Horror | Italia, 2023 | Diretto da Federico Zampaglione.
Devo confessarti una cosa: quando ho sentito parlare di “The Well”, l’ultimo horror italiano di Federico Zampaglione, le aspettative erano piuttosto alte. Un film che prometteva di riportare in vita la tradizione del cinema dell’orrore nostrano, con Lauren LaVera (protagonista di “Terrifier 2”) nel ruolo principale. Purtroppo, la realtà è ben diversa dalla promessa, e questo film rappresenta l’emblema perfetto di come buone intenzioni e pessima esecuzione possano rovinare anche l’idea più interessante.
Una trama che parte bene, poi naufraga
La storia segue Lisa (Lauren LaVera), una restauratrice di dipinti che si reca in un piccolo villaggio italiano per restaurare un quadro medievale. Quello che dovrebbe essere un lavoro di routine si trasforma rapidamente in un incubo quando si scopre che il dipinto è legato a una maledizione ancestrale. Nel frattempo, un gruppo di backpacker finisce intrappolato nello stesso luogo, diventando vittima di torture e violenze gratuite.
L’idea di base – “Hostel” incontra “Il ritratto di Dorian Gray” – non è malvagia. Il problema è che il film non sa cosa vuole essere: un horror soprannaturale incentrato sul quadro maledetto o un torture-porn senza senso? Il risultato è una confusione narrativa che lascia lo spettatore spaesato e deluso.
La recitazione: un disastro su tutta la linea
Se pensavi che il cinema horror italiano moderno potesse reggere il confronto con i classici di Argento e Fulci, ti sbagli di grosso. Le performance attoriali in “The Well” sono imbarazzanti al limite del comico. I personaggi reagiscono alle situazioni di vita o di morte con la stessa energia di chi legge la lista della spesa, come ha osservato giustamente uno spettatore.
Lauren LaVera, pur essendo l’unica a salvarsi parzialmente, non riesce a portare sulle spalle un film così mal costruito. Il resto del cast naviga tra recitazioni legnose e momenti di involontaria comicità che trasformano scene che dovrebbero terrorizzare in sketch involontari.
Regia assente e tecnica scadente
Federico Zampaglione sembra aver dimenticato tutto quello che aveva imparato nei suoi lavori precedenti. La regia è completamente assente, la fotografia è mal gestita con scene sfocate e illuminazione piatta che uccide qualsiasi tentativo di creare atmosfera.
Particolarmente ridicoli sono gli effetti speciali da “scuola di cinema” e il doppiaggio italiano che conferisce al film l’effetto di una soap opera anni ’90. C’è persino una scena in cui un personaggio viene colpito da una balestra a distanza ravvicinata ma finisce misteriosamente sospeso a un metro da terra – logica cinematografica al suo minimo storico.
Gore senza senso, horror senza paura
Il film punta tutto su violenza gratuita e gore nella speranza di mascherare la mancanza totale di una trama sensata. Ma come ha notato acutamente qualcuno: “Se il genere si chiamasse ‘disgusto’ invece che ‘horror’ avrebbe senso”. Non una volta il film riesce a terrorizzare, creare suspense o anche solo mantenere l’interesse dello spettatore.
Le scene di tortura sembrano inserite a caso, senza alcun collegamento logico con la storia principale del dipinto maledetto. È come guardare due film diversi montati insieme da qualcuno che ha bevuto troppo caffè.
Il titolo che non c’entra niente
Anche il titolo “The Well” è fuorviante. Il pozzo gioca un ruolo marginale nella storia, tanto che molti spettatori si sono chiesti perché non abbiano scelto un titolo più appropriato. Il focus doveva essere sul dipinto maledetto, ma evidentemente anche gli autori erano confusi su cosa stessero raccontando.
Alcuni difendono l’indifendibile
Devo essere onesto: c’è chi ha apprezzato il film, soprattutto tra gli nostalgici dell’horror italiano classico. Alcuni parlano di “atmosfere da incubo”, “effetti pratici old school” e “omaggio ai maestri del genere”. Ma francamente, sembra più nostalgia cieca che giudizio obiettivo.
Un critico italiano ha addirittura definito il film “un piccolo gioiello”, ma considerando che era amico del truccatore del film, la sua obiettività è quantomeno discutibile. Come ha notato qualcuno: quando l’account Instagram ufficiale del film attacca tutti i critici negativi accusandoli di incompetenza, forse il problema non sono i critici.
Un’occasione persa per l’horror italiano
Il cinema horror italiano aveva bisogno di un film che ne rilanciasse la tradizione, non di questa parodia involontaria che finisce per danneggiare ancora di più la reputazione del genere nel nostro paese. “The Well” è la dimostrazione che non basta amare l’horror per saperlo fare.
Il verdetto finale
“The Well” è un film che fallisce su tutti i fronti: sceneggiatura inesistente, regia assente, recitazione imbarazzante e effetti speciali ridicoli. L’unico motivo per vederlo è se vuoi ridere con gli amici di quanto possa essere grottesco un film horror moderno.
Se cerchi un vero horror italiano, riguardati i classici. Se vuoi un film con un pozzo, c’è sempre “The Ring”. Ma se vuoi sprecare 90 minuti della tua vita in modo creativo, “The Well” fa al caso tuo – almeno potrai dire di aver visto uno dei peggiori horror italiani degli ultimi anni.
Il film è disponibile su Amazon Prime Video.
La Recensione
The Well
The Well è un horror italiano che rappresenta tutto quello che non dovrebbe essere un film del genere: trama confusa, regia assente, recitazione imbarazzante e un uso gratuito della violenza che non riesce a nascondere l'assenza totale di una storia sensata. Nonostante alcuni tentativi di omaggiare i classici dell'horror italiano, il risultato finale è una parodia involontaria che non migliora la reputazione del cinema di genere nostrano.
PRO
- Lauren LaVera se la cava bene
CONTRO
- Performance legnose che trasformano il terrore in commedia involontaria
- Storia confusa che non sa se essere horror soprannaturale o torture-porn
- Zampaglione dimostra di aver dimenticato come si fa un film
- 90 minuti che non riavrai mai più, senza nemmeno il divertimento trash


