Woody Allen ha rilasciato una delle dichiarazioni più sorprendenti della sua carriera nel podcast “Club Random” di Bill Maher, affermando di voler dirigere nuovamente Donald Trump dopo l’esperienza positiva avuta durante le riprese di “Celebrity” nel 1998. Il quattro volte vincitore dell’Oscar ha definito l’attuale presidente “un piacere con cui lavorare e un attore molto bravo”, aprendo scenari impensabili per una collaborazione cinematografica che farebbe discutere il mondo intero.
La rivelazione del regista newyorchese assume contorni surreali se contestualizzata nel panorama politico e culturale attuale. Allen, pur dichiarando di aver votato per Kamala Harris e di essere in disaccordo con Trump sul “99% delle questioni”, separa nettamente la valutazione artistica da quella politica, dimostrando quella lucidità professionale che ha sempre caratterizzato la sua carriera.
“Sono una delle poche persone che può dire di aver diretto Trump. L’ho diretto in ‘Celebrity'”, ha dichiarato Allen, “Era un piacere lavorarci insieme e un attore molto bravo. Era molto educato, colpiva il segno, faceva tutto correttamente e aveva un vero talento per il mondo dello spettacolo”. Una testimonianza professionale che getta nuova luce sul passato televisivo e cinematografico di Trump, spesso dimenticato dalla narrazione politica contemporanea.
Per il pubblico italiano, sempre attento alle dinamiche hollywoodiane e particolarmente sensibile alle questioni che riguardano cinema e politica, questa dichiarazione di Allen rappresenta un momento di riflessione sulla separazione tra arte e ideologia, tema particolarmente caro alla cultura cinematografica del nostro paese.
Il precedente di “Celebrity” e la performance dimenticata
Nel film del 1998 “Celebrity”, Trump aveva interpretato se stesso in una scena dove veniva intervistato da un giornalista del gossip sui suoi ultimi sviluppi immobiliari. La performance, seppur breve, aveva mostrato una versione autoironica del tycoon che scherzava sulla possibilità di comprare la Cattedrale di San Patrizio per “demolirla un po’ e costruire un edificio molto, molto alto e bellissimo”.
Questa capacità autoironica sembra aver colpito particolarmente Allen, che ha sempre privilegiato attori capaci di giocare con la propria immagine pubblica. La scena dimostrava come Trump, già allora personaggio mediatico di primo piano, possedesse quella “qualità carismatica” che il regista ha sempre ricercato nei suoi interpreti.
La direzione attoriale di Allen si è sempre basata su un approccio minimalista che privilegia la naturalezza e l’istinto, elementi che evidentemente Trump aveva dimostrato di possedere durante quelle riprese. Un dettaglio che assume particolare rilevanza considerando la meticolosità con cui il regista seleziona i propri collaboratori.
La proposta provocatoria per una nuova collaborazione
“Potrei dirigerlo adesso. Se mi permettesse di dirigerlo ora che è presidente, penso che potrei fare miracoli”, ha dichiarato Allen con quella provocazione intellettuale che ha sempre caratterizzato le sue dichiarazioni pubbliche. Una fantasia cinematografica che immagina Trump attore sotto la direzione di uno dei registi più importanti della storia del cinema americano.
La proposta surreale di Allen tocca paradossalmente uno dei temi centrali della sua filmografia: la confusione tra realtà e finzione, tra vita pubblica e privata, tra personaggio e persona. Dirigere il presidente degli Stati Uniti mentre ricopre la carica più importante del mondo rappresenterebbe l’estrema conseguenza di questa riflessione meta-cinematografica.
“Disagree con molte, quasi tutte, non tutte, ma quasi tutte le sue politiche. Posso giudicare solo quello che so dalla mia esperienza nel dirigerlo”, ha precisato Allen, mantenendo quella separazione etica tra valutazione artistica e giudizio politico che caratterizza i grandi professionisti del cinema.
La sorpresa per la scelta politica di Trump
Woody Allen si è detto genuinamente sorpreso dalla decisione di Trump di entrare in politica: “La politica non è altro che mal di testa e decisioni critiche e agonia. Era un tipo che vedevo alle partite dei Knicks, e gli piaceva giocare a golf, e gli piaceva giudicare concorsi di bellezza e gli piaceva fare cose divertenti e rilassanti”.
Questa osservazione sociologica rivela come Allen percepisca Trump più come un intrattenitore naturale che come un politico vocazionale, una lettura che si allinea con le teorie di molti osservatori del panorama mediatico americano che vedono la presidenza Trump come l’evoluzione naturale della sua carriera televisiva.
Il regista newyorchese sembra identificare in Trump quella vocazione naturale per il palcoscenico che caratterizza molti dei suoi attori preferiti, persone che sanno trasformare la vita quotidiana in performance continua. Una qualità che nel cinema di Allen ha sempre rappresentato tanto una benedizione quanto una maledizione per i suoi personaggi.
L’impossibile incontro tra cinema e potere
La fantasia di Allen di poter dirigere Trump presidente rappresenta l’estrema conseguenza del rapporto tra cinema e potere che ha sempre affascinato Hollywood. L’idea di un presidente-attore sotto la direzione di un regista-intellettuale tocca le corde più profonde della cultura americana, dove entertainment e politica si sono sempre influenzati reciprocamente.
“Vorrei dirigerlo ora come presidente e lasciare che sia io a prendere le decisioni. Ma questo non accadrà”, conclude Allen con quel realismo amaro che caratterizza le sue migliori battute. Una conclusione pragmatica che riporta la discussione dal regno della fantasia a quello della realtà politica contemporanea.
La dichiarazione di Allen dimostra ancora una volta come il cinema possa offrire chiavi di lettura alternative della realtà politica, separando la valutazione delle competenze tecniche dalla condivisione ideologica. Un approccio professionale che potrebbe insegnare qualcosa al dibattito pubblico contemporaneo.
L’idea di Woody Allen di dirigere nuovamente Donald Trump rappresenta uno di quegli incontri impossibili che solo il cinema sa immaginare, unendo due delle personalità più controverse e influenti dell’America contemporanea in un progetto che farebbe discutere il mondo intero per le ragioni sbagliate e per quelle giuste.
E tu cosa ne pensi di questa proposta provocatoria di Woody Allen? Credi che un regista possa davvero separare la valutazione artistica da quella politica, o pensi che nell’epoca attuale sia impossibile mantenere questa distinzione? Raccontaci nei commenti se vedresti mai un film con Trump diretto da Allen.


