C’è un film su Prime Video che vale la pena recuperare adesso, soprattutto se amate le storie vere, i gangster eleganti e la Grande Depressione americana. Si chiama “Nemico Pubblico” – titolo originale Public Enemies – ed è uno di quei film che restano impressi non tanto per i colpi di scena, ma per l’atmosfera che riesce a costruire fotogramma dopo fotogramma. Diretto da Michael Mann nel 2009, racconta gli ultimi anni di vita di John Dillinger, il rapinatore di banche più famoso e ricercato d’America, con Johnny Depp nei panni del protagonista e Christian Bale in quelli dell’agente dell’FBI che gli dà la caccia senza sosta.
La storia si svolge nel 1933, in piena Grande Depressione. L’America è piegata dalla povertà, le banche hanno prosciugato i risparmi di milioni di famiglie, e Dillinger in quel clima diventa qualcosa di più di un criminale: diventa un personaggio, quasi un simbolo. Svaligia le banche, evade di prigione, veste bene, ama il baseball e il cinema, e ha il fascino di chi vive come se il domani non esistesse. L’FBI, guidato dal direttore J. Edgar Hoover, lo considera il nemico pubblico numero uno e mette su una squadra speciale agli ordini di Melvin Purvis con un unico obiettivo: catturarlo o eliminarlo.
La prima grande curiosità riguarda proprio Johnny Depp e il modo in cui si è preparato al ruolo. L’attore ha dichiarato di sentire un legame personale con Dillinger: uno dei suoi nonni faceva contrabbando di alcolici durante il proibizionismo, e il suo patrigno aveva trascorso del tempo nello stesso carcere dal quale Dillinger aveva aiutato i suoi complici a evadere. Non si trattava di una storia lontana per lui. Depp ha cercato registrazioni della voce di Dillinger senza trovarle, ma ha trovato quelle del padre del criminale, e da lì ha lavorato per costruire il personaggio. Lo ha descritto come “la rockstar di quell’epoca, un uomo che viveva come voleva senza scendere a compromessi.”
La seconda curiosità riguarda chi non ha fatto il film. Il candidato originale per il ruolo di Dillinger era Leonardo DiCaprio, che aveva già discusso il progetto con Mann. DiCaprio si è poi ritirato per dedicarsi a Shutter Island di Martin Scorsese, e a quel punto è entrato in scena Depp. Per il ruolo di Melvin Purvis, invece, Christian Bale è stato l’unico nome mai preso in considerazione: dopo alcune settimane di trattative, ha accettato.
Michael Mann ha scelto di girare l’intero film in digitale HD, una decisione che nel 2009 era ancora sperimentale e che ha diviso la critica. Da un lato, la fotografia del direttore della fotografia Dante Spinotti ha ricevuto elogi unanimi per la sua capacità di dare una texture quasi documentaristica alle scene. Dall’altro, alcuni spettatori hanno trovato che lo stile digitale stonasse con l’ambientazione anni Trenta, abituati all’aspetto patinato dei film in costume. Mann ha tenuto il punto: voleva che lo spettatore si sentisse dentro la storia, non davanti a una cartolina del passato.
Il film è basato su un saggio reale: “Public Enemies: America’s Greatest Crime Wave and the Birth of the FBI, 1933-43” di Bryan Burrough. Mann ha lavorato a lungo sulla sceneggiatura insieme a Ronan Bennett e Ann Biderman, cercando di mantenere un equilibrio tra i fatti documentati e le necessità narrative. Non tutto quello che si vede sullo schermo è accaduto esattamente così, ma la struttura di fondo è fedele: Dillinger ha davvero camminato nella centrale di polizia di Chicago senza essere riconosciuto, ha davvero chiesto a un agente il punteggio di una partita di baseball trasmessa alla radio. Ha davvero vissuto come se l’impossibilità di essere fermato fosse una questione di carattere, non di fortuna.
C’è poi una scena nel film che merita una menzione a parte: Dillinger entra da solo nella centrale di polizia, in piena vista, e passeggia tra le scrivanie degli agenti senza che nessuno lo riconosca. Guarda le sue stesse foto segnaletiche appese al muro, i ritagli di giornale che raccontano le sue rapine, la sua immagine costruita dalla stampa e dai federali. È il momento in cui capisce – e capisce anche lo spettatore – che la distanza tra la leggenda e l’uomo reale era già diventata incolmabile. Mann ha costruito questa sequenza con grande precisione, e Depp la porta sullo schermo con una leggerezza che fa quasi sorridere.
Il titolo italiano ha perso qualcosa rispetto all’originale. In inglese il film si chiama Public Enemies, al plurale, perché Mann voleva raccontare non solo Dillinger ma anche Baby Face Nelson, Pretty Boy Floyd e gli altri criminali dell’epoca, oltre al dualismo tra Dillinger e Purvis, due nemici pubblici ciascuno a modo suo. In italiano è diventato singolare, “Nemico Pubblico”, e quella sfumatura è andata persa.
Al botteghino il film ha incassato oltre 214 milioni di dollari nel mondo a fronte di un budget di 100 milioni. Un risultato solido, senza essere un trionfo. La critica ha apprezzato soprattutto la performance di Depp – il critico Roger Ebert gli ha dato 3,5 stelle su 4 scrivendo che per una volta un attore che interpreta un gangster non sembra ispirarsi ai film che ha già visto, ma parte da zero – e la fotografia di Spinotti. Qualcuno ha trovato il film freddo, emotivamente distante. Ma quella freddezza, a guardarlo oggi, sembra quasi una scelta: Dillinger era un uomo che teneva tutti a distanza, anche quelli che amava.
“Nemico Pubblico” è disponibile adesso su Prime Video ed è uno di quei film da vedere una sera in cui avete voglia di qualcosa di vero, ben fatto, con due attori al massimo della loro forma e una storia che l’America non ha ancora finito di raccontare.
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