Tiziano Ferro ha riportato in vita Xdono insieme a Lazza con XXDONO, nuovo singolo uscito il 15 maggio per celebrare i 25 anni di carriera. Sulla carta l’idea poteva anche avere un senso: prendere il primo grande successo di Tiziano, quello che nel 2001 aveva portato l’R&B italiano dentro il pop radiofonico, e rileggerlo con una voce di oggi. Peccato che il risultato suoni più come un esperimento finito male che come un omaggio riuscito. E lo dico con dolore, perché l’originale era una bomba pop. Questa versione, invece, sembra aver preso una canzone iconica e averle messo addosso una giacca troppo larga, troppo lucida e pure un po’ stropicciata.
Il problema non è rifare Xdono. Le canzoni possono cambiare pelle, possono essere rilette, aggiornate, rimesse in circolo. Anzi, quando un pezzo ha venticinque anni sulle spalle, può essere interessante capire se parla ancora al presente. E Xdono, nel 2001, parlava eccome: aveva un suono diverso da molto pop italiano dell’epoca, un’andatura R&B, una scrittura immediata, quel ritornello che ti entrava in testa anche se facevi finta di no. Tiziano Ferro era giovane, affamato, riconoscibile. Aveva una voce che bucava e una produzione che oggi magari suona figlia del suo tempo, ma aveva carattere.
XXDONO invece dà la sensazione opposta: prova ad aggiornare una cosa che non aveva bisogno di essere “riparata”. E quando si tocca un brano così riconoscibile, il rischio è sempre quello. Se lo cambi troppo, perdi l’anima. Se lo cambi poco, sembra karaoke con filtro nuovo. Qui siamo in una zona ancora più strana: l’originale resta lì, lo senti dietro, ma viene coperto da una patina moderna che non aggiunge davvero qualcosa. È come prendere una Vespa d’epoca bellissima e montarci sopra luci LED viola sotto la pedana. Magari qualcuno dice “che contemporanea”, io penso “perché?”.
Poi arriva Lazza. E qui bisogna essere sinceri: il suo intervento è la parte che più divide, o almeno dovrebbe dividere. Perché se ti piace quel tipo di vocalità molto trattata, magari ci entri. Ma se hai un minimo di allergia all’autotune usato in quel modo, la situazione diventa complicata. In XXDONO l’effetto sulla voce di Lazza non sembra un colore, sembra una coperta pesante buttata sopra il brano. Non respira. Non dialoga davvero con Tiziano. Sembra arrivare da un’altra canzone, da un altro studio, forse anche da un altro pianeta, e non nel senso buono.
L’autotune non è il male assoluto, sia chiaro. Questa guerra santa contro l’autotune nel 2026 sarebbe anche un po’ ridicola. Può essere uno strumento espressivo, può creare atmosfera, può diventare identità. Però deve servire il pezzo. Qui, invece, sembra più una scorciatoia estetica: “mettiamo Lazza, trattiamo la voce, così il brano sembra più attuale”. Solo che attuale non vuol dire automaticamente bello. Anche le multe arrivano via app, ma non per questo le chiamiamo innovazione poetica.
Il punto più triste è che Tiziano Ferro non avrebbe bisogno di inseguire nessuno. Non deve dimostrare di essere contemporaneo appiccicandosi addosso il featuring giusto. Tiziano ha aperto una strada quando quasi nessuno in Italia sapeva come maneggiare certe sonorità dentro il pop mainstream. Lui stesso ha ricordato che nel 2001 quel sound era considerato troppo R&B per le etichette, e oggi giustamente rivendica quella intuizione. Proprio per questo dovrebbe proteggere meglio il suo catalogo, non trattarlo come un campo prova per operazioni nostalgia con aggiornamento software.
Perché l’originale funziona ancora? Perché era semplice, diretto, fresco, con quella sua sfrontatezza da debutto. Non cercava di piacere a tutte le generazioni insieme. Era una canzone pop con una personalità precisa. XXDONO invece sembra voler parlare ai fan storici di Tiziano, ai fan di Lazza, alle radio, alle playlist, a TikTok, agli algoritmi, forse pure al tostapane smart. E quando provi a parlare a tutti, spesso finisci per dire poco.
La cosa più fastidiosa è che non siamo davanti a un’idea folle ma coraggiosa. Magari. Se avessero stravolto Xdono davvero, prendendosi un rischio radicale, si poteva anche discutere. Qui invece c’è il classico remake che vuole sembrare nuovo senza perdere la riconoscibilità dell’originale. Un piede nel 2001, uno nel 2026, e in mezzo una spaccata poco elegante. Tipo quando provi a ballare a una festa di matrimonio dopo il terzo spritz e pensi pure di essere fluido.
Tiziano Ferro resta un artista enorme, e questo non cambia. Lazza resta uno dei nomi più forti della scena italiana recente. Ma non tutte le somme fanno un risultato migliore degli addendi. A volte due nomi importanti messi insieme producono solo una domanda: era davvero necessario?
Per me, no. Xdono era dieci volte meglio. Aveva un’identità, un’urgenza, una voce vera al centro. XXDONO sembra un’operazione nata per celebrare un anniversario, ma finisce per ricordarci soprattutto quanto fosse più forte il pezzo originale. E forse il problema è tutto lì: quando un remake ti fa venire voglia di chiudere Spotify e rimettere subito la versione vecchia, qualcosa non ha funzionato.
Tu cosa ne pensi: XXDONO ti ha convinto o anche per te l’originale Xdono resta nettamente superiore? Scrivilo nei commenti e dimmi la tua.


