Tra le serie uscite da metà luglio a oggi, The East Palace è probabilmente quella che mi ha convinto di più. Ha atmosfera, personalità, un mondo visivo fortissimo e soprattutto riesce a mescolare horror, fantasy e intrighi di corte senza sembrare la copia di qualcosa che abbiamo già visto. Reacher 4 potrebbe tranquillamente superarla, ma al momento sarebbe prematuro dirlo: la nuova stagione con Alan Ritchson è iniziata soltanto il 12 agosto e su Prime Video sono disponibili i primi tre episodi degli otto previsti. Gli altri arriveranno ogni settimana fino al 16 settembre.
Quindi, se oggi dovessi scegliere la serie più bella uscita nell’ultimo mese, darei il vantaggio a The East Palace.
Non perché sia perfetta.
Ma perché ha già mostrato l’intero percorso e soprattutto possiede qualcosa che molte produzioni recenti faticano a trovare: una propria identità.
The East Palace parte da una premessa semplice e poi costruisce un mondo enorme
La serie coreana è arrivata su Netflix il 17 luglio 2026 con tutti gli otto episodi disponibili immediatamente. Racconta la storia di Gu-cheon, interpretato da Nam Joo-hyuk, un uomo capace di attraversare il mondo degli spiriti e persino di trasformarsi in uno di loro, e di Saeng-gang, interpretata da Roh Yoon-seo, una dama di corte che riesce a sentire i morti. Il re, interpretato da Cho Seung-woo, li chiama per indagare su ciò che sta accadendo all’interno del Palazzo Orientale.
Fin dalle prime puntate la serie mette insieme parecchie cose.
Fantasmi.
Politica.
Segreti della famiglia reale.
Creature soprannaturali.
Un rapporto tra i protagonisti che funziona anche grazie a momenti più leggeri.
Il rischio era ritrovarsi con otto episodi che sembrassero otto serie diverse.
Invece il miscuglio regge sorprendentemente bene.
L’ambientazione è probabilmente il motivo principale per cui rimane impressa
La parte che preferisco di The East Palace è il modo in cui utilizza il palazzo.
Non è semplicemente un bel set storico sul quale far camminare gli attori con costumi eleganti.
Il palazzo sembra quasi una creatura.
Corridoi bui.
Porte che non vorresti aprire.
Stanze nelle quali sai già che qualcuno ha commesso qualcosa di orribile due generazioni prima.
Acqua, nebbia, ombre e spiriti vengono utilizzati per costruire un senso di minaccia continuo, senza bisogno di trasformare ogni puntata in una collezione di jumpscare.
La serie è stata definita un dark fantasy storico con forti componenti horror, mistero e avventura, ed è proprio questa combinazione a distinguerla da molti period drama coreani più tradizionali.
Visivamente, poi, è una delle produzioni Netflix più belle arrivate nelle ultime settimane.
Non sempre il budget basta a creare atmosfera.
Stavolta sì.
Nam Joo-hyuk torna e sceglie un personaggio molto più strano del previsto
Un’altra ragione del successo è Nam Joo-hyuk, tornato alla recitazione dopo il servizio militare.
Gu-cheon avrebbe potuto essere il classico protagonista fantasy bellissimo, tormentato e serio per otto ore.
Per fortuna non è così.
È arrogante.
Spesso irritante.
Sa di essere potente.
Ha anche una componente più ironica che alleggerisce il tono senza trasformare la serie in una commedia.
La sua abilità di entrare nel mondo degli spiriti permette inoltre alla storia di giocare continuamente tra dimensione umana e soprannaturale.
Roh Yoon-seo, però, gli tiene testa perfettamente.
Saeng-gang non è messa lì per guardare Gu-cheon fare cose spettacolari.
La sua capacità di sentire i morti la rende fondamentale per risolvere il mistero e, soprattutto, è spesso lei a percepire l’aspetto più umano delle presenze che infestano il palazzo.
I fantasmi non sono sempre semplicemente “mostri”.
A volte sono persone che hanno ancora qualcosa da dire.
Ed è proprio lì che The East Palace funziona meglio.
Cho Seung-woo rende interessante anche la parte politica
Poi c’è Cho Seung-woo nei panni del re.
La serie avrebbe potuto vivere tranquillamente di spiriti e combattimenti, ma decide di costruire anche una trama politica abbastanza solida.
Il sovrano non è semplicemente quello che chiama gli eroi e poi aspetta nell’altra stanza.
Ha segreti.
Ha responsabilità.
Sa più cose di quante voglia raccontare.
Ogni apparizione aggiunge l’impressione che ciò che sta succedendo al palazzo sia collegato a decisioni prese molto tempo prima.
Il soprannaturale diventa così anche una conseguenza della politica.
I morti tornano perché i vivi hanno lasciato parecchi conti aperti.
Otto episodi e nessuna attesa: anche questo aiuta
Un altro vantaggio di The East Palace rispetto a Reacher 4 è semplicemente pratico.
Possiamo già valutarla completamente.
Netflix ha pubblicato l’intera miniserie il 17 luglio. Otto episodi, storia conclusa, arco dei personaggi completo.
Con Reacher invece siamo ancora all’inizio.
Prime Video ha fatto debuttare la quarta stagione il 12 agosto con tre episodi e ne pubblicherà uno ogni mercoledì fino al 16 settembre.
Possiamo dire che parte bene.
Possiamo parlare di quello che abbiamo visto.
Ma dire oggi che sia la migliore stagione o la migliore serie del periodo significa giudicare un libro dopo i primi capitoli.
E preferisco aspettare.
Reacher 4 ha comunque tutte le possibilità di superarla
I primi episodi mostrano una stagione leggermente diversa dalle precedenti.
La storia è tratta da Gone Tomorrow, tredicesimo romanzo di Lee Child, e trascina Reacher dentro una vicenda più vicina allo spionaggio politico rispetto alle classiche storie di vendetta e criminalità locale.
Alan Ritchson continua naturalmente a essere perfetto.
Reacher entra in una stanza.
Qualcuno lo sottovaluta.
Due minuti dopo qualcuno dovrebbe probabilmente chiamare un dentista.
La formula è sempre quella e funziona ancora.
La quarta stagione sembra però voler complicare maggiormente il mistero, mettendo il protagonista davanti a CIA, agenti, segreti governativi e una rete molto più ampia rispetto al classico cattivo di provincia.
Le prime valutazioni sulla stagione completa parlano di una svolta verso lo spionaggio che non sempre si integra perfettamente con la semplicità brutale del personaggio, ma anche di un cast secondario particolarmente riuscito e di un livello d’azione rimasto altissimo.
La vedremo.
Mancano cinque episodi.
E con Reacher cinque episodi significano parecchi nasi ancora in buone condizioni che potrebbero non arrivare al finale.
The East Palace ha qualcosa che Reacher non sta cercando di avere
Il confronto tra le due serie, in realtà, è abbastanza assurdo.
Una racconta fantasmi in un palazzo coreano.
L’altra un uomo gigantesco che risolve complotti internazionali anche attraverso l’applicazione molto concreta dei propri pugni.
Eppure entrambe funzionano perché sanno esattamente che tipo di pubblico vogliono conquistare.
Reacher punta sull’efficacia.
The East Palace sull’atmosfera.
Reacher entra rapidamente nel conflitto.
The East Palace costruisce lentamente una sensazione di disagio.
Una ti fa aspettare il prossimo combattimento.
L’altra ti fa chiedere cosa ci sia dietro quella porta.
Al momento sceglierei la seconda.
È davvero la migliore uscita da metà luglio?
Per me sì, almeno tra quelle che ho visto.
Dal 17 luglio a oggi sono arrivate parecchie produzioni importanti, ma The East Palace riesce a distinguersi perché non sembra progettata seguendo un algoritmo di generi popolari.
È coreana, storica, horror, fantasy, romantica a tratti e persino divertente.
Otto episodi dopo, quella combinazione ha ancora senso.
Non è poco.
Reacher 4 potrebbe tranquillamente diventare la mia preferita una volta arrivati al finale. Alan Ritchson ha già dimostrato tre volte quanto questa serie sappia utilizzare una formula semplice senza necessariamente renderla noiosa.
Ma oggi siamo al 16 agosto.
Abbiamo visto soltanto tre episodi.
Chiedetemelo dopo il 16 settembre e potrei aver cambiato risposta.
Per ora, la mia serie preferita dell’ultimo mese resta The East Palace. Voi quale scegliete? Vi ha conquistato il dark fantasy coreano oppure pensate che Reacher 4 sia già superiore dopo appena tre episodi? Scrivetecelo nei commenti.


