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The Gilded Age torna nel 2026 e io sono già pronto: la mia serie storica in costume preferita non ha finito di farci spiare i salotti di New York

Wonder Channel Redazione di Wonder Channel Redazione
24 Maggio 2026
in Film & Serie TV, Serie Tv
Tempo di lettura 6 minuti
The Gilded Age torna nel 2026 e io sono già pronto la mia serie storica in costume preferita non ha finito di farci spiare i salotti di New York

The Gilded Age tornerà con la quarta stagione nel 2026 su HBO, e per chi ama le serie storiche in costume è una notizia da segnare con il pennino d’oro, la tazzina buona e magari pure un ventaglio da salotto. Lo dico senza fare finta di essere superiore: The Gilded Age è la mia serie storica in costume preferita. Sì, anche più di tanti titoli blasonati. Perché ha tutto quello che chiedo a questo genere: abiti meravigliosi, case enormi, scontri sociali feroci mascherati da buone maniere, donne che si sorridono come se stessero per dichiararsi guerra e uomini convinti di controllare il mondo mentre le vere strategie si giocano nei salotti.

HBO ha inserito la quarta stagione in un nuovo video promozionale dedicato alle produzioni in arrivo, confermando che i nuovi episodi sono attesi nel corso del 2026. La serie era già stata rinnovata ufficialmente nel luglio 2025, poco prima del finale della terza stagione, dopo una crescita molto forte negli ascolti. La quinta puntata della terza stagione aveva raggiunto un nuovo record per la serie con 4 milioni di spettatori negli Stati Uniti nei dati Live+3, segnando una crescita del 20% rispetto alla stagione precedente.

E questa crescita non mi stupisce. The Gilded Age è partita quasi come “la cugina americana di Downton Abbey”, anche perché dietro c’è Julian Fellowes, cioè lo stesso creatore di Downton. Ma stagione dopo stagione ha trovato una sua identità molto più precisa. Downton Abbey guardava un mondo aristocratico in trasformazione, con il Novecento che bussava alla porta. The Gilded Age, invece, racconta una New York di fine Ottocento dove i soldi nuovi provano a sfondare il muro del vecchio potere sociale. È meno malinconica e più aggressiva. Meno “tè con la contessa” e più “ti invito al ballo solo se mi servi”. Delizioso, praticamente.

La frase che spunta nel nuovo materiale promozionale sembra già una dichiarazione di guerra elegante. Bertha Russell, interpretata da una gigantesca Carrie Coon, dice: “Il senso della vita non sta nel posto da cui veniamo, ma in quello verso cui stiamo andando”. Detta da lei, non sembra una massima motivazionale da agenda. Sembra un piano d’attacco. Perché Bertha è questo: una donna che non chiede il permesso di entrare nella società che conta. Studia la porta, capisce chi ha la chiave e, se serve, compra l’intero edificio.

La terza stagione si era chiusa lasciando parecchie questioni aperte. La tensione tra Bertha e George Russell, interpretato da Morgan Spector, era arrivata a un punto durissimo, soprattutto dopo il matrimonio infelice della figlia Gladys con Hector, duca di Buckingham. George aveva già mostrato segni di rottura verso le manovre sociali della moglie, e poi c’è stato anche l’attentato contro di lui, con un misterioso aggressore forse legato a un rivale d’affari. George è sopravvissuto, ma il rapporto con Bertha è rimasto ferito. E forse è proprio questa la cosa più interessante: non basta sopravvivere a un proiettile se poi il tuo matrimonio sembra esplodere dall’interno.

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Io su Bertha sono sempre combattuto. Da un lato è spietata, controllante, capace di usare persino i figli come pezzi sulla scacchiera sociale. Dall’altro, ogni volta che entra in scena, la serie si accende. Carrie Coon la interpreta con una precisione impressionante: non la rende mai semplicemente “cattiva”, ma nemmeno cerca di addolcirla troppo. Bertha vuole vincere. Punto. E in una serie fatta di inviti, cognomi, cene e abiti, la sua fame sociale è più feroce di molte battaglie viste in serie fantasy con draghi e spade.

La quarta stagione dovrà capire cosa fare con lei e George. Sono finiti davvero? George riuscirà a perdonarle le sue scelte? Bertha capirà di aver spinto troppo oltre la propria ambizione? O, più probabilmente, troverà un modo ancora più raffinato per trasformare la crisi in una nuova scalata? Io voto per l’ultima, perché Bertha che si arrende sarebbe quasi fantascienza.

Poi c’è Marian Brook, interpretata da Louisa Jacobson, che continua la sua storia con Larry Russell, interpretato da Harry Richardson. La loro relazione è uno degli assi romantici della serie, e il nuovo video lascia intravedere ancora qualcosa tra loro. Marian è un personaggio che ha avuto bisogno di tempo per imporsi, ma funziona proprio perché sta in mezzo: viene dal vecchio mondo, ma non sembra completamente imprigionata lì. Larry, invece, rappresenta quel nuovo denaro meno brutale del padre e meno strategico della madre. Insieme possono essere una coppia adorabile, ma The Gilded Age non è il tipo di serie che lascia due persone felici troppo a lungo senza mettere in mezzo una zia, una reputazione o un invito sbagliato.

E a proposito di zie, Agnes van Rhijn e Ada Brook, interpretate da Christine Baranski e Cynthia Nixon, restano una delle ragioni per cui la serie è così piacevole. Agnes è un monumento alla rigidità sociale, ma con una capacità comica involontaria che la rende irresistibile. Ada, invece, ha guadagnato sempre più peso, soprattutto dopo i cambiamenti che hanno spostato gli equilibri economici e familiari in casa. La loro dinamica è oro puro: due sorelle che sembrano vivere nello stesso salotto, ma spesso abitano secoli diversi.

La quarta stagione dovrebbe riportare anche Peggy Scott, interpretata da Denée Benton, uno dei personaggi più importanti della serie perché allarga lo sguardo oltre i salotti bianchi dell’alta società newyorkese. Il suo percorso con il dottor William Kirkland, interpretato da Jordan Donica, potrebbe finalmente dare a Peggy un po’ di respiro sul fronte sentimentale. E sarebbe anche ora, povera Peggy. Ha attraversato abbastanza dolore, porte chiuse e ostacoli per meritarsi una storia che non sembri una corsa a ostacoli con le scarpe eleganti.

Secondo le notizie circolate nei mesi scorsi, Carrie Coon, Christine Baranski, Louisa Jacobson e Denée Benton sono tra i nomi destinati a tornare, mentre Jordan Donica e Ashlie Atkinson sarebbero stati promossi a regular per la quarta stagione.

La cosa che amo di The Gilded Age è che non finge mai di essere solo una serie “bella da vedere”. Certo, gli abiti sono una droga. Le case sembrano musei progettati da persone che non hanno mai conosciuto il concetto di “troppo”. Le cene sono coreografie di posate, occhiatacce e frasi velenose. Però sotto tutto questo c’è un discorso molto chiaro sul potere. Chi lo eredita. Chi lo compra. Chi lo difende. Chi viene escluso anche quando ha talento, intelligenza e denaro.

È una serie sul denaro, ma non solo. È una serie sul permesso. Chi può entrare? Chi decide il valore di una persona? Basta essere ricchi per essere accettati? Oppure serve il cognome giusto, la storia giusta, il sangue giusto, la crudeltà giusta? In The Gilded Age ogni ballo è una battaglia politica. Ogni invito è una sentenza. Ogni pettegolezzo può distruggere una vita sociale più velocemente di una crisi finanziaria.

Per questo la quarta stagione mi interessa così tanto. Non voglio solo sapere se Marian e Larry staranno insieme o se Bertha e George faranno pace. Voglio vedere come la serie userà questi conflitti per continuare a raccontare una società che cambia senza volerlo ammettere. La frase di Bertha sul futuro va letta proprio così: non conta da dove vieni, conta dove stai andando. Ma per una società costruita sul passato, questa è quasi una bestemmia.

HBO, intanto, ha inserito The Gilded Age dentro un pacchetto promozionale molto ricco, insieme ad altre serie e produzioni attese, da House of the Dragon a Euphoria, passando per Hacks e la nuova serie di Harry Potter. Questo dice una cosa: The Gilded Age non è più un titolo laterale. È diventata una delle serie di prestigio della rete, una di quelle che non fanno solo numeri, ma costruiscono conversazione, fandom e identità.

E se devo dirla tutta, mi fa piacere. Perché le serie in costume vengono spesso trattate come piaceri eleganti ma un po’ minori, roba da domenica sera con coperta e tazza. The Gilded Age invece dimostra che il costume drama può essere velenoso, politico, divertente e pieno di ritmo. Non serve per forza un omicidio ogni episodio per tenerti incollato. A volte basta una cena in cui una donna non viene salutata nel modo giusto. Ed è subito guerra mondiale, ma con i guanti.

La quarta stagione arriverà nel 2026 e, almeno per me, è già uno degli appuntamenti più attesi dell’anno televisivo. Voglio rivedere Bertha affilare il sorriso, Agnes giudicare il mondo da una poltrona, Peggy cercare il suo posto e Marian capire se l’amore può sopravvivere dentro una società che trasforma tutto in convenienza.

The Gilded Age è tornata. O meglio, sta tornando. E io sono pronto a rimettermi seduto in salotto, possibilmente dalla parte dei Russell, perché almeno lì succede sempre qualcosa.

E tu cosa ne pensi? The Gilded Age è davvero l’erede migliore di Downton Abbey o preferisci ancora l’eleganza malinconica della famiglia Crawley? Scrivilo nei commenti.

Tags: HBO MaxThe Gilded Age
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