C’è un modo sicuro per non vincere un Oscar: fare tutto il necessario per ottenerlo, arrivare a un passo dal traguardo, e poi dire qualcosa di così inutilmente arrogante da far voltare dall’altra parte metà di Hollywood. Timothée Chalamet ci è riuscito con una precisione quasi comica, e nella notte degli Oscar 2026 ha dovuto guardare Michael B. Jordan salire sul palco al posto suo.
È la terza volta che Chalamet si siede in sala come candidato senza alzarsi come vincitore. La prima volta fu nel 2018 per Chiamami col tuo nome, quando aveva appena 22 anni ed era il candidato più giovane della categoria. Quella volta nessuno si aspettava che vincesse davvero – era una nomination che celebrava un talento straordinario, non una vittoria annunciata. La seconda volta fu nel 2025 per A Complete Unknown, il biopic su Bob Dylan, dove la sua interpretazione era considerata tra le più riuscite della sua carriera. Quell’anno perse anche lui. Quest’anno, con Marty Supreme, sembrava finalmente arrivato il momento giusto. E invece no.
Per capire cosa è andato storto bisogna tornare al 21 febbraio 2026, durante un incontro con Matthew McConaughey all’Università del Texas. Chalamet, parlando del futuro del cinema in sala, si è lasciato scappare una frase che in pochi secondi ha fatto il giro del mondo: “Non voglio lavorare nel balletto o nell’opera, dove devi andare in giro a dire ‘Ehi, teniamo viva questa cosa’ anche se a nessuno importa più.” Ha provato subito a correggere il tiro con un “con tutto il rispetto”, ma la valanga era già partita.
Le reazioni sono arrivate da ogni direzione. Andrea Bocelli lo ha rimproverato pubblicamente. Whoopi Goldberg – che ha ricordato a tutti che la madre di Chalamet, Nicole Flender, ha studiato alla School of American Ballet – ha detto che “sputare sull’arte di qualcuno non è bello.” La ballerina Megan Fairchild gli ha risposto su Instagram con una stilettata precisa. Doja Cat ha pubblicato e poi cancellato un post in cui lo demoliva. I teatri lirici di tutto il mondo hanno usato la polemica come campagna promozionale involontaria, dimostrando con migliaia di posti esauriti che il pubblico dell’opera esiste eccome.
Alla cerimonia degli Oscar il presentatore Conan O’Brien non si è fatto sfuggire l’occasione: “La sicurezza stasera è molto fitta. Ho ricevuto segnalazioni di possibili minacce provenienti dalla comunità del balletto e da quella dell’opera.” La telecamera ha indugiato su Chalamet seduto accanto alla fidanzata Kylie Jenner, mentre rideva. Ma la risata non cambiava il risultato.
Il problema non è solo quella frase sull’opera. Negli ultimi mesi, diversi osservatori del settore avevano notato un cambiamento nel modo in cui Chalamet si presentava in pubblico. L’attore, che per anni era stato il giovane talento umile e un po’ schivo, sembrava aver abbracciato una versione di sé stesso più sicura, più dura, più americana. In un’intervista a Vogue aveva detto di offrire “da otto anni interpretazioni di altissimo livello, roba da top player.” Una frase che molti fan avevano apprezzato come sicurezza in sé stessi, ma che agli osservatori più attenti del settore aveva fatto storcere il naso.
Nel mondo degli Oscar, l’umiltà conta. Non è solo una questione di simpatia: è una questione di come i diecimila membri dell’Academy leggono un attore. E Chalamet, che aveva vinto il Golden Globe e il Critics’ Choice per Marty Supreme, aveva però perso i BAFTA e i SAG Awards – i premi assegnati dagli addetti ai lavori, dai colleghi. Un segnale che qualcosa si era incrinato proprio nella parte del voto che conta di più.
Che succederà ora?
Chalamet ha trent’anni e una carriera davanti a sé che farà invidia a molti. Tre candidature all’Oscar a trent’anni non sono una sconfitta: sono una promessa. Ma quello che questa stagione dei premi ha mostrato è che il talento da solo non basta, e che un attore – per quanto straordinario – può perdere il filo di un momento cruciale con una sola frase sbagliata detta nel posto sbagliato.
La cosa più interessante è che Marty Supreme era considerato da molti la sua interpretazione più matura e più coraggiosa. Il personaggio – un campione di ping pong del Lower East Side borioso e convinto di essere il migliore – forse gli era rimasto addosso un po’ troppo a lungo anche fuori dal set.
Pensi che Chalamet abbia perso l’Oscar per colpa sua o Jordan meritava comunque di vincere? Lascia un commento e dicci la tua.


