Attenzione agli spoiler!
Mae Martin ha confezionato una delle miniserie più disturbanti e affascinanti dell’anno con “Wayward”, thriller psicologico di Netflix che scava nel lato oscuro dell’industria dei centri per adolescenti problematici. Otto episodi che mescolano elementi alla Twin Peaks con una critica sociale tagliente, raccontando la storia di Tall Pines, una cittadina del Vermont che nasconde segreti inquietanti dietro la sua facciata idilliaca.
La serie, ispirata dalla fuga di un amico d’infanzia di Martin da un vero “istituto per adolescenti problematici”, segue Alex (Mae Martin), nuovo agente di polizia che percepisce immediatamente qualcosa di sinistro nella città, e due teenager canadesi – Abbie (Sydney Topliffe) e Leila (Alyvia Alyn Lind) – che arrivano controvoglia alla misteriosa scuola gestita dalla carismatica ma inquietante Evelyn (Toni Collette).
Il finale non solo risolve il destino dei protagonisti ma svela anche i meccanismi perversi che regolano Tall Pines, offrendo risposte concrete su alcuni misteri mentre lascia deliberatamente aperti interrogativi più profondi. Una struttura narrativa che bilancia rivelazioni esplicite con ambiguità interpretative, creando un’esperienza di visione che continua a risuonare anche dopo i titoli di coda.
La serie affronta tematiche delicate come il trauma generazionale, il controllo mentale e l’abuso di potere mascherato da terapia, utilizzando elementi horror e thriller per costruire una metafora potente sui pericoli dei sistemi autoritari che promettono guarigione ma praticano manipolazione.
La vera natura di Evelyn e le origini di Tall Pines
La backstory di Evelyn viene rivelata attraverso flashback nel penultimo episodio, mostrando come la leader del culto sia finita a Tall Pines. Rimasta incinta da adolescente, scappa di casa dopo che i genitori le portano via il bambino, finendo nell’orbita di Weldon (Victor Andres Turgeon-Trelles), un uomo carismatico e manipolatore che gestisce il culto locale.
Il sistema di credenze del culto si basa sull’idea di cancellare i traumi generazionali attraverso rituali centrati su una “porta verde” che il padre di Weldon avrebbe visto durante un coma. Questa porta diventa il fulcro dei trattamenti che Evelyn somministra agli studenti, utilizzando un mantra specifico: “Sei sdraiato sulla schiena, gridi chiamando tua madre. Lei è in piedi di fronte al muro. Ti dà le spalle. Suona una campana. Tua madre si gira verso di te. È silenziosa, ma ha la bocca spalancata. Nella sua bocca c’è una porta”.
La dinamica di potere cambia quando Evelyn inizia a dissentire dai metodi sempre più autoritari di Weldon. In un atto di ribellione definitiva, lo uccide davanti all’intera comunità, recitando lo stesso mantra che userà poi con i suoi studenti. Questo omicidio segna l’inizio del suo regno su Tall Pines, trasformandola da vittima a perpetratrice del sistema che l’aveva inizialmente attratta.
Il simbolismo dei rospi e il veleno allucinogeno
I rospi rappresentano uno dei motivi ricorrenti più intriganti della serie, apparendo in fotografie incorniciate, gracidando in sottofondo e materializzandosi fisicamente davanti ai personaggi. La rivelazione finale svela che il loro veleno viene utilizzato durante i trattamenti allucinogeni che Evelyn somministra agli studenti durante le sessioni del “salto”.
La simbologia del rospo si collega perfettamente ai temi della serie: in molte culture rappresenta la riflessione interiore e i problemi irrisolti, parlando direttamente ai temi del trauma generazionale e del “salto” dall’adolescenza all’età adulta. Il veleno di rospo, contenente sostanze psicotrope come la DMT, viene utilizzato come strumento di controllo mentale mascherato da terapia spirituale.
Il destino delle due protagoniste canadesi
Abbie e Leila pianificano insieme la fuga da Tall Pines, ma solo una delle due riesce effettivamente a lasciare il Vermont. La loro storia d’amicizia viene messa alla prova quando Leila confessa ad Abbie di essere responsabile della morte della sorella Jess, un trauma che non è mai riuscita a elaborare completamente.
Il piano di fuga viene orchestrato con l’aiuto di Rory (John Daniel): ingannano Mule (Tricia Black), membro dello staff, scrivendole un biglietto falso dal fidanzato francese che la invita a pranzo in città. Si nascondono nell’autobus che lei guida oltre i cancelli chiusi e scappano quando Mule si ferma al caffè.
La loro fuga scatena un allarme in tutta la città e vengono presto braccati. Rifugiatisi in una casa vuota, Leila prende la decisione di rimanere, spiegando ad Abbie che non vuole più continuare a scappare e crede che Tall Pines possa davvero aiutarla. Una scelta che dimostra quanto profondamente il sistema di Evelyn sia riuscito a penetrare nella sua psiche.
Il sacrificio di Rory e la fuga di Abbie
Rory e Abbie proseguono nella fuga ma vengono presto circondati. In un momento di pura disperazione e amore, Rory chiede un bacio ad Abbie e poi si sacrifica per permetterle di scappare, distraendo i loro inseguitori. Abbie riesce a raggiungere l’auto di Alex nascosta nei boschi, che era stata preparata come veicolo di fuga.
La fuga di Abbie rappresenta l’unica vera vittoria della serie, dimostrando che è possibile sfuggire al controllo di sistemi oppressivi, ma solo attraverso sacrifici enormi e perdite dolorose. Il suo personaggio incarna la resilienza e la determinazione necessarie per spezzare i cicli di abuso.
La caduta di Alex e l’ascesa di Laura
Alex subisce il “trattamento” di Evelyn quando viene catturato e sottoposto alla terapia del “salto” con il veleno di rospo. Durante l’esperienza allucinogena, Evelyn tenta di manipolarlo convincendolo che Laura (Sarah Gordon) è in travaglio e che il loro rapporto è basato solo sulla sua fantasia di famiglia nucleare perfetta.
Evelyn afferma anche che Laura ha ucciso i suoi genitori, motivo per cui sono scomparsi senza lasciare traccia, ma non fornisce spiegazioni per le sue azioni. L’attendibilità di Evelyn rimane dubbia, lasciando al pubblico il compito di decidere cosa credere.
La situazione cambia quando Rabbit (Tattiawna Jones) attacca Evelyn, che collassa nell’acqua. Alex approfitta dell’opportunità per iniettare a Evelyn il veleno rimanente e tenta la fuga. Tuttavia, il suo partner Dwyane (Brandon Jay McLaren) lo aspetta fuori, apparentemente incaricato di fermarlo. Alex è costretto a ucciderlo colpendolo con una roccia.
La nascita inquietante e il nuovo ordine
Alex arriva a casa giusto in tempo per la nascita del figlio, ma scopre presto che crescere questo bambino a Tall Pines sarà tutt’altro che normale. Laura annuncia che dovrebbero fare contatto pelle-a-pelle con il neonato, apparentemente rivolgendosi ad Alex.
Ma l’intera città, presente per la nascita del primo bambino in generazioni, si spoglia per abbracciare il piccolo, ognuno stabilendo una connessione con questo “bambino miracolo”. Una scena disturbante che suggerisce come il neonato stia diventando il fulcro di un nuovo sistema di controllo collettivo.
La sequenza onirica mostra Alex che arriva con il bambino, pronto a scappare e crescerlo in un ambiente più sano altrove. Ma la realtà lo riporta nella casa con Laura, convincendosi di rimanere per essere il protettore, pur sapendo che Laura detiene il vero potere.
Come spiega Martin: “Laura è davvero in pericolo di seguire la stessa strada di Evelyn, ubriaca di potere… Ma, come tutti i leader di culto, Laura crede davvero che lo farebbe diversamente. Che ha empatia e vuole il meglio per questa comunità che ama così tanto”.
Il destino ambiguo di Evelyn
Dopo l’iniezione di veleno da parte di Rabbit e Alex, Evelyn viene trasportata in uno stato simile al sogno, apparentemente connettendosi con Laura e condividendo le sue esperienze fisiche ed emotive. Dopo che Laura partorisce un bambino sano, Evelyn allucinera le stesse parole che ha recitato agli studenti di Tall Pines, finalmente confrontandosi con il proprio trauma.
Nella sua visione vede se stessa e una porta sul retro della gola del suo io immaginario. Quando cerca di aprire la porta, il numero di porte e versioni di se stessa si moltiplica. Rabbit continua a recitare il mantra mentre il corpo di Evelyn giace inerte nell’acqua.
La morte di Evelyn viene fortemente suggerita ma mai esplicitamente confermata, con Martin che si rifiuta di confermare o negare questo punto. Questa ambiguità deliberata riflette la natura della serie, che preferisce lasciare certe domande senza risposta definitiva.
Il simbolismo della porta e del trauma
La sequenza finale di Evelyn rappresenta una delle scene più potenti della serie, mostrando come i suoi stessi metodi di “guarigione” si rivoltino contro di lei. Le porte multiple simboleggiano la complessità del trauma e l’impossibilità di risolverlo attraverso semplici rituali o manipolazioni psicologiche.
La ripetizione del mantra da parte di Rabbit crea un ciclo inquietante, suggerendo che il sistema sopravviverà alla sua creatrice, perpetuandosi attraverso coloro che sono stati indottrinati.
Il futuro degli studenti e la nuova gestione
Non tutti gli studenti vengono seguiti fino alla fine, ma vediamo Stacey (Isolde Ardies) venire adottata da una famiglia interrazziale. Il suo sguardo gioioso mentre sale in macchina contrasta nettamente con l’emozione di Rabbit, che aveva fatto domanda per diventare la tutrice di Stacey ed è addolorata nel vederla andare via con qualcun altro.
Leila rimane alla scuola, suggerendo che alla fine assumerà un ruolo amministrativo simile a quello di Rabbit. La sua decisione di rimanere dimostra quanto efficacemente il sistema di Evelyn riesca a convincere le vittime che il loro aguzzino sia in realtà il loro salvatore.
Il ciclo perpetuo del controllo
La fine della serie suggerisce che, nonostante la caduta di Evelyn, il sistema di controllo di Tall Pines continuerà sotto nuova gestione. Laura, con il suo bambino al centro di un nuovo culto nascente, rappresenta l’evoluzione piuttosto che la fine del sistema oppressivo.
Alex, intrappolato nella sua illusione di essere un protettore, diventa complice inconsapevole del nuovo ordine. La sua decisione di rimanere, pur conoscendo la verità, mostra come anche chi dovrebbe far rispettare la legge possa essere assorbito dal sistema che dovrebbe combattere.
“Wayward” riesce nel difficile compito di creare un thriller che intrattiene senza mai perdere di vista la sua critica sociale. La serie utilizza elementi horror e soprannaturali per esplorare realtà molto concrete: l’abuso istituzionalizzato, la manipolazione psicologica e la vulnerabilità degli adolescenti in cerca di aiuto.
Il finale lascia deliberatamente aperte molte domande, invitando lo spettatore a riflettere su temi più ampi riguardanti autorità, fiducia e la sottile linea tra aiuto e controllo. Una conclusione che disturba quanto dovrebbe, dimostrando che i veri orrori spesso si nascondono dietro facciate di benevolenza.
Cosa ne pensi del finale ambiguo di “Wayward”? Credi che Alex abbia fatto la scelta giusta rimanendo a Tall Pines? Raccontaci nei commenti se pensi che la serie sia riuscita a bilanciare intrattenimento e critica sociale!



Questi finali sono delle “furbate” per lasciare aperte delle porte per eventuali nuove stagioni. Personalmente non le amo molto. Lasciare allo spettatore l’onere di darsi le proprie risposte mi sembra un escamotage trito e ritrito.
Nel complesso è comunque una serie che vale la pena vedere.
Intendevo Abbie
Grazie della spiegazione del finale, non era chiaro se il bimbo viene lasciato a Annue per salvarlo o no. Mi rimane un mistero la ragione dei problemi ormonali di Alex, la sua vice femmina, il rapporto sessuale anomalo che ha con Laura e le iniezioni che deve fare. A un certo punto sembra che lui sia in un processo di transizione. Me lo sono sognato? Grazie
Penso che sia palese il fatto che sta compiendo una transizione donna/uomo