Guardare The Hawk in italiano produce una sensazione strana fin dalle prime battute: Will Ferrell parla, si agita e costruisce uno dei suoi soliti personaggi sopra le righe, ma dalla sua bocca non esce la voce di Pino Insegno. Il cambiamento pesa molto più di quanto si possa immaginare, soprattutto in una serie che affida gran parte della propria comicità all’energia del protagonista.
La nuova voce non è necessariamente sbagliata in senso assoluto. Il problema è il confronto. Per il pubblico italiano, infatti, Pino Insegno è da oltre vent’anni una parte fondamentale dell’immagine di Will Ferrell. Lo ha doppiato in film come Elf, Anchorman, Ricky Bobby, Blades of Glory, Fratellastri a 40 anni, I poliziotti di riserva, Daddy’s Home, Eurovision Song Contest e Barbie. Non si tratta quindi di un abbinamento occasionale, ma di una continuità costruita attraverso decine di personaggi.
Nel tempo, Insegno ha trovato un modo molto preciso per accompagnare Ferrell. La sua voce riesce a essere arrogante, infantile, rumorosa e patetica nello spazio di pochi secondi. Può passare da una sicurezza completamente ingiustificata a un crollo emotivo senza perdere il ritmo della battuta. È proprio questa elasticità ad aver reso così efficaci in italiano personaggi come Ron Burgundy o Ricky Bobby.
Lonnie Hawkins, il protagonista di The Hawk, avrebbe avuto bisogno di quella stessa forza. È un ex campione di golf convinto di meritare ancora il successo, nonostante il corpo, la famiglia e il resto del mondo gli suggeriscano di fermarsi. Ferrell lo interpreta come un uomo incapace di controllarsi, geloso perfino del figlio e pronto a trasformare ogni contrattempo in una tragedia personale. La serie vive delle sue sfuriate, delle pause assurde e del contrasto tra ciò che Lonnie pensa di essere e ciò che appare agli altri. La produzione Netflix è arrivata in streaming il 16 luglio e riunisce Ferrell con diversi collaboratori storici, tra cui Molly Shannon e Chris Parnell.
Nella versione italiana, però, qualcosa si perde. La nuova voce accompagna le immagini, ma non amplifica la comicità. Le battute arrivano, si comprendono e mantengono il loro significato, eppure spesso manca quella spinta capace di farle esplodere. Insegno non si limitava a tradurre vocalmente Will Ferrell: ne interpretava il ritmo, le esitazioni e la completa mancanza di dignità.
Il risultato è che Lonnie appare meno folle e, in alcuni momenti, persino più generico. Ferrell continua a lavorare con il corpo, con gli occhi e con le espressioni, ma la voce italiana non sempre segue la stessa intensità. Le sue reazioni sembrano più controllate di quanto siano sullo schermo. Alcune scene che dovrebbero essere travolgenti restano sospese a metà, come se mancasse l’ultimo passaggio necessario per renderle memorabili.
Per questo la scelta di rinunciare a Pino Insegno appare debole. Non sappiamo se sia dipesa da impegni, disponibilità, decisioni produttive o altre ragioni. In assenza di spiegazioni ufficiali, resta però il risultato ascoltato nella serie. E il confronto con il passato è inevitabile.
Cambiare la voce italiana di un attore può funzionare, soprattutto se il nuovo interprete trova una lettura originale e altrettanto convincente. In questo caso, invece, la sostituzione sembra togliere più di quanto aggiunga. La sensazione è quasi che il doppiaggio perda otto punti rispetto a quello che avrebbe potuto offrire con Insegno. Non perché ogni battuta diventi improvvisamente brutta, ma perché viene meno una familiarità che contribuiva direttamente al divertimento.
Il doppiaggio italiano non è soltanto una questione di timbro simile. Una voce storica crea un legame con il pubblico. Dopo tanti film, lo spettatore associa Ferrell a un suono, a un modo di urlare e a una particolare cadenza comica. Interrompere quella continuità proprio in una serie costruita interamente intorno a lui significa chiedere al pubblico di abituarsi da capo.
The Hawk resta una commedia piacevole. Ferrell è ancora capace di rendere divertente un uomo sgradevole, mentre Fortune Feimster e Molly Shannon regalano alla serie alcuni dei momenti migliori. Il doppiaggio italiano, però, non valorizza il protagonista quanto avrebbe potuto.
La differenza si sente soprattutto se si passa per pochi minuti alla lingua originale oppure si ripensa ai film doppiati da Insegno. La vecchia voce aveva maggiore peso, più personalità e una capacità naturale di seguire le accelerazioni comiche di Ferrell. Quella nuova svolge il proprio lavoro, ma non raggiunge lo stesso livello.
Dispiace, perché The Hawk era il progetto perfetto per ritrovare uno degli abbinamenti più riusciti del doppiaggio italiano. Pino Insegno avrebbe probabilmente reso Lonnie ancora più irritante, esagerato e divertente. Senza di lui, la serie perde una parte importante della propria identità italiana.
Avete visto The Hawk doppiata in italiano? La nuova voce di Will Ferrell vi ha convinto oppure anche voi avete sentito subito la mancanza di Pino Insegno? Scrivete la vostra opinione nei commenti.


