Prima di cominciare, un avviso che vale la pena leggere davvero: questo articolo contiene importanti rivelazioni sulla trama e sul finale de L’ultima missione: Project Hail Mary. Se non avete ancora visto il film e non volete sapere come va a finire, fermatevi qui. Andate al cinema, godetevelo, e poi tornate a leggere. Ne vale davvero la pena. Se invece lo avete già visto, o siete semplicemente curiosi di capire meglio quello che è successo, allora continuate pure.
Un film che ha sorpreso tutti
L’ultima missione: Project Hail Mary è arrivato nelle sale italiane il 19 marzo 2026 e in pochi giorni è già il film più visto del momento. Ryan Gosling interpreta Ryland Grace, un insegnante di scienze delle scuole medie con un dottorato in biologia molecolare, che si risveglia a bordo di un’astronave a dodici anni luce dalla Terra senza ricordare nulla. Non sa come ci è arrivato, non sa perché è lì, non sa nemmeno il suo nome. I ricordi tornano lentamente, a pezzi, mentre la storia avanza su due piani temporali intrecciati: il presente a bordo della navicella e il passato sulla Terra, dove capisce pezzo per pezzo cosa è successo.
La Terra sta morendo. Un organismo microscopico chiamato Astrofago sta lentamente assorbendo l’energia del Sole. Se non si trova una soluzione entro qualche decennio, il freddo e il buio distruggeranno ogni forma di vita sul pianeta. La missione Hail Mary è l’ultima carta disponibile: raggiungere la stella Tau Ceti, l’unica nelle vicinanze immune al problema, capire il perché e trasmettere i dati alla Terra. Grace è l’unico scienziato rimasto a bordo dopo che il resto dell’equipaggio non ha sopravvissuto al lungo coma indotto necessario per il viaggio interstellare.
L’incontro con Rocky
Quello che Grace non si aspetta, e che il pubblico non si aspetta, è di non essere solo. Accanto alla sua navicella compare un’altra astronave di origine non umana. L’alieno che Grace chiama Rocky appartiene alla specie degli Eridiani e si trova lì per lo stesso motivo: salvare il suo pianeta, anch’esso minacciato dagli Astrofagi. I due non si capiscono, vivono in ambienti fisicamente separati e con biologie completamente incompatibili. Eppure riescono a costruire un sistema di comunicazione basato sulle melodie musicali che Rocky emette per parlare. Grace costruisce un traduttore con due vecchi computer portatili e da quel momento tra i due nasce qualcosa di straordinario.
È uno dei rapporti più belli che la fantascienza abbia raccontato al cinema negli ultimi anni. Due esseri completamente diversi, lontanissimi per natura e provenienza, che trovano un terreno comune nella scienza, nella curiosità e nel rispetto reciproco. Insieme scoprono i Taumoeba, organismi microscopici capaci di nutrirsi degli Astrofagi. La soluzione al problema esiste. Bisogna solo trovare il modo di renderla praticabile per entrambe le civiltà.
Il colpo di scena
Fin qui la storia sembra quella di un uomo coraggioso in una missione impossibile. Poi arriva il momento che Andy Weir, autore del romanzo originale pubblicato nel 2021, ha definito il centro di tutta la narrazione. Attraverso i flashback del passato di Grace, scopriamo qualcosa che nessuno si aspettava: Ryland Grace non ha mai voluto andare nello spazio. Quando gli è stato chiesto di partire ha rifiutato. Ha tentato di scappare. È stato fermato dalle autorità e costretto con la forza a entrare nella capsula. L’uomo che vediamo comportarsi da eroe in ogni scena, che ha trovato Rocky, che ha capito come usare i Taumoeba, che sta salvando due civiltà, è lo stesso uomo che qualche anno prima stava letteralmente fuggendo per non dover salire su quella navicella.
Weir ha spiegato perché questa rivelazione era per lui irrinunciabile: “Volevo costruire un personaggio con una paura quasi patologica del conflitto, qualcuno di solitario, senza amici stretti. E poi volevo che trovasse qualcuno per cui valeva la pena rischiare la vita.” Quella persona è Rocky. L’amicizia con l’alieno è ciò che trasforma Grace da uomo in fuga a uomo capace di qualsiasi sacrificio. L’autore ha poi aggiunto: “Penso che tutti possiamo capire l’idea di sentirsi sopraffatti, non qualificati e spaventati. È fondamentale che ci si identifichi con il protagonista, che si faccia il tifo per lui.”
Questa struttura narrativa ha radici profonde nella storia della letteratura e del cinema. In Guerre Stellari Luke Skywalker all’inizio dice a Obi-Wan Kenobi che non può partire. In Il Signore degli Anelli Frodo cerca di restituire l’Anello a Gandalf. È quella che gli studiosi di narrativa chiamano la “negazione della chiamata”, il momento in cui il futuro eroe si tira indietro prima di essere costretto ad andare avanti. In L’ultima missione, però, questa rivelazione arriva in ritardo, come un’onda che colpisce lo spettatore quando meno se lo aspetta. E retroattivamente rende tutto quello che Grace ha fatto ancora più potente. Non era destinato a essere un eroe. Lo è diventato.
La scelta finale e il significato del finale
Il finale del film porta questa idea alle sue conseguenze più estreme e commoventi. Grace ha finalmente i dati necessari per salvare la Terra ed è pronto a impostare la rotta di ritorno. Ma proprio in quel momento scopre che Rocky è in pericolo. La sua navicella è gravemente danneggiata e non sopravviverà senza aiuto immediato. Grace si trova davanti a una scelta che non ammette vie di mezzo: tornare sulla Terra e salvare miliardi di persone, oppure deviare la rotta e salvare Rocky, rinunciando per sempre alla propria casa, alla propria vita, a tutto quello che conosce.
Grace sceglie Rocky.
I dati vengono comunque trasmessi alla Terra attraverso alcune sonde che Grace aveva già preparato, ribattezzate con i nomi dei Beatles, e l’umanità sopravvive. Nel finale vediamo Eva Stratt, interpretata da Sandra Hüller, ormai invecchiata, che viaggia su un oceano quasi completamente ghiacciato mentre la temperatura del pianeta comincia lentamente a risalire. La Terra ce la fa.
Grace, invece, vive sul pianeta alieno di Rocky. Gli Eridiani gli costruiscono una cupola con una spiaggia e l’oceano, un angolo di Terra ricreato apposta per lui. E Grace torna a fare quello che ha sempre fatto meglio: insegnare. Questa volta ai giovani Eridiani. Il film si chiude su questa immagine al tempo stesso calda e malinconica. Un uomo che ha rinunciato a tutto ciò che aveva, ma che ha trovato un posto nel mondo, anche se quel mondo è a dodici anni luce dal suo.
Il film lascia aperta in modo sottile la possibilità che Grace possa un giorno tornare sulla Terra: la navicella Hail Mary viene rifornita di carburante dagli Eridiani. Nel romanzo di Weir questa porta rimane invece definitivamente chiusa.
Il finale racconta qualcosa di molto semplice e di molto vero. Le persone più improbabili possono diventare le più coraggiose. E spesso, per diventarlo, basta trovare qualcuno che vale la pena proteggere, anche a costo di perdere tutto il resto. Grace era un uomo che scappava. Alla fine è l’uomo che ha salvato due mondi e ha scelto di restare nell’unico posto in cui si sentiva davvero a casa.
Voi avete già visto L’ultima missione: Project Hail Mary? La scelta finale di Grace vi ha convinto oppure avreste voluto un finale diverso? Lasciate un commento qui sotto, vogliamo sapere cosa ne pensate.


