Nelle liste dei buoni propositi cinematografici c’è sempre una voce del tipo “guarda film importanti”. Rimane lì per mesi, tra “smettila di guardare reel alle undici di sera” e “chiama la mamma più spesso”, finché non si spunta da sola per stanchezza. Il problema è che nel frattempo qualcuno ha già stabilito che il film più importante della storia del western non si farà mai, e lo ha fatto gettando il copione in mare dall’alto del suo yacht. Non è una metafora, non è una licenza poetica, non è il tipo di esagerazione giornalistica che uso quando voglio rendere una storia più interessante di quello che è. John Wayne ha preso fisicamente la sceneggiatura di quello che avrebbe potuto essere uno dei western più grandi mai girati e l’ha buttata nell’Oceano Pacifico con la stessa nonchalance con cui si butta il giornale del giorno prima.
Il film si chiamava The Hostiles. E questa è la sua storia.
John Wayne e Clint Eastwood: due leggende, una divisione generazionale e molta ostilità reciproca
Prima di capire perché The Hostiles non si è mai fatto, bisogna capire perché John Wayne e Clint Eastwood erano fondamentalmente incompatibili come visione del mondo, anche se dal di fuori sembravano due facce della stessa medaglia.
Wayne era l’incarnazione del western classico: l’eroe a tutto tondo, il difensore dei valori americani, l’uomo che porta ordine nel caos con una pistola e una mascella quadrata. Eastwood era qualcos’altro: il protagonista ambiguo, lo straniero senza nome che non è chiaramente né buono né cattivo, il Western visto attraverso il filtro dei spaghetti italiani di Sergio Leone e poi distillato in qualcosa di ancora più oscuro e revisionist. Due generazioni, due filosofie, due modi opposti di intendere cosa dovesse raccontare un film ambientato nel vecchio West.
Il primo incontro tra i due era stato cordiale. Eastwood, nel libro di interviste Conversations with Clint, racconta che alla prima stretta di mano Wayne gli disse: “Dovremmo fare un film insieme, ragazzo.” Una di quelle frasi che nella logica di Hollywood equivale a una promessa solenne e nella realtà equivale più o meno a “ci sentiamo” alla fine di una cena. Poi le cose si sono complicate.
Il rifiuto di True Grit e il primo punto di attrito
La prima occasione concreta di lavorare insieme arrivò nel 1969, quando Eastwood ricevette un’offerta per Il Grinta (True Grit), il film in cui Wayne interpretava il maresciallo Rooster Cogburn, ruolo per cui avrebbe vinto il suo unico Oscar in carriera. A Eastwood fu offerto il ruolo del Texas Ranger La Boeuf, il personaggio che poi andò a Glen Campbell. Eastwood rifiutò perché, come disse lui stesso, “non era un gran ruolo, e avevo altri impegni.” Traduzione diplomatica di “non mi bastava fare la spalla a John Wayne in un film che chiaramente era tutto suo.”
Non un inizio promettente, ma nemmeno una frattura definitiva. Quella arrivò quattro anni dopo, con una lettera.
High Plains Drifter, la lettera arrabbiata e il fossato generazionale
Nel 1973 Eastwood dirige e interpreta Uno straniero di passaggio (titolo italiano di High Plains Drifter), western in cui un misterioso pistolero arriva in una città i cui abitanti hanno permesso che un maresciallo venisse frustato a morte dagli fuorilegge, senza intervenire. Come primo atto, lo straniero ordina di dipingere tutti gli edifici di rosso e di cambiare il nome del paese in “Inferno”. È un film che smonta l’ideologia del western classico mattone per mattone, con quella nonchalance stilistica di Eastwood che rende tutto ancora più provocatorio.
Wayne scrisse una lettera. Non gentile. In una intervista del 1992 al Los Angeles Times, Eastwood la ricordò così: “John Wayne mi scrisse una lettera dicendo che non gli era piaciuto High Plains Drifter. Disse che non era così che era stato il West, che non erano quelli gli americani che avevano colonizzato il paese.” Eastwood riconobbe immediatamente il significato di quella lettera: “Capii che c’erano due generazioni diverse, e lui non avrebbe capito quello che stavo facendo.”
Una sintesi onesta e malinconica. Avevano entrambi ragione, ciascuno dal suo punto di vista. Il problema è che due persone che hanno entrambe ragione su cose incompatibili difficilmente si siedono insieme a girare un film.
Larry Cohen, la sceneggiatura e un’idea meravigliosamente semplice
È in questo contesto che entra in scena Larry Cohen, sceneggiatore e regista di B-movie di culto, scomparso nel 2019, responsabile tra gli altri di The Stuff, It’s Alive e Maniac Cop. Cohen era cresciuto venerando Wayne, aveva poi ammirato Eastwood, e aveva un’idea che sembrava così ovvia da chiedersi come mai nessuno ci avesse pensato prima.
Secondo gli archivi Clint Eastwood, Cohen completò la sceneggiatura di The Hostiles nel 1970. La trama era di una semplicità quasi disarmante: Eastwood è un giocatore d’azzardo che vince metà di un ranch di proprietà di un uomo più anziano interpretato da Wayne. I due si scontrano quasi immediatamente, le loro personalità e visioni del mondo sono incompatibili, ma quando il passato del giocatore porta guai al ranch sono costretti a unirsi per combattere i nemici del titolo. Semplice, classico nel meccanismo, ma con la potenzialità di diventare molto di più.
Il film non sarebbe stato solo un western. Sarebbe stato un meta-western, con Eastwood e Wayne che recitavano quasi se stessi mentre la sceneggiatura rifletteva il passaggio dalla visione romantica e idealizzata del vecchio West a quella più cupa e revisionista. Un passaggio di testimone cinematografico travestito da storia di frontiera. Eastwood lo capiva benissimo. Come disse lui stesso agli archivi: “Non stavo cercando di riscrivere lui. Stavo cercando di renderlo reale.”
Il primo rifiuto, le note aggiunte e il secondo rifiuto
Nel novembre del 1970 una copia della sceneggiatura di Cohen arrivò alla Batjac Productions, la casa di produzione di Wayne. Un’altra copia raggiunse la Malpaso Productions di Eastwood. Secondo il libro John Wayne: The Life and Legend di Scott Eyman, Eastwood inviò la sua copia a Wayne con un biglietto in cui scriveva che il progetto sembrava “promettente.” La risposta fu telegrafica: “No, grazie.”
Eastwood non si arrese. Dopo aver trasferito la Malpaso alla Warner Bros., comprò i diritti della sceneggiatura e ci lavorò sopra, aggiungendo note estese su come sviluppare i conflitti morali dei personaggi. Voleva qualcosa di più onesto, “il tipo di onestà che rendeva entrambi i personaggi a disagio.” Rimandò tutto a Batjac con un messaggio del tipo: guardatelo con attenzione questa volta, c’è spazio per tutti e due. Wayne rispose con la lettera su High Plains Drifter, che era tecnicamente una risposta a un film diverso dal copione che stava esaminando, il che suggerisce che forse non lo aveva nemmeno letto.
Eastwood, anni dopo, ammise con quella sua tipica onestà senza fronzoli: “Non ero molto bravo a spiegarmi.”
Il copione sulla barca e la fine di tutto
Michael Wayne, figlio di John, non aveva ancora perso le speranze. Contattò Larry Cohen, che gli disse con la pazienza di uno che aspetta da troppo tempo: “Avete tenuto bloccato questo copione per due anni. Se volete comprarlo, compratelo.” Michael promise di mostrarlo un’ultima volta a suo padre durante una gita sulla barca del Duca, il The Wild Goose.
Non andò bene. Cohen raccontò la scena al ricercatore Michael Doyle, autore di Larry Cohen: The Stuff of Gods and Monsters: “Chiamai Michael la settimana dopo e gli chiesi cos’era successo. Mi disse: ‘Beh, papà era seduto sulla barca e gli ho passato il copione. Lo ha guardato per qualche minuto e poi ha detto: questo pezzo di m*** ancora! E lo ha buttato in mare.'”
Cohen aggiunse: “Pensai tra me e me: ecco la mia bella sceneggiatura, che affonda lentamente sotto il Pacifico insieme alle speranze e ai sogni di Clint Eastwood.”
Non è una metafora. Non è una semplificazione giornalistica. John Wayne ha preso fisicamente la sceneggiatura di quello che avrebbe potuto essere uno dei western più importanti mai girati e l’ha buttata in mare. Con la calma di chi si libera di qualcosa di fastidioso. La segretaria storica di Wayne, Pat Stacy, confermò nella sua memoir Duke, a Love Story che il Duca era “disgustato”, e che aveva aggiunto: “È tutto quello che sanno scrivere oggi: lo sceriffo è il cattivo, la gente è stupida, qualcuno come me ed Eastwood arriva in città, si comporta da gran signore e tutti gli altri sono idioti.”
Una critica che, ironia della sorte, descrive abbastanza bene la trama di High Plains Drifter ma non necessariamente quella di The Hostiles.
Dean Cain, Hallmark e la giustizia poetica più amara della storia del cinema
Quasi trent’anni dopo, la sceneggiatura di Cohen, riscritta da Bob Barbash, è diventata un film televisivo per il Hallmark Channel. Si intitola The Gambler, the Girl, and the Gunslinger, è andato in onda nel 2009 e ha come protagonista Dean Cain nel ruolo che avrebbe dovuto essere di Eastwood. Dean Cain, per chi non lo ricordasse, è noto principalmente per aver interpretato Superman in una serie televisiva degli anni Novanta. Cohen, al riguardo, disse a Scott Eyman: “Scrivere un film con John Wayne sarebbe stato il momento culminante della mia carriera. Ma lui ha preferito fare film dimenticabili come Cahill e The Train Robbers invece di un film con Clint Eastwood. Ti rendi conto?”
La sceneggiatura destinata a due delle più grandi icone del cinema americano è finita su un canale noto principalmente per i suoi film natalizi in cui nevica sempre e la protagonista si innamora del sindaco del villaggio. È il tipo di giustizia poetica che fa ridere e piangere contemporaneamente. Cohen ha definito The Hostiles “una delle più grandi delusioni della mia carriera”, e aggiunse che Eastwood “non voleva farlo con nessun altro al di fuori di John Wayne.” Se non poteva essere fatto con quei due, non si faceva.
Una foto, un sorriso e un rimpianto che dura ancora
Quello che rimane, alla fine di tutto, è un’immagine. Nel 1976, sul set di The Shootist, ultimo film di John Wayne, qualcuno ha fotografato Wayne ed Eastwood insieme. Wayne è in costume western, Eastwood in abiti normali. Stanno sorridendo entrambi, con quell’aria di due persone che hanno lasciato perdere le tensioni e stanno semplicemente condividendo un momento. La divisione generazionale è visibile perfino nei vestiti: uno ancora nel West che aveva difeso per quarant’anni, l’altro già oltre. Ma sembrano a proprio agio.
Wayne morì tre anni dopo, nel 1979, a 72 anni. Il film non si è mai fatto. Unforgiven, il western crepuscolare con cui Eastwood chiuse simbolicamente il genere nel 1992, aveva qualcosa dello spirito che The Hostiles avrebbe potuto avere, ma senza Wayne non era la stessa cosa.
Cohen, intervistato negli ultimi anni di vita prima della sua morte nel 2019, continuava a parlare di quella sceneggiatura come di qualcosa che avrebbe potuto cambiare la storia del cinema western. Probabilmente aveva ragione. Sicuramente aveva ragione. E sicuramente quella sceneggiatura è ancora sul fondo del Pacifico, dove nessuno andrà mai a recuperarla.
Aggiungo mentalmente “piangere sui film che non sono stati girati” alla mia lista di propositi. Subito dopo “guardare più film importanti” e subito prima “iscriversi in palestra.”


