi per funzionare: una madre in fuga da un ex violento, un adolescente trascinato in una casa isolata, un passato sanguinoso, un bambino fantasma e un branco di cani che sembra arrivare direttamente da un incubo. Il problema è che il film di Valerie Buhagiar mette sul tavolo molte idee e poi fatica a farle convivere.
Il risultato, almeno per me, è un horror che ogni tanto riesce a creare una bella atmosfera, ma molto più spesso sembra indeciso su quale storia voglia raccontare. E considerando che dura poco più di un’ora e mezza, la sensazione di dispersione si nota ancora di più. Su RaiPlay viene presentato come un horror canadese del 2025 diretto da Buhagiar, con Donovan Colan, Kathleen Munroe e Stuart Hughes.
Il mio voto si ferma a 4 su 10.
L’inizio promette più di quanto il film riesca poi a mantenere
Cameron vive con sua madre Katherine e i due stanno cercando di allontanarsi dal padre del ragazzo, un uomo violento e instabile che continua a rappresentare una minaccia. Katherine decide quindi di trasferirsi con il figlio in una vecchia fattoria isolata.
Ottima scelta per stare tranquilli.
Se c’è una cosa che il cinema horror ci ha insegnato, infatti, è che trasferirsi in una casa sperduta con un passato misterioso risolve sempre qualsiasi problema familiare.
Naturalmente Cameron comincia quasi subito a percepire qualcosa di strano. Vede un ragazzo che sembra provenire da un’altra epoca, sente rumori, scopre che quella casa è legata a vecchi omicidi e soprattutto avverte la presenza di un branco di cani tutt’altro che amichevoli. La storia deriva dal romanzo omonimo di Allan Stratton e conserva proprio questa struttura da mistero adolescenziale mescolato al soprannaturale.
L’idea funziona.
Il problema arriva nell’esecuzione.
Cameron dovrebbe essere il personaggio che ci trascina dentro l’incubo
Donovan Colan interpreta Cameron e ha praticamente tutto il film sulle spalle.
Il ragazzo deve affrontare contemporaneamente il trauma legato al padre, il trasferimento, una nuova scuola, le difficoltà con la madre e le apparizioni soprannaturali.
Non gli manca il lavoro.
Colan ha alcuni momenti riusciti, soprattutto quando Cameron non capisce più se quello che vede sia reale oppure una conseguenza di ciò che ha vissuto. Mi piace anche l’idea che gli adulti interpretino le sue paure come semplice comportamento adolescenziale: il ragazzo prova a spiegare che nella proprietà succedono cose impossibili e gli altri sembrano pensare che abbia bisogno soprattutto di adattarsi alla nuova vita.
Il problema è che il personaggio non sempre riesce a reggere tutte le direzioni in cui la sceneggiatura lo trascina.
A volte stiamo guardando una storia di fantasmi.
Poi sembra un dramma sul trauma familiare.
Poi arriva la parte scolastica.
Poi il mistero della casa.
Poi i cani.
Ogni elemento potrebbe avere senso dentro la stessa storia, ma The Dogs raramente riesce a farli sembrare parti dello stesso film.
Kathleen Munroe è probabilmente la presenza migliore
Ho apprezzato maggiormente Kathleen Munroe nei panni di Katherine.
La madre di Cameron non viene presentata semplicemente come l’adulto ottuso che rifiuta di credere al figlio perché lo sceneggiatore ha bisogno di allungare il film. C’è dietro una donna che sta cercando di ricostruire la propria vita e che vive costantemente con la paura che l’ex marito possa ritrovarli.
Questo rende almeno comprensibile parte delle sue reazioni.
Katherine vuole normalità.
Cameron continua a parlarle di fantasmi, vecchi omicidi e cani infernali.
Non proprio la conversazione ideale mentre stai cercando di convincerti che il trasferimento sia stata una buona idea.
Munroe riesce a dare un minimo di peso emotivo a queste scene e il rapporto madre-figlio è uno degli aspetti che funzionano meglio. Anche le valutazioni più positive sul film tendono a salvare proprio la parte legata ai personaggi e al trauma familiare.
I fantasmi funzionano meglio dei cani
Per un film che si chiama The Dogs, i cani impiegano sorprendentemente molto tempo prima di diventare la presenza dominante che il titolo promette.
E questa è una delle cose che mi ha lasciato più perplesso.
Le apparizioni del bambino fantasma, Jacky, sono spesso più interessanti. C’è qualcosa di semplice ma efficace nell’immagine di questo ragazzo proveniente apparentemente dagli anni Sessanta che compare davanti a Cameron e lo spinge a indagare sul passato della fattoria.
I cani, invece, funzionano soprattutto visivamente.
Sono aggressivi, minacciosi e in qualche scena riescono effettivamente a creare tensione. Però il film non sfrutta fino in fondo l’idea di un branco soprannaturale che protegge o perseguita quel luogo.
Mi aspettavo molto più terrore animale.
Ho ricevuto parecchie indagini su vecchi proprietari.
Non esattamente lo scambio che avevo ordinato.
Il problema più grosso è che sembra già visto
Vecchia casa con passato sanguinoso.
Presenze che chiedono di essere ascoltate.
Protagonista giovane che vede qualcosa che nessuno gli crede.
Indagine sui precedenti abitanti.
Vecchi segreti che progressivamente tornano fuori.
The Dogs conosce molto bene il manuale della casa infestata. Forse troppo bene.
Valerie Buhagiar prova a compensare attraverso un tono più serio e una fotografia che in alcuni momenti riesce a dare alla campagna canadese un aspetto inquietante. Ma sotto quella superficie rimane una ghost story molto tradizionale. Anche chi ha apprezzato maggiormente il film ha riconosciuto quanto la struttura utilizzi diversi elementi già familiari del genere.
Il problema non è utilizzare cliché.
L’horror vive di cliché da cent’anni.
Il problema è cosa fai per renderli tuoi.
E troppo spesso The Dogs arriva alla scena che ti aspetti esattamente nel modo in cui te la aspetti.
Anche l’aspetto televisivo non aiuta
C’è poi un limite produttivo abbastanza evidente.
Il film non ha grandi mezzi e in diverse scene si vede. Gli ambienti, l’illuminazione e soprattutto alcune sequenze più ambiziose hanno un aspetto che ricorda maggiormente un thriller televisivo che un horror cinematografico capace di metterti realmente a disagio. Anche tra i giudizi più critici ricorre proprio questa sensazione di una produzione modesta, con dialoghi e resa visiva non sempre all’altezza delle idee.
Non pretendo ovviamente che ogni film horror sembri costato cinquanta milioni.
Anzi, il genere ha dimostrato mille volte che con pochi soldi si possono fare cose straordinarie.
Serve però compensare con tensione, invenzione o personalità.
Questo film ne mostra soltanto a intermittenza.
Il dramma familiare poteva essere il vero film
La parte che avrei voluto vedere approfondita maggiormente riguarda il rapporto di Cameron con il padre.
Il ragazzo arriva addirittura a mettere in dubbio il racconto della madre e a chiedersi se Katherine non abbia esagerato la pericolosità dell’uomo. A un certo punto prova a riallacciare il contatto con lui, convinto forse di poter ricostruire autonomamente ciò che è successo.
Questa componente è interessante perché rende il soprannaturale quasi una continuazione del trauma.
Cameron vive in una casa piena di fantasmi mentre contemporaneamente è perseguitato dai fantasmi della propria famiglia.
Sì, detta così sembra una frase da retrocopertina.
Ma l’idea funziona.
Peccato che il film preferisca continuamente aggiungere qualcosa invece di approfondire ciò che aveva già.
Il finale prova a collegare i pezzi, ma arriva troppo tardi
Senza entrare negli spoiler, la parte conclusiva cerca naturalmente di spiegare il rapporto tra Cameron, la casa, Jacky e ciò che è accaduto nel passato.
Alcune rivelazioni hanno senso e danno finalmente una direzione più precisa alla storia.
Il problema è che arrivano dopo troppo tempo trascorso a saltare da un sottogenere all’altro.
Il film vorrebbe che il finale rimettesse improvvisamente ogni tassello al proprio posto.
Qualcosa funziona.
Qualcos’altro sembra semplicemente una spiegazione necessaria perché mancavano pochi minuti ai titoli di coda.
E per me non basta a recuperare ciò che viene prima.
Voi avete visto The Dogs su RaiPlay? Vi ha inquietuito oppure anche per voi questo branco abbaia molto più di quanto riesca a mordere? Scrivetecelo nei commenti.
La Recensione
The Dogs (2025)
The Dogs parte da una buona premessa e ha qualche immagine inquietante, ma non riesce a trasformare il trauma familiare, la casa infestata e il branco di cani soprannaturali in una storia realmente compatta. Kathleen Munroe è convincente e alcuni momenti con il bambino fantasma funzionano, mentre Donovan Colan regge discretamente il ruolo centrale. Il film però utilizza troppi elementi già visti, procede con un ritmo irregolare e soprattutto non sfrutta abbastanza proprio ciò che promette il titolo. Si lascia guardare gratuitamente su RaiPlay, ma difficilmente rimane impresso una volta terminato.
PRO
- Kathleen Munroe offre una delle interpretazioni migliori.
CONTRO
- La storia della casa infestata sa parecchio di già visto.
- I cani vengono sfruttati meno di quanto il titolo faccia immaginare.
- Il film prova a essere contemporaneamente horror, dramma familiare e racconto adolescenziale senza riuscire a bilanciare bene le parti.


