Ti dico subito una cosa: The Lost Bus è uno di quei film che dovresti vedere tutto d’un fiato, con il volume alto, magari al cinema se riesci. Non sul telefono tra una pausa e l’altra, non mentre fai altro. Perché quando Paul Greengrass (il maestro dietro United 93 e Captain Phillips) decide di trascinarti dentro l’inferno di un incendio devastante, lo fa davvero. Il problema? Prima devi sopravvivere a trenta minuti di pura manipolazione emotiva.
Arrivato su Apple TV+ il 3 ottobre dopo un’uscita limitata nei cinema il 19 settembre, questo film basato su una storia vera è un’esperienza tremendamente immersiva quando funziona. Ma ha difetti di sceneggiatura così evidenti che ti chiedi come siano finiti in un progetto del genere.
Kevin McKay: l’uomo più sfortunato d’America
Kevin McKay (Matthew McConaughey) sta attraversando letteralmente il periodo più buio della sua vita. La moglie lo ha lasciato. Il figlio Shaun (interpretato dal vero figlio di Matthew, Levi McConaughey) lo odia così tanto da augurargli la morte. La madre Sherry (Kay McCabe McConaughey, anche lei della famiglia) sta perdendo progressivamente contatto con la realtà.
E per finire? Gli muore pure il cane. Sì, hai capito bene: in una scena che sembra pensata apposta per renderlo il personaggio più miserabile possibile, anche Fido ci lascia le penne.
Ma aspetta, non è finita. In quella che il recensore Brian Tallerico definisce giustamente “uno degli scarichi di background più ridicolmente scritti degli ultimi anni”, la moglie di Kevin gli spiega al telefono in vivavoce tutti i suoi traumi: il rapporto difficile col padre appena morto, i fallimenti, ogni singola cosa che non va nella sua vita. Ovviamente in vivavoce, così anche noi spettatori possiamo sentire tutto e capire quanto faccia schifo essere Kevin McKay.
Ah, e il figlio si prende pure la febbre proprio in uno dei giorni più storici della California. Perché no?
Il vero problema: tutto questo non serve
Ed eccoci al cuore del problema. Niente di tutto questo era necessario. Non avevamo bisogno di sapere del cane morto per voler vedere Kevin salvare quei bambini. La verità è che McConaughey è un attore talmente bravo che può trasmettere tutto quel dolore semplicemente con il linguaggio del corpo e il modo in cui parla. È un attore incredibilmente costante: sempre bravo, a volte straordinario.
Greengrass e il suo co-sceneggiatore Brad Ingelsby (quello di Mare of Easttown) hanno sbagliato completamente i toni in questa prima parte. È così fuori sintonia con il resto del film che Brian Tallerico suggerisce addirittura di saltare la prima mezz’ora. E ha ragione.
Quando inizia il vero film: l’inferno del Camp Fire
Ma poi arriva il Camp Fire del 2018. Una linea elettrica che prende fuoco su un terreno che non vede pioggia da sette mesi. Le fiamme si muovono come un treno impazzito, divorando tutto in pochi minuti, saltando da un paese all’altro, diventando quasi istantaneamente inarrestabile.
Qui entra in scena Yul Vazquez nei panni di Ray Martinez, il capo battaglione dei vigili del fuoco della California. Vazquez fa un ottimo lavoro in questa parte, recitando la situazione senza strafare davanti alle telecamere. Il panico crescente, gli ordini urlati alla sua squadra diventano lo sfondo per la storia umana che si sta svolgendo dall’altra parte della città.
Kevin riceve una chiamata dalla sua dispatcher (Ashlie Atkinson): deve andare a prendere 23 bambini da una scuola elementar e portarli in salvo. All’inizio non sembra così difficile, ma tutti a Paradise, California, hanno sottovalutato quanto velocemente quell’incendio si sarebbe mosso e quanto sarebbe stato difficile evacuare mentre le fiamme avanzavano.
L’azione vera: quando il film decolla
Bloccato nel traffico con così tanto fumo nell’aria da oscurare il sole, Kevin e un’insegnante di nome Mary Ludwig (America Ferrera) fanno del loro meglio per mantenere calmi i bambini, anche mentre il loro stesso panico sale. Tagliare attraverso il traffico, provare scorciatoie, proteggere i bambini dalla vista di persone letteralmente in fiamme.
L’azione vera di The Lost Bus è rivettante da farti sudare freddo. È roba potentemente immersiva, così tanto che il recensore ammette di non essersi fermato a pensare a come stessero realizzando quelle scene fino a circa 100 minuti di film. Probabilmente un mix di green screen e stunt work, ma quando ci sei dentro non te ne accorgi. Ovviamente non c’è davvero uno scuolabus pieno di bambini che sfugge a un incendio mortale, ma l’immediatezza di ciò che Greengrass e il suo team tecnico realizzano ti trasporta completamente.
C’è una sequenza particolarmente efficace in cui Mary scende effettivamente dallo scuolabus per cercare acqua che ti farà battere il cuore all’impazzata.
McConaughey: il ritorno che aspettavamo
E qui dobbiamo parlare di Matthew McConaughey. Questo è in realtà il suo primo ruolo cinematografico degli anni 2020 (escludendo il doppiaggio). Un ritorno che ci ricorda quanto possa essere credibile sullo schermo, trovando quell’equilibrio perfetto tra carisma e qualità da uomo comune che fa di qualcuno una vera star del cinema.
Non serviva raccontarci che gli è morto il cane per voler vedere questo uomo salvare quei bambini, Mary e se stesso. È così semplice. McConaughey può trasmettere tutta quella storia passata che è stata trasformata in storia presente solo attraverso il suo modo di muoversi e parlare.
Un film vittima delle streaming wars
The Lost Bus è uno di quei film che sarà vittima delle guerre dello streaming. Certo, ha avuto un’uscita limitata al cinema, ma il fatto che arrivi su Apple TV+ due settimane dopo significa che la maggior parte delle persone lo vedrà in quel modo.
E qui arrivo al consiglio fondamentale: non guardare questo film sul telefono. Non guardarlo a pezzi mentre fai altro. Siediti, alza il volume. Lascia che ti trasporti come fanno i migliori disaster movie. Beh, forse dopo la prima mezz’ora.
Il verdetto finale
The Lost Bus è un film diviso in due. La prima parte è manipolativa, mal scritta, piena di cliché emotivi buttati lì senza grazia. La seconda parte è cinema d’azione puro e potente, che ti tiene incollato allo schermo con sequenze terrificanti in cui Greengrass e il suo team oscurano il sole e danno fuoco alla terra.
Le sequenze d’azione sono così ben fatte che i difetti di sceneggiatura diventano abbastanza facili da ignorare, ma è un peccato perché tengono comunque il progetto lontano da ciò che avrebbe potuto essere con un po’ più di fiducia nel pubblico e negli attori.
Se riesci a superare (o saltare) l’inizio pretenzioso, ti aspetta uno dei migliori disaster movie degli ultimi anni. È quel tipo di film che, se lo becchi in tv, finisci sempre per guardare l’ultima ora. Merita di essere visto, ma con le dovute aspettative.
La Recensione
The Lost Bus
The Lost Bus di Paul Greengrass racconta la storia vera di Kevin McKay, un autista di scuolabus che durante il devastante Camp Fire del 2018 in California deve salvare 23 bambini dalle fiamme insieme all'insegnante Mary Ludwig. Con Matthew McConaughey nel ruolo principale e America Ferrera come co-protagonista, il film si divide nettamente in due parti: una prima mezz'ora di manipolazione emotiva eccessiva con un bombardamento di tragedie personali mal scritte, seguita da un'ora di azione immersiva e rivettante che mostra Greengrass al suo meglio. Le sequenze dell'incendio sono tecnicamente straordinarie e tengono lo spettatore col fiato sospeso, ma i difetti di sceneggiatura nella caratterizzazione iniziale impediscono al film di raggiungere il suo pieno potenziale.
PRO
- Paul Greengrass dimostra ancora una volta di essere un maestro nel creare sequenze d'azione immersive
- Matthew McConaughey offre una performance credibile e carismatica nel suo primo ruolo cinematografico degli anni 2020
- Le sequenze dell'incendio sono tecnicamente straordinarie e ti tengono letteralmente col fiato sospeso per un'ora
CONTRO
- La prima mezz'ora è un bombardamento di tragedie personali manipolative e mal scritte che sembrano una parodia
- Il background del protagonista viene scaricato in modo ridicolo con la moglie che spiega tutto al telefono in vivavoce


