Spider-Man combatte criminali, alieni, simbionti, problemi economici, traumi familiari e una vita sentimentale che farebbe sembrare sereno persino un concorrente di Temptation Island. Ma secondo Tom Holland mancava ancora qualcosa: uno Spider-Man gay.
La dichiarazione non è nuova. Risale al 2019, ma in questi giorni è tornata a circolare sui social e, riletta sette anni dopo, sembra quasi una capsula del tempo perfetta dell’Hollywood che ha scoperto la parola “rappresentazione” e da allora prova a infilarla ovunque, possibilmente accompagnata da una conferenza stampa.
Holland spiegava di ritenere positiva l’idea di creare uno Spider-Man gay, definendola una scelta progressista e auspicando persino di poter condividere un giorno lo schermo con quel personaggio.
Benissimo.
Perché evidentemente quello che mancava al multiverso Marvel era proprio un altro Spider-Man.
Dopo Spider-Man, Spider-Gwen, Spider-Punk e Spider-Cavallo, mancava la casella da spuntare
Chi conosce lo Spider-Verse sa che ormai esiste praticamente qualsiasi versione possibile dell’Uomo Ragno.
Spider-Man Noir.
Spider-Gwen.
Spider-Punk.
Spider-Ham, che è letteralmente un maiale.
Peni Parker.
Spider-Man India.
Spider-Man 2099.
Dinosauri con i poteri di Spider-Man.
A questo punto probabilmente esiste anche uno Spider-Man commercialista di Gallarate che combatte l’Agenzia delle Entrate lanciando ragnatele.
Il problema non è quindi immaginare un nuovo personaggio gay.
Il problema è quando la caratteristica identitaria diventa il motivo principale per creare quel personaggio.
“Serve uno Spider-Man gay perché sarebbe progressista” non è esattamente la frase che fa pensare a una grande idea narrativa.
Di solito una storia funziona così: inventi un personaggio interessante, gli dai una personalità, dei conflitti, una vita, magari dei poteri.
Poi scopri anche chi ama.
Negli anni del cinema più ossessionato dal messaggio, invece, ogni tanto sembra funzionare al contrario.
Prima compili la scheda.
Poi, se avanza tempo, scrivi la sceneggiatura.
Tranquilli, Peter Parker per ora può continuare ad avere problemi con MJ
Va anche precisato che Holland non chiedeva necessariamente di trasformare Peter Parker in un personaggio gay.
Parlava della creazione di un’altra versione di Spider-Man.
Quindi niente scena in cui Peter si sveglia, guarda MJ e improvvisamente annuncia:
“Scusa, dopo No Way Home ho rivalutato alcune cose”.
Il Peter Parker cinematografico di Holland rimane quello che conosciamo.
Ma la dichiarazione fa comunque sorridere perché rappresenta perfettamente una certa idea moderna secondo cui qualsiasi franchise debba continuamente dimostrare di essere aggiornato.
Hai già un personaggio amato da sessant’anni?
Ottimo.
Adesso chiediamoci come renderlo più contemporaneo.
Non attraverso una nuova storia.
Non attraverso un grande villain.
Non attraverso un conflitto mai visto prima.
No.
Facciamo una riunione di tre ore per stabilire quale casella non abbiamo ancora rappresentato.
Il rischio dello Spider-Man “woke” non è che sia gay, è che sia scritto come un comunicato stampa
Ed è questo il problema che Hollywood continua spesso a non capire.
Un personaggio gay può essere straordinario.
Un personaggio creato principalmente per poter dire di avere un personaggio gay rischia invece di sembrare il prodotto di una riunione marketing.
La differenza è enorme.
Il pubblico si innamora dei personaggi perché sono divertenti, tragici, imperfetti, carismatici.
Nessuno ha amato Tony Stark perché rappresentava una determinata categoria.
Lo abbiamo amato perché era Tony Stark.
Nessuno ha trasformato Miles Morales in uno degli Spider-Man più popolari perché qualcuno aveva scritto “diversità” sulla lavagna.
Miles ha funzionato perché gli hanno dato una storia propria, una famiglia, paure, un carattere e un’identità narrativa distinta da Peter Parker.
Poi naturalmente rappresenta anche qualcosa.
Ma arriva dopo.
Se domani Marvel annunciasse:
“Abbiamo inventato il primo Spider-Man gay!”
la mia prima domanda non sarebbe “oddio, è gay?”.
Sarebbe:
“Va bene. E oltre a questo cosa fa?”
Perché se la risposta è “è Spider-Man ed è gay”, abbiamo lavorato parecchio.
Spider-Man aveva già abbastanza problemi
C’è anche un aspetto pratico.
La vita sentimentale di Spider-Man è già una catastrofe indipendentemente da chi frequenti.
Peter Parker riesce a complicare qualsiasi relazione.
MJ.
Gwen Stacy.
Felicia Hardy.
Betty Brant.
Se frequenta qualcuno, prima o poi succede una delle seguenti cose:
un supercriminale rapisce quella persona;
Peter deve sparire durante una cena;
qualcuno scopre la sua identità;
il multiverso cancella la memoria;
oppure arriva Goblin e rovina definitivamente la serata.
Quindi uno Spider-Man gay non avrebbe nemmeno bisogno di drammi specifici.
Il vero problema sarebbe sempre lo stesso:
“Perché non hai risposto ai messaggi?”
“Scusa, stavo combattendo Doctor Octopus”.
La relazione è già finita.
Il multiverso è diventato anche il grande alibi di Hollywood
Naturalmente esiste una soluzione comodissima a qualsiasi discussione.
Il multiverso.
Vuoi uno Spider-Man medievale?
Esiste.
Vuoi Spider-Man zombie?
Prego.
Vuoi uno Spider-Man che vende assicurazioni?
Terra-837 probabilmente ce l’ha.
Il multiverso permette di fare qualsiasi cosa senza modificare necessariamente Peter Parker.
Ed è anche per questo che la proposta di Holland non sarebbe affatto impossibile.
Ma proprio perché puoi creare qualunque variante, sarebbe bello che la motivazione fosse un po’ più interessante di “sarebbe progressista”.
Inventatelo.
Scrivetelo bene.
Dategli una storia che abbia senso.
Fatelo diventare un personaggio che il pubblico voglia rivedere.
Poi può essere gay, etero, bisessuale o innamorato di un simbionte extraterrestre particolarmente affettuoso.
Se invece il comunicato stampa è più interessante della sceneggiatura, abbiamo un problema.
Internet naturalmente ha già acceso la sirena “WOKE”
La frase riemersa di Holland ha naturalmente riattivato il dibattito.
Da una parte chi considera qualsiasi critica alla rappresentazione una prova dell’imminente ritorno al Medioevo.
Dall’altra chi vede una persona gay sullo schermo e inizia immediatamente a gridare:
“È FINITA HOLLYWOOD!”
Manca soltanto una fazione intermedia.
Quella che vorrebbe semplicemente bei film.
Una posizione estremista, lo capisco.
Forse un giorno verrà rivalutata.
Perché il problema del cinema contemporaneo non è avere personaggi diversi.
È credere che la diversità possa sostituire automaticamente una buona scrittura.
Non può.
Puoi avere il cast più inclusivo della storia del cinema.
Se dopo quaranta minuti mi sto addormentando, il problema rimane.
Holland voleva essere progressista, ma forse bastava chiedere un grande personaggio
Tom Holland aveva 23 anni quando fece quella dichiarazione e rispondeva a una domanda sul futuro del personaggio.
Nessun piano Marvel.
Nessun annuncio.
Nessuno Spider-Man gay ufficialmente in arrivo.
Era semplicemente un’opinione.
Sette anni dopo, però, quella frase sembra quasi costruita per riassumere un certo modo di ragionare:
“Facciamolo perché sarebbe progressista”.
Personalmente preferirei:
“Facciamolo perché abbiamo avuto un’idea fantastica”.
Poi scopriamo che il protagonista è gay?
Perfetto.
Ma almeno prima datemi un motivo per comprare il biglietto.
Perché Spider-Man può essere chiunque.
Miles Morales lo ha dimostrato splendidamente.
Spider-Verse lo ha dimostrato ancora meglio.
Ma il prossimo Spider-Man non dovrebbe nascere perché mancava una casella nella collezione.
Dovrebbe nascere perché qualcuno ha una storia abbastanza bella da raccontare.
Altrimenti più che Spider-Man woke rischiamo di ritrovarci Spider-Man: Riunione del reparto marketing.
E quello sì che sarebbe un villain impossibile da sconfiggere.
Voi che ne pensate? Vi piacerebbe uno Spider-Man gay se fosse un nuovo personaggio scritto bene, oppure pensate che Hollywood dovrebbe smettere di partire dalla rappresentazione e tornare a partire dalle storie? Scrivetecelo nei commenti.


