Ti racconto di una dichiarazione che ha fatto discutere il mondo del cinema. Guillermo del Toro, il regista messicano vincitore di due premi Oscar, ha detto senza mezzi termini che preferirebbe morire piuttosto che usare l’intelligenza artificiale per fare un film. E non si è fermato qui: ha paragonato chi ne è affascinato al personaggio del suo ultimo film, Victor Frankenstein.
Il “neanche morto” di del Toro sull’AI
Durante un’intervista per promuovere il suo nuovo film Frankenstein, attualmente nelle sale e disponibile anche su Netflix, del Toro ha parlato chiaro. Con la dolcezza che lo contraddistingue ma con grande fermezza, ha dichiarato: “L’intelligenza artificiale, in particolare l’intelligenza artificiale generativa, non mi interessa né mai mi interesserà. Ho 61 anni e spero di potermene disinteressare fino al giorno in cui tirerò le cuoia”.
Il regista ha raccontato che qualcuno gli aveva scritto un’email chiedendogli cosa pensasse dell’intelligenza artificiale. La sua risposta è stata netta e senza appello: “Neanche morto!“. Una posizione durissima che non lascia spazio a interpretazioni.
Victor Frankenstein e i tech bro di oggi
La cosa interessante è il parallelismo che del Toro ha tracciato tra il protagonista del suo film e le persone che oggi spingono per l’uso massivo dell’AI. Victor Frankenstein, interpretato magnificamente da Oscar Isaac (nel cast ci sono anche Jacob Elordi, Mia Goth, David Bradley e Christoph Waltz), rappresenta secondo il regista l’arroganza dei cosiddetti tech bro.
Chi sono i tech bro? Si tratta dei grandi imprenditori e leader tecnologici che sono diventati ricchissimi, come Elon Musk, Mark Zuckerberg e Jeff Bezos. “L’arroganza di Victor somiglia a quella dei tech bro”, spiega del Toro. “È diventato cieco, creando qualcosa senza pensare alle conseguenze. Credo che dovremmo fermarci e riflettere su dove stiamo andando”.
Il vero pericolo: la stupidità umana
Del Toro ha tenuto a precisare un punto fondamentale: il vero pericolo non è l’intelligenza artificiale in sé, ma la stupidità dell’uomo che potrebbe servirsene in maniera sbagliata. Proprio come Victor Frankenstein nel romanzo gotico di Mary Shelley, l’uomo contemporaneo rischia di creare qualcosa che poi non riesce più a controllare.
Per chi non ha dimestichezza con questi temi, l’intelligenza artificiale generativa è quella che crea nuovi contenuti partendo da zero: immagini, video, musica, testi. È proprio questo aspetto che preoccupa molti artisti e lavoratori dello spettacolo.
Una battaglia condivisa da molti nel cinema
Del Toro non è solo in questa battaglia. L’intelligenza artificiale è stata una delle ragioni principali degli scioperi del sindacato degli attori americani SAG-AFTRA. L’ultimo, che riguardava il settore videoludico, si è concluso solo nel luglio di quest’anno.
Recentemente anche Zelda Williams, figlia del compianto Robin Williams, ha protestato contro chi le inviava video del padre generati dall’AI. Numerosi appelli sono stati scritti e firmati dai lavoratori dell’industria dello spettacolo, tra cui naturalmente i doppiatori, che temono di essere sostituiti dalle voci artificiali.
C’è chi invece abbraccia l’AI
Però non tutti la pensano come del Toro. Ci sono registi che non disdegnano l’intelligenza artificiale e la considerano una risorsa fondamentale per ampliare gli orizzonti del cinema e dare corpo alla loro visione. Tra questi ci sono nomi importantissimi come Steven Spielberg, James Cameron, Ridley Scott e Alfonso Cuarón.
Siamo quindi di fronte a due visioni completamente opposte del futuro del cinema. Da una parte chi vede nell’AI uno strumento pericoloso che rischia di snaturare l’arte e togliere lavoro agli esseri umani. Dall’altra chi la considera un’opportunità per spingere ancora più in là i confini della creatività.
La posizione di Guillermo del Toro però è chiara e probabilmente non cambierà mai. Per lui l’arte deve rimanere umana, fatta da persone in carne e ossa, con tutti i limiti ma anche con tutta la creatività che solo gli esseri umani possono avere.
E tu cosa ne pensi? Sei d’accordo con la posizione di Guillermo del Toro o pensi che l’intelligenza artificiale possa essere una risorsa per il cinema? Raccontami la tua opinione nei commenti qui sotto!


