Il 6° giorno è uno di quei film che partono da un’idea molto semplice e ancora oggi riescono a farsi ricordare: Arnold Schwarzenegger scopre di essere stato clonato e si ritrova a combattere contro un sistema che ha già deciso di cancellarlo. Basta questo per capire perché il film continui a incuriosire, soprattutto quando ricompare in tv o sulle piattaforme. Non è solo un thriller fantascientifico con inseguimenti, sparatorie e il solito Schwarzenegger che prova a rimettere le cose a posto. Dentro c’è anche una domanda piuttosto chiara: che cosa succede quando la tecnologia supera un confine che, almeno in teoria, non dovrebbe toccare?
Il film, diretto da Roger Spottiswoode, prende il titolo da un riferimento biblico preciso. Nel libro della Genesi, il sesto giorno è quello in cui Dio crea l’uomo. Nel mondo raccontato dal film esistono infatti le cosiddette Leggi del Sesto Giorno, che vietano la clonazione umana. Gli animali, invece, si possono clonare senza problemi. Ed è proprio da questo dettaglio che la storia comincia a muoversi in modo inquietante.
Il protagonista è Adam Gibson, interpretato da Schwarzenegger, che lavora come pilota di voli charter insieme all’amico Hank, interpretato da Michael Rapaport. Adam è un uomo abbastanza normale, con una famiglia, una figlia e una vita che sembra tutto sommato tranquilla. Poi succede qualcosa che cambia il quadro. Il cane di sua figlia muore e attorno a questo evento iniziano a comparire segnali strani, piccoli dettagli che all’inizio sembrano solo coincidenze. Quando però Adam torna a casa e trova un altro se stesso al suo posto, la faccenda smette di essere strana e diventa un incubo vero.
Ed è lì che Il 6° giorno trova la sua parte migliore. Non tanto nell’azione, che comunque non manca, ma nell’idea di vedere un uomo costretto a difendere la propria identità nel senso più letterale possibile. Adam non deve solo salvarsi. Deve anche dimostrare di essere lui, quello vero, mentre attorno a lui si muove una macchina molto più potente, organizzata e spietata. In pratica il film prende una paura molto concreta, quella di essere sostituiti, e la porta dentro una fantascienza da grande pubblico.
A rendere il quadro ancora più interessante c’è il personaggio di Michael Drucker, il proprietario della società di clonazione, interpretato da Tony Goldwyn. È il classico uomo convinto che il progresso giustifichi ogni passo avanti, anche quando quel passo entra in un terreno pericoloso. E il film, senza diventare troppo pesante o filosofico, fa capire bene questo punto: il problema non è solo la clonazione in sé, ma l’idea che qualcuno possa decidere fin dove spingersi senza più alcun limite morale. Non è un tema leggerissimo, ma il film lo inserisce dentro una struttura molto accessibile.
Certo, parliamo pur sempre di un film con Arnold Schwarzenegger, quindi non bisogna aspettarsi un dramma intimista o una riflessione sottile in ogni scena. Il 6° giorno resta un prodotto di fantascienza d’azione, con un ritmo costruito per intrattenere, spiegare il giusto e poi ripartire. Però è proprio questo il suo merito: affronta un argomento complesso come la clonazione senza sembrare una lezione mascherata da film. Ti mette davanti a un’idea forte, ci costruisce sopra una storia chiara e lascia che sia il pubblico a farsi qualche domanda in più.
E forse è proprio questo che lo rende ancora interessante oggi. Quando uscì, la clonazione sembrava un tema da futuro non troppo vicino. Oggi, invece, il discorso attorno ai limiti della scienza, dell’intelligenza artificiale e della manipolazione della vita è molto più presente di allora. Il 6° giorno non dà risposte profonde, ma tocca un nervo che ancora funziona: fino a che punto siamo disposti ad accettare che la tecnologia copi, sostituisca o replichi ciò che consideriamo umano? Tu riusciresti a fidarti di un mondo in cui un giorno potresti trovare un altro te stesso seduto a tavola con la tua famiglia?
Alla fine, Il 6° giorno non è solo un film d’azione con una trovata forte. È anche una storia che usa bene il suo protagonista e una premessa che, ancora oggi, non suona affatto innocua. Se ti capita di rivederlo, probabilmente noterai che dietro il lato spettacolare c’è un’idea meno banale di quanto sembri. Se ti va, dimmi la tua: lo ricordi come puro intrattenimento oppure pensi anche tu che avesse qualcosa in più?

