C’è una cosa che i fan dei fumetti e delle loro trasposizioni fanno meglio di chiunque altro: aspettare. Aspettano anni, a volte decenni, con una pazienza che farebbe invidia a un prete in confessionale, coltivando la speranza che prima o poi il personaggio che amano torni in una veste degna di lui. I fan del Punitore aspettavano Jon Bernthal da quando la serie Netflix era finita, e dopo il ritorno in Daredevil: Born Again si erano ritrovati con qualcosa di buono ma non abbastanza, perché nella seconda stagione il personaggio era stato tagliato del tutto, come quando ordini una pizza e ti arriva senza la metà degli ingredienti che avevi scelto. The Punisher: One Last Kill, lo speciale disponibile su Disney+, è arrivato per rimediare a questa situazione, e lo fa in parte bene e in parte con quella fretta che si sente quando quarantotto minuti devono fare il lavoro di un film intero.
Lo speciale è ambientato durante la seconda stagione di Born Again, con Frank Castle nascosto in un appartamento del quartiere Little Sicily di New York, alle prese con flashback continui, sensi di colpa e la costante sensazione di non avere più uno scopo. Chi conosce il personaggio sa che questo è un territorio familiare: il Punitore funziona meglio quando è un uomo distrutto che trova nel dolore la ragione per andare avanti, e Bernthal lo porta in scena con quella fisicità intensa che ha sempre reso il suo Frank Castle più convincente di qualsiasi versione precedente.Il problema emerge quando la storia smette di concentrarsi sui pensieri dei personaggi e prova a diventare più movimentata: il passaggio è troppo brusco e si nota subito, soprattutto nel ritmo del montaggio.
Judith Light nei panni di Ma Gnucci, la boss mafiosa che manda tutti i criminali del quartiere a dargli la caccia, è una scelta azzeccata che la serie sfrutta meno di quanto potrebbe. Ha una presenza inquietante che funziona, ma qualcuno negli uffici di sceneggiatura ha pensato bene di darle una battuta così brutta da far alzare gli occhi al cielo a chiunque la senta. Non la riporto per pietà, ma fidati: quando la senti, la ricordi.
L’azione, quando arriva davvero, è la parte migliore di The Punisher: One Last Kill. Ultra violenta, diretta, con quella qualità brutale e senza fronzoli che rende il personaggio quello che è. Se sei venuto qui per vedere il Punitore fare quello che il Punitore fa, i minuti finali ti ripagano dell’attesa. Il problema è che, nelle scene più intense, il montaggio diventa troppo caotico e finisce per togliere chiarezza a momenti che avrebbero avuto più forza se fossero stati mostrati meglio.
Alla fine lo speciale sembra meno uno stand-alone compiuto e più una lettera aperta alla Marvel per chiedere un film completo. Bernthal ha chiaramente qualcosa da dire su questo personaggio, Green sa come dirigerlo, e quarantotto minuti sono abbastanza per dimostrarlo ma non abbastanza per realizzarlo pienamente. Vale la pena guardarlo? Sì, soprattutto se hai seguito Born Again. Vale la pena sperare che prima o poi qualcuno alla Marvel metta in produzione qualcosa di più lungo e con il budget giusto? Anche quello.
La Recensione
The Punisher: One Last Kill
The Punisher: One Last Kill è uno speciale Disney+ di quarantotto minuti con Jon Bernthal nei panni di Frank Castle, ambientato durante la seconda stagione di Daredevil: Born Again. Frank si nasconde a New York, distrutto dai sensi di colpa, finché la boss mafiosa Ma Gnucci interpretata da Judith Light non mette tutti i criminali del quartiere sulle sue tracce. La prima metà punta sull'introspezione psicologica, la seconda sull'azione ultraviolenta che il personaggio richiede, e il montaggio non sempre regge il passaggio tra le due. Bernthal è ancora il migliore in assoluto nel ruolo, lo speciale sembra un proof of concept per un film vero, e quarantotto minuti non bastano. Giudizio: imperfetto ma necessario, e lascia voglia di molto di più.
PRO
- Jon Bernthal è ancora la migliore versione possibile di Frank Castle, e ogni minuto in cui è in scena lo dimostra
- Le sequenze d'azione nella seconda metà sono brutali e ben costruite, nel pieno rispetto di quello che il personaggio deve essere
CONTRO
- Quarantotto minuti sono troppo pochi per fare tutto quello che lo speciale vuole fare, e si sente in ogni scena di transizione
- Il montaggio nelle sequenze d'azione più intense è caotico e toglie chiarezza a momenti che avrebbero meritato più spazio


