Attenzione: questo articolo contiene spoiler su Toy Story 5. Se non hai ancora visto il film, fermati adesso e torna dopo la visione.
Toy Story 5 non riparte solo da Bonnie, dai suoi giocattoli e dal nuovo scontro con la tecnologia. Il film Pixar è anche un seguito diretto, molto emotivo, di Toy Story 2. Il legame passa soprattutto da Jessie, che nel secondo capitolo aveva vissuto una delle sequenze più tristi dell’intera saga e che nel nuovo film trova finalmente una risposta a quella ferita.
Il tema di Toy Story 5 è chiaro: i giocattoli rischiano di perdere spazio nella vita dei bambini, ormai sempre più attratti dagli schermi. La nuova minaccia si chiama Lilypad, un tablet che entra nella quotidianità di Bonnie e sposta la sua attenzione lontano dai vecchi compagni di gioco.
Per Buzz, Woody e gli altri è un problema. Per Jessie è qualcosa di molto più personale.
Lei conosce già quella sensazione. Sa cosa significa essere amata e poi dimenticata. Sa cosa vuol dire passare dall’essere indispensabile a diventare un ricordo infilato in una scatola. Per questo Toy Story 5 funziona meglio quando smette di parlare solo di tecnologia e torna a scavare nella storia più dolorosa di Jessie.
Jessie era già stata abbandonata in Toy Story 2
In Toy Story 2, Jessie veniva presentata con una scena che ancora oggi fa male. La sua vecchia proprietaria, Emily, da bambina la adorava. La portava ovunque, giocava con lei, la trattava come una vera compagna. Poi Emily cresceva. Cambiavano gli interessi, cambiava la camera, cambiava il modo di guardare quella cowgirl che un tempo sembrava così importante.
Alla fine, Jessie veniva lasciata in una scatola per le donazioni.
La sequenza accompagnata da When She Loved Me non aveva bisogno di molte parole. Bastavano le immagini. Il tempo che passa. La polvere. Il giocattolo che aspetta. La bambina che diventa adolescente. Pixar, in pochi minuti, raccontava una paura enorme: essere amati tantissimo e poi non servire più.
Toy Story 5 riprende proprio quella ferita. Non la cancella, non la addolcisce in modo furbo, non finge che Jessie abbia solo frainteso. Quello che le è successo resta. Però il nuovo film aggiunge un tassello che cambia il modo in cui guardiamo Toy Story 2.
Lilypad riapre la paura più antica di Jessie
Nel quinto capitolo, Jessie è diventata la guida dei giocattoli di Bonnie. Woody, alla fine di Toy Story 4, le aveva lasciato il ruolo di sceriffo. Non è più solo una presenza affettuosa nel gruppo. È quella che deve reagire quando i giocattoli sembrano perdere il loro posto.
L’arrivo di Lilypad la colpisce più degli altri perché non rappresenta solo una novità tecnologica. Per Jessie è un’altra Emily. O meglio, è la paura che Bonnie cresca troppo in fretta e smetta di aver bisogno della fantasia, dei pupazzi, delle storie inventate sul pavimento.
Con Emily, l’abbandono era stato lento. Anno dopo anno. Con Bonnie, invece, sembra quasi immediato. Il tablet entra nella stanza e tutto cambia velocemente. Jessie vede quella luce sullo schermo e ci legge una minaccia: il mondo dei giocattoli potrebbe diventare vecchio senza nemmeno accorgersene.
La sua battaglia, quindi, non è contro un oggetto. È contro l’idea di essere sostituita di nuovo.
Il ritorno alla casa di Emily
La svolta più emozionante arriva quando Toy Story 5 riporta Jessie nel luogo legato al suo passato. Dentro i suoi pantaloni c’è ancora il nome e l’indirizzo di Emily, dettaglio che diventa fondamentale nella trama. Dopo una serie di eventi, Jessie e Bullseye vengono trovati e portati nella vecchia casa della bambina che l’aveva abbandonata.
Emily, però, non vive più lì.
La casa appartiene a un’altra famiglia. Jessie prova allora a far incontrare Bonnie con Blaze, la bambina che abita in quella casa. Il suo obiettivo è dimostrare che i giocattoli possono ancora creare legami, aiutare i bambini a conoscersi, far nascere amicizie vere. Non solo intrattenere. Non solo occupare il tempo.
Il tentativo non va bene e Jessie precipita di nuovo nella sua paura. Forse aveva ragione. Forse i giocattoli non servono più. Forse lei sta lottando contro qualcosa che non può fermare.
A quel punto torna verso un posto preciso: l’albero con l’altalena dove un tempo giocava con Emily. È uno dei momenti più forti del film, perché Toy Story 5 non sta solo chiudendo una sottotrama. Sta riportando Jessie davanti al dolore che la definisce da anni.
La scritta sull’albero cambia tutto
Sull’albero Jessie trova una scritta: “Jessie was here”. All’inizio sembra un ricordo lasciato lì dal passato. Poi, scavando, scopre una scatola sepolta sotto quella frase. Dentro ci sono oggetti degli anni Ottanta e una rivelazione capace di ribaltare il senso della sua storia: la Jessie citata nella scritta non è solo il giocattolo.
È anche la figlia di Emily.
Emily ha chiamato sua figlia Jessie.
È una rivelazione semplice, ma devastante nel modo giusto. Toy Story 5 non dice che Emily non abbia mai abbandonato Jessie. Non riscrive Toy Story 2 trasformando quella scena in un malinteso. Emily ha lasciato Jessie. Questo resta. Però il nuovo film mostra che quella bambina, diventata adulta, non aveva dimenticato il bene ricevuto da quel giocattolo.
Jessie non era più nella sua stanza, ma era rimasta nella sua memoria.
E quel ricordo era stato abbastanza forte da diventare un nome.
Perché Toy Story 5 rende Toy Story 2 ancora più bello
Questa scelta rende Toy Story 2 ancora più potente perché non consola in modo facile. Non ci regala una reunion tra Jessie ed Emily adulta, non sistema tutto con un abbraccio e una frase strappalacrime. Sarebbe stato più semplice, ma anche meno elegante.
Pixar fa una cosa più sottile. Ci dice che i bambini crescono e lasciano davvero i giocattoli. Però quei giochi possono restare dentro di loro in modi imprevedibili. Un nome. Una memoria. Una forma di affetto che non si vede più sugli scaffali, ma continua a esistere.
Toy Story 2 raccontava l’abbandono dal punto di vista di Jessie. Toy Story 5 aggiunge il punto di vista del tempo. Emily non è rimasta bambina, non poteva farlo. Però la felicità vissuta con Jessie non è sparita.
Per una saga che parla da sempre di crescita, memoria e perdita, è una chiusura molto bella.
Jessie meritava questo spazio
Toy Story 4 aveva lasciato Jessie un po’ ai margini. Era presente, certo, ma la storia apparteneva soprattutto a Woody e alla sua scelta finale. Toy Story 5 le restituisce finalmente peso narrativo. La sua paura non è un dettaglio. È la lente attraverso cui guardiamo il conflitto tra giocattoli e schermi.
Jessie funziona come protagonista perché ha già vissuto il peggior incubo di un giocattolo. Sa cosa vuol dire essere superata dalla crescita di una bambina. Per questo la sua reazione a Lilypad non è solo comica o nostalgica. È istintiva. È una difesa emotiva.
Il film avrebbe potuto limitarsi a dire: “i tablet stanno sostituendo i giocattoli”. Una frase vera, ma anche un po’ facile. Legando il tema alla storia di Jessie, Pixar trova una strada più profonda. Non parla solo di tecnologia. Parla della paura di non essere più necessari a qualcuno che ami.
Toy Story 5 parla anche agli adulti cresciuti con Jessie
Toy Story 5 può essere visto dai bambini come un’avventura colorata, piena di personaggi noti e nuove minacce. Gli adulti, però, ricevono un colpo diverso. Chi era piccolo ai tempi di Toy Story 2 oggi potrebbe avere figli, nipoti o almeno una scatola piena di ricordi che non riesce a buttare.
La storia di Jessie funziona perché non riguarda solo un giocattolo. Riguarda tutti gli oggetti che abbiamo amato e poi lasciato indietro. Pupazzi, quaderni, videogiochi, macchinine, bambole, peluche. Roba che a un certo punto abbiamo smesso di guardare, ma che magari ha contribuito a renderci quelli che siamo.
Toy Story 5 non è perfetto. Alcune parti possono sembrare più deboli, e il film non sempre ha la precisione dei migliori capitoli Pixar. Però quando torna su Jessie e sul suo legame con Toy Story 2, ritrova la forza emotiva della saga.
Jessie scopre di essere stata abbandonata, sì, ma non cancellata. E questa differenza basta a rendere il nuovo film molto più interessante di un semplice quinto capitolo costruito per nostalgia.
Alla fine Toy Story 5 non migliora Toy Story 2 perché lo corregge. Lo migliora perché lo completa senza tradirlo.
Tu cosa ne pensi? Toy Story 5 rende davvero più potente la storia di Jessie in Toy Story 2 o avresti preferito un film più concentrato su Woody e Buzz? Scrivilo nei commenti.


