Tiziano Ferro ha annunciato XXDONO, una nuova versione di Xdono realizzata con Lazza e in uscita venerdì per Sugar Music. Il titolo richiama in modo diretto il singolo con cui Ferro debuttò nel 2001, il brano che aprì la stagione di Rosso relativo e fece capire a tutti che nella musica italiana era arrivata una voce diversa. E proprio per questo la notizia divide: era davvero necessario rimettere mano a una canzone così riconoscibile?
La domanda non nasce per fare i nostalgici a tutti i costi. Non è il solito “ai miei tempi era meglio”, anche se ogni tanto ci caschiamo tutti, dai. Il punto è che Xdono non è una canzone qualunque nel percorso di Tiziano Ferro. È l’inizio di tutto. È il brano che ha portato nel pop italiano un impasto di R&B, melodie immediate, voce piena e scrittura diretta che nel 2001 non suonava affatto scontato.
Sugar Music ricorda che Xdono arrivò addirittura al terzo posto tra i singoli più venduti in Europa nel 2002, mentre Rosso relativo superò i due milioni e mezzo di copie nel mondo. Numeri enormi, soprattutto per un debutto italiano nato in un periodo in cui il mercato discografico era ancora un’altra bestia. CD, classifiche fisiche, passaggi radio, TRL, videoclip consumati in TV. Un altro pianeta.
XXDONO, almeno da quanto comunicato finora, non sarà una semplice ripubblicazione. Sarà una nuova versione con Lazza, artista che negli ultimi anni ha portato il rap italiano in una zona sempre più pop, melodica e mainstream. L’annuncio è arrivato sui social con una foto condivisa e una frase essenziale: “XXDONO feat. Lazza, fuori questo venerdì”. La doppia X aggiorna il titolo e segnala subito l’operazione: prendere un pezzo storico e vestirlo per il presente.
E qui arriva il problema.
Perché Xdono aveva una forza molto precisa: sembrava giovane, urgente, quasi ostinata. Una richiesta di perdono ripetuta come un ritornello mentale, con quella vocalità di Tiziano Ferro che già al primo singolo era impossibile da confondere. Non era solo un tormentone. Era una carta d’identità. Ti diceva: questo artista ha una voce, un fraseggio, un gusto melodico e un modo di stare nel pop che non assomiglia troppo agli altri.
Rimetterci mano oggi significa camminare su una lastra di vetro. Può funzionare, certo. Ma può anche rompersi tutto al primo passo.
Il rischio principale è quello dell’operazione nostalgia fatta per algoritmi e playlist. Prendi un titolo amatissimo, aggiungi un artista molto forte tra le nuove generazioni, modifichi il nome con una doppia X bella riconoscibile, e provi a far parlare due pubblici: chi c’era nel 2001 e chi magari Lazza lo ha scoperto tra Sirio, Sanremo e i grandi numeri dello streaming. Commercialmente il ragionamento è chiarissimo. Artisticamente, però, la questione è più delicata.
Lazza non è il problema in sé. Anzi, tecnicamente è uno degli artisti più capaci della sua generazione nel muoversi tra rap, melodia e pop. Sa scrivere, sa stare su una produzione moderna, ha un’identità riconoscibile e non è uno messo lì a caso. Però proprio perché Xdono è così legata alla voce di Tiziano, qualunque intervento esterno rischia di sembrare un’aggiunta più strategica che necessaria.
E le canzoni, quelle importanti, certe cose le sentono.
Xdono non aveva bisogno di essere “attualizzata” per esistere ancora. Esiste già. Ha già il suo posto nella memoria pop italiana. Ogni volta che parte quel ritornello, chi ha vissuto quel periodo torna subito lì, a inizio anni 2000, quando Tiziano Ferro era il ragazzo nuovo con la voce enorme e un modo strano, quasi internazionale, di cantare in italiano. Non tutto deve essere aggiornato. Alcune canzoni funzionano proprio perché restano legate al momento in cui sono nate.
Poi, sia chiaro: magari XXDONO uscirà e sorprenderà tutti. Magari Lazza troverà un ingresso intelligente, non invasivo. Magari la produzione sarà elegante, non troppo pompata, e Tiziano userà questa versione per rileggere il brano da adulto, non per inseguire una hit già avuta venticinque anni fa. Sarebbe la cosa migliore. Perché una rilettura può avere senso quando aggiunge prospettiva, non quando appiccica un nome forte sopra una canzone famosa.
Il timore, però, resta. Negli ultimi anni la musica pop italiana ha sviluppato una certa passione per il riciclo emotivo. Versioni nuove, remix, featuring retroattivi, anniversari, celebrazioni, canzoni storiche riportate in giro con un filtro più moderno. A volte viene fuori qualcosa di bello. Altre volte sembra di vedere un mobile antico ridipinto con una bomboletta spray fluorescente. E tu stai lì a pensare: ma perché?
Xdono, secondo me, non meritava di diventare l’ennesima operazione da “nuova vita”. Aveva già vita. Una vita enorme. Era un debutto fortissimo, ingenuo nel modo giusto, popolare senza essere anonimo, semplice senza essere vuoto. Una di quelle canzoni che non devi spiegare troppo perché il pubblico le ha già capite da anni.
Il titolo XXDONO, poi, è furbo ma anche un po’ freddino. La doppia X fa subito aggiornamento, versione 2.0, pacchetto social. Ma Xdono era potente anche perché aveva una grafia figlia del suo tempo, quella “x” al posto di “per” che oggi sembra quasi archeologia da SMS. Nel 2001 aveva senso. Oggi trasformarla in XXDONO rischia di sembrare più una mossa grafica che una vera necessità artistica.
Naturalmente il giudizio definitivo arriverà solo ascoltando il brano. Criticare prima dell’uscita può sembrare ingiusto, e infatti qui non si sta dicendo che la canzone sarà brutta. Si sta dicendo una cosa diversa: certe canzoni sono così legate all’identità di un artista che toccarle richiede un motivo fortissimo. Non basta il featuring giusto, non basta l’anniversario, non basta la voglia di far parlare generazioni diverse.
Serve una ragione musicale vera.
Se XXDONO avrà quella ragione, tanto meglio. Se invece sarà solo Xdono con un vestito più moderno e una strofa di Lazza per intercettare lo streaming, allora resterà il dubbio più fastidioso: forse l’originale meritava solo di essere celebrata, non rifatta.
Tu cosa ne pensi: Xdono andava lasciata com’era o sei curioso di ascoltare questa nuova versione con Lazza? Scrivilo nei commenti.


