The Hawk parte da un’idea semplice e molto adatta a Will Ferrell: raccontare un ex campione di golf incapace di accettare che il suo momento sia passato. Lonnie Hawkins, detto “The Hawk”, è stato il numero uno al mondo nel 2004, ha vinto tre tornei Major e continua a inseguire l’unico successo che gli manca per completare il Grande Slam. Il problema è che il fisico non regge più, la carriera è in caduta libera e quasi tutti lo considerano ormai una barzelletta.
Lui, naturalmente, non è d’accordo.
Lonnie è convinto che gli basti un’ultima occasione per tornare a dominare le scene. Non prende nemmeno in considerazione l’ipotesi di ritirarsi, perché vive ogni sconfitta come un torto personale. Il golf non è soltanto il suo lavoro: è l’unica cosa che gli permette di sentirsi importante. Senza una vittoria, non sa chi essere.
Will Ferrell costruisce così uno dei personaggi più sgradevoli della propria carriera. Lonnie beve, usa le carte di credito dell’ex moglie senza permesso, si rifiuta di firmare i documenti del divorzio ed è apertamente geloso del figlio. Non cerca di sembrare migliore di quello che è e non mostra particolare interesse per le conseguenze delle proprie azioni. Vuole vincere, anche se per farlo deve distruggere i rapporti con chiunque gli stia vicino.
La serie chiarisce questa impostazione fin dalle prime scene. Lonnie viaggia verso un torneo a bordo di un autobus enorme, come se fosse ancora una leggenda circondata da un’intera squadra. Parla alla pallina da golf in maniera assurda, beve da una borraccia che contiene evidentemente qualcosa di diverso dall’acqua e affronta ogni contrattempo come se il mondo avesse deciso di mettersi contro di lui.
Ferrell si lancia nel personaggio senza alcuna paura di risultare ridicolo. Questa disponibilità resta uno dei principali motivi per guardare The Hawk. Anche nei momenti meno riusciti, l’attore non sembra mai trattenersi. Ogni gesto, espressione o sfuriata viene spinto fino al limite.
La serie funziona soprattutto quando usa Lonnie per prendere in giro l’ambiente del golf professionistico. Attorno a lui troviamo sponsor, circoli esclusivi, dirigenti e giocatori che trattano ogni errore sul campo come una tragedia personale. Lonnie non è un estraneo finito accidentalmente in quel mondo. È la sua versione più brutale, privata delle buone maniere e delle frasi di circostanza.
Dietro il sorriso educato degli organizzatori si nascondono rivalità, pressioni economiche e una certa dose di crudeltà. The Hawk riesce a essere divertente quando osserva questi meccanismi e lascia che il protagonista li renda ancora più evidenti con la propria mancanza di autocontrollo.
Il paragone con le altre commedie sportive di Will Ferrell è inevitabile. Lonnie sembra pensato per stare accanto a Ricky Bobby di Ricky Bobby – La storia di un uomo che sapeva contare fino a uno e Jackie Moon di Semi-Pro. Non raggiunge però la stessa efficacia, soprattutto perché il personaggio è molto più amaro.
Ricky Bobby era un idiota sincero. Distruggeva la propria vita senza rendersi conto di ciò che stava facendo, e proprio quella totale inconsapevolezza rendeva le sue disavventure più leggere. Lonnie, invece, conosce perfettamente il prezzo delle proprie decisioni. Sa di ferire le persone, capisce di aver compromesso la carriera e continua comunque a comportarsi nello stesso modo.
Questo lo rende più complesso, ma anche più difficile da sostenere per dieci episodi. La serie non decide fino in fondo se dobbiamo sperare nella sua rinascita oppure limitarci a osservare il disastro. In alcuni momenti Lonnie sembra un uomo che merita un’ultima possibilità. Poco dopo torna a essere talmente egoista da rendere difficile qualsiasi forma di partecipazione emotiva.
Il rapporto con il figlio Lance è una delle parti più riuscite. Jimmy Tatro interpreta il giovane campione come l’esatto contrario del padre. Lonnie vive di alcol, cibo pesante e rabbia. Lance beve integratori, medita, si immerge nell’acqua gelata e affronta il golf come un professionista moderno ossessionato dal benessere.
Sotto questa immagine perfetta, però, si intravede qualcosa di meno controllato. Lance è cresciuto con un padre competitivo e ingombrante, che considera ogni suo successo una minaccia. Il disprezzo tra i due funziona perché non è a senso unico. Lonnie vede nel figlio tutto ciò che non sopporta della nuova generazione, mentre Lance osserva il padre come un esempio di ciò che non vuole diventare.
Il contrasto raggiunge uno dei momenti migliori quando Lonnie riesce a superare il taglio di un torneo e poi rovina immediatamente la propria prova, arrivando a litigare con un ostacolo di sabbia e rischiando di colpire uno spettatore anziano. Nello stesso periodo, Lance continua a vincere. Uno precipita mentre l’altro sale, e la serie trova finalmente una direzione precisa.
La vera sorpresa di The Hawk, però, è Fortune Feimster. Il suo personaggio, Sam, è una meccanica improvvisata che Lonnie incontra in un parcheggio di Walmart e decide di assumere come caddie. La scelta nasce quasi per caso, ma il rapporto tra i due diventa rapidamente la parte più umana della serie.
Sam non ha paura di Lonnie, non lo tratta come una leggenda e non si lascia intimidire dalle sue sfuriate. Gli suggerisce persino di mangiare una barretta al cioccolato ogni volta che sente aumentare la pressione. Tra loro nasce un’amicizia improbabile, costruita senza troppe dichiarazioni e proprio per questo credibile.
Le scene condivise da Ferrell e Feimster mostrano cosa sarebbe potuta diventare la serie se avesse avuto maggiore fiducia nei momenti sinceri. The Hawk preferisce spesso una battuta volgare o una situazione esagerata, mentre il rapporto tra Lonnie e Sam dimostra che non avrebbe avuto bisogno di alzare continuamente il volume.
Anche Molly Shannon è una presenza preziosa. Interpreta Stacy, l’ex moglie di Lonnie, impegnata a lanciare una bevanda alcolica chiamata Teed Off. Stacy considera ogni conversazione un’occasione per promuovere il proprio prodotto, anche nei momenti meno adatti.
Shannon rende questa ossessione commerciale molto divertente. Il personaggio avrebbe potuto ridursi a una semplice caricatura, ma l’attrice gli dà un’energia tale da impadronirsi di quasi tutte le scene in cui compare. Stacy ha sopportato per anni Lonnie e ha imparato a usare il caos che lo circonda a proprio vantaggio.
I problemi aumentano quando la serie prova ad ampliare troppo il racconto. Ci sono la rivalità con Golden Fisk, interpretato da Luke Wilson, un dirigente del circuito affidato a Chris Parnell, una fidanzata influenzatrice e il nuovo compagno di Stacy. A questi si aggiungono diverse apparizioni speciali e altre trame secondarie.
Il risultato è una storia spesso troppo affollata. Alcuni personaggi compaiono, promettono sviluppi interessanti e poi vengono messi da parte per lasciare spazio a un’altra idea. La serie sembra temere che il rapporto tra Lonnie, Lance, Sam e Stacy non sia sufficiente, ma sono proprio questi quattro personaggi a sostenere gli episodi migliori.
Anche il tono resta incerto. The Hawk vuole mostrare quanto Lonnie sia insopportabile, ma cerca contemporaneamente di trasformarlo in un protagonista per cui fare il tifo. Non sempre riesce a trovare la misura giusta. Alcune azioni vengono trattate come battute, anche se rendono il personaggio difficile da perdonare pochi minuti dopo.
La durata contenuta degli episodi aiuta parecchio. Le puntate di circa mezz’ora scorrono velocemente e permettono di superare le deviazioni meno riuscite. Ferrell continua a offrire momenti molto divertenti, soprattutto quando Lonnie perde completamente il controllo davanti a un errore apparentemente insignificante.
Non siamo ai livelli delle migliori commedie sportive dell’attore. Manca la semplicità narrativa che rendeva Ricky Bobby così efficace e manca un antagonista capace di dare ordine all’intera stagione. The Hawk è più disordinata, più amara e meno costante.
Riesce comunque a funzionare. Lo fa grazie all’impegno di Ferrell, alla rivalità tra padre e figlio e soprattutto alle interpretazioni di Fortune Feimster e Molly Shannon. Ogni volta che la storia torna su questi rapporti, ritrova anche il proprio ritmo.
Il mio voto è 7 su 10. Non è una serie perfetta e non diventerà il nuovo punto di riferimento delle commedie sportive. Fa però ridere abbastanza, dura il giusto e possiede alcuni personaggi secondari molto più riusciti del previsto. Will Ferrell attira l’attenzione, ma non è l’unica ragione per arrivare fino alla fine.
Avete già visto The Hawk su Netflix? Scrivete nei commenti se Lonnie vi ha fatto ridere oppure vi è sembrato troppo insopportabile.
La Recensione
The Hawk
Una commedia sportiva irregolare ma piacevole, sostenuta dall’impegno di Ferrell e da comprimari capaci di rubargli spesso la scena.
PRO
- Will Ferrell si dedica completamente a un personaggio assurdo e sgradevole.
- Fortune Feimster dà alla serie calore e umanità.
- Molly Shannon è molto divertente in ogni apparizione.
- La satira del golf professionistico ha alcuni momenti molto riusciti.
CONTRO
- La serie non decide sempre se condannarlo o farci tifare per lui.
- Non raggiunge il livello delle migliori commedie sportive di Ferrell.


