Stasera su Italia 1 alle 21:30 torna The Plane, il film d’azione con Gerard Butler che parte da un’emergenza in volo e poi cambia completamente terreno. Prima c’è un aereo colpito da un fulmine, poi un atterraggio disperato e infine un’isola dove il problema non è più soltanto riuscire a ripartire. Se lo avete già visto, però, c’è una curiosità che rende il film ancora più particolare: la storia avrebbe dovuto continuare con un sequel intitolato semplicemente Ship. Prima l’aereo, poi la nave. Nessuna voglia di complicarsi la vita nemmeno con i titoli.
Il progetto non era una battuta nata tra i fan. Ship era stato annunciato ufficialmente nel 2023 e avrebbe spostato l’attenzione soprattutto su Louis Gaspare, il personaggio interpretato da Mike Colter. Alla fine di The Plane il suo destino viene lasciato abbastanza aperto da poter proseguire la storia, e l’idea era proprio quella di raccontare cosa gli sarebbe successo dopo la fuga dall’isola. Gerard Butler non avrebbe avuto nuovamente il ruolo principale, ma era previsto un suo possibile ritorno e soprattutto rimaneva coinvolto nella produzione attraverso G-BASE.
Sembrava un seguito molto più concreto di tanti sequel annunciati e poi dimenticati. Mike Colter ha raccontato nel febbraio 2026 che la sceneggiatura era pronta e mancavano appena due settimane all’inizio della produzione. Poi Butler ha deciso di non proseguire con il progetto. A quel punto si è provato a capire se il film potesse andare avanti senza di lui, ma la produzione si è fermata e Ship è stato cancellato. Colter ha spiegato che la storia avrebbe ripreso Gaspare esattamente dal punto in cui lo avevamo lasciato nel primo film.
È quasi ironico pensare che The Plane fosse riuscito a guadagnarsi un seguito con una formula estremamente semplice. Il film era costato circa 25 milioni di dollari e ne ha incassati oltre 74 milioni nel mondo. Non numeri da kolossal, ma abbastanza per dimostrare che un action senza supereroi, universi condivisi e budget fuori controllo poteva ancora trovare il proprio pubblico.
E in effetti The Plane ha una struttura che sembra arrivare direttamente da un’altra epoca del cinema d’azione.
Gerard Butler interpreta Brodie Torrance, comandante di un volo diretto verso Tokyo con scalo alle Hawaii. Una tempesta manda fuori uso l’aereo e Torrance riesce a effettuare un atterraggio d’emergenza. Potrebbe già essere la conclusione di un film catastrofico, ma The Plane decide invece di cominciare da lì la seconda parte della storia. L’aereo è finito sull’isola di Jolo, nelle Filippine, in una zona controllata da gruppi armati. I passeggeri diventano ostaggi e il pilota deve cercare di riportarli a casa. L’unica persona che può realmente aiutarlo è proprio Gaspare, un detenuto accusato di omicidio che stava viaggiando sotto scorta.
Una delle curiosità più interessanti riguarda la nascita stessa della storia. Charles Cumming, scrittore scozzese noto soprattutto per i romanzi di spionaggio, ebbe l’idea durante un viaggio in Egitto con la famiglia. Inizialmente pensava di trasformarla in un romanzo. Il produttore Mark Vahradian lo convinse invece a svilupparla direttamente per il cinema. Da lì il progetto passò attraverso diversi anni di lavorazione prima di arrivare finalmente sul set.
Anche la produzione ebbe una vita tutt’altro che tranquilla. Lionsgate aveva acquisito i diritti nel 2019, ma nel 2020 abbandonò temporaneamente il progetto per problemi legati all’assicurazione durante la pandemia. I diritti passarono a Solstice Studios, salvo poi tornare nuovamente a Lionsgate nel 2021. Gerard Butler era già legato al film e figura anche tra i produttori.
Le riprese si sono svolte soprattutto a Porto Rico, non nelle Filippine. Le giungle locali sono state utilizzate per ricreare l’isola di Jolo, mentre per le scene esterne dell’aereo la produzione recuperò un vecchio velivolo appartenuto al Dipartimento dell’Istruzione di Porto Rico. Era fermo da tempo su una pista e praticamente abbandonato. Il reparto scenografico lo rimise in condizioni adatte alle riprese e ricostruì perfino i motori mancanti, che nel frattempo erano stati venduti come rottami.
L’interno dell’aereo richiese invece un lavoro completamente diverso. La cabina e parte della fusoliera furono ricostruite in studio e montate su una grande struttura mobile, capace di oscillare e inclinarsi per simulare la turbolenza e la discesa d’emergenza. Non era quindi Gerard Butler a fingere di venire sballottato davanti a una telecamera ferma. Il set stesso veniva mosso per dare agli attori una sensazione fisica molto più credibile.
Butler volle prepararsi anche sul lato tecnico. Ha raccontato di avere trascorso parecchio tempo nei simulatori e dentro una vera cabina di pilotaggio per imparare i movimenti fondamentali. Non voleva limitarsi a premere tasti a caso mentre pronunciava qualche frase tecnica. L’obiettivo era fare in modo che lo spettatore credesse di trovarsi davanti a un pilota capace di gestire realmente un’emergenza.
Questo dettaglio spiega bene perché Brodie Torrance risulti diverso da molti personaggi interpretati da Butler. Non è presentato fin dall’inizio come una macchina da guerra. È un pilota con esperienza militare, certo, ma il film insiste soprattutto sulla sua responsabilità verso i passeggeri. Deve prendere decisioni rapide, mantenere la calma e affidarsi a una persona che in condizioni normali avrebbe probabilmente evitato accuratamente.
Anche Mike Colter aveva un compito particolare. Gaspare non doveva sembrare soltanto il classico detenuto misterioso che all’improvviso sa fare qualsiasi cosa. La sceneggiatura rivela gradualmente il suo passato militare, mentre il film lascia abbastanza dubbi sulla sua storia da renderlo meno prevedibile. Proprio per questo l’idea di dedicargli Ship aveva una certa logica: c’era ancora parecchio da raccontare.
Per dare maggiore credibilità alle scene d’azione furono coinvolti anche ex Navy SEAL. Remi Adeleke e Pete Scobell, entrambi con esperienza militare reale, interpretano due membri della squadra inviata per recuperare i passeggeri. La produzione cercava persone che conoscessero realmente movimenti, armi e procedure operative, evitando di costruire ogni scena soltanto attraverso la coreografia cinematografica. Adeleke, tra l’altro, aveva lavorato anche come medico nei SEAL e ha raccontato di aver trovato diversi punti di contatto con il personaggio affidatogli.
Persino il titolo ha una storia curiosa. Secondo le informazioni raccolte da IMDb, lo studio avrebbe preferito un nome diverso, ma Butler insistette per mantenere Plane. Una parola sola, immediata e quasi brutalmente semplice. Il pubblico deve sapere che c’è un aereo, e infatti c’è un aereo. Il seguito avrebbe applicato esattamente lo stesso principio: Ship. Una nave. A quel punto un eventuale terzo capitolo avrebbe potuto tranquillamente chiamarsi Train e nessuno avrebbe avuto bisogno del trailer per capire dove sarebbe finito Gerard Butler.
La semplicità è probabilmente una delle qualità che hanno fatto funzionare il film. The Plane dura 107 minuti, mette il protagonista nei guai quasi immediatamente e non si ferma troppo a costruire sottotrame destinate a durare cinque sequel. Prima devi atterrare vivo. Poi devi recuperare i passeggeri. Infine devi trovare il modo di andartene.
Il regista Jean-François Richet aveva già dimostrato di trovarsi bene con un cinema d’azione concreto. Prima di The Plane aveva diretto Assault on Precinct 13 e Blood Father con Mel Gibson, oltre ai due film francesi dedicati al criminale Jacques Mesrine. Nel film con Butler privilegia spesso combattimenti ravvicinati e sparatorie leggibili, senza trasformare ogni sequenza in un accumulo di effetti digitali.
C’è poi un elemento che rende la storia di Ship quasi più curiosa del film stesso. Il sequel non è stato cancellato nella fase delle prime idee. Era arrivato vicinissimo alle riprese. Questo significa che non sapremo probabilmente mai cosa sarebbe successo a Gaspare dopo essere rimasto sull’isola, nonostante esistesse già una sceneggiatura pensata proprio per rispondere a quella domanda.
Per ora, quindi, The Plane resta un film unico. Gerard Butler atterra, salva i passeggeri, Mike Colter scompare verso una storia che avrebbe dovuto continuare e la saga dei mezzi di trasporto si ferma prima ancora di poter salire a bordo della nave.
Peccato, perché ammettiamolo: dopo Plane e Ship, volevamo almeno scoprire quanto lontano fossero disposti ad arrivare con i titoli.
Guarderai The Plane stasera su Italia 1? E avresti voluto vedere Ship per scoprire cosa sarebbe successo a Louis Gaspare dopo il finale? Scrivicelo nei commenti.
