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Home Italia e Mondo

Tutti parlano di Epstein, ma in Iran succede da 45 anni: bambine di 9 anni date in spose per legge

Wonder Channel Redazione di Wonder Channel Redazione
16 Febbraio 2026
in Italia e Mondo
Tempo di lettura 8 minuti
Tutti parlano di Epstein, ma in Iran succede da 45 anni

Il mondo si è scandalizzato per Jeffrey Epstein. Giustamente. Un mostro che ha abusato di decine di ragazzine, un sistema di sfruttamento che ha coinvolto personaggi potenti, un’isola privata trasformata in un inferno per minorenni. L’indignazione è stata globale, i processi sono stati seguiti da milioni di persone, i nomi nel famoso elenco di Epstein hanno fatto tremare Hollywood e la politica americana.

Ma mentre il mondo si concentrava su un singolo predatore, in Iran succede qualcosa di molto più grande. Non un’isola. Non un gruppo di potenti. Un intero paese. Dal 1979, anno della rivoluzione di Khomeini, in Iran le bambine di 9 anni possono essere legalmente sposate. E con l’approvazione del padre, anche prima.

La legge di Khomeini che ha cancellato l’infanzia

Prima della rivoluzione islamica del 1979, l’Iran era un paese diverso. Lo scià Mohammad Reza Pahlavi aveva avviato un vasto programma di modernizzazione chiamato “Rivoluzione Bianca”. Tra le riforme: età minima per il matrimonio fissata a 18 anni per le ragazze e 20 per i ragazzi, diritto di voto alle donne, accesso all’università, legalizzazione del divorzio e dell’aborto, limitazione della poligamia.

Poi arrivò l’ayatollah Ruhollah Khomeini. Il 1° febbraio 1979 rientrò a Teheran dopo 15 anni di esilio, accolto da folle festanti. Dieci giorni dopo prese il potere. E immediatamente cambiò tutto.

Tra le prime leggi ci fu l’abbassamento dell’età minima per il matrimonio: da 18 anni a 9 per le bambine, da 20 a 13 per i ragazzi. Velo obbligatorio, divieto di istruzione per le donne sposate, abolizione del divorzio, proibizione dell’aborto, spiagge separate, attività sportive vietate alle donne, adulterio punito con la lapidazione. In pochi mesi, l’Iran tornò indietro di secoli.

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180mila matrimoni precoci all’anno: la scala industriale dell’orrore

Secondo le statistiche ufficiali iraniane, ogni anno nel paese vengono contratti 180mila matrimoni precoci. Centoottantamila. Ogni anno. Ma questo è solo il numero ufficiale, quello registrato presso le autorità governative. Molti matrimoni vengono celebrati da uno sceicco sciita senza registrazione ufficiale. Il numero reale è quindi molto più alto.

Il 24% di tutti i matrimoni celebrati in Iran riguarda minorenni. Una su quattro. E il dato è in aumento, non in diminuzione. Negli anni scorsi i matrimoni infantili erano inferiori al 10%. Oggi siamo al 24%. Il doppio.

Tra il 2017 e il 2022 ci sono state circa 184mila unioni che hanno coinvolto ragazze con meno di 15 anni. Bambine di dieci, undici anni. A volte anche meno.

La legge che permette tutto: l’articolo 1041 del codice civile

L’articolo 104 del Codice civile iraniano fissa l’età minima per il matrimonio a 13 anni per le ragazze e 15 per i ragazzi. Già questo basterebbe a far inorridire. Ma c’è di peggio.

L’articolo 1041 stabilisce che “in casi speciali le bambine possono essere date in spose prima dei 13 anni, fatto salvo il consenso del padre”. In pratica: con il permesso del padre, una bambina di 9 anni, di 8, di 7, può essere sposata. Legalmente.

Non è un’eccezione. Non è un caso raro. È la legge. Una legge voluta da Khomeini, basata sulla sharia, che resta in vigore da 45 anni senza modifiche sostanziali.

Nel 2013 il regime ha persino approvato una legge che consente agli uomini di sposare le loro figlie adottive. Sì, avete letto bene: un uomo può adottare una bambina e poi sposarla.

La testimonianza di Noushin: “Un incubo da cui non potevo svegliarmi”

Noushin aveva 8 anni quando i suoi genitori la diedero in sposa a un uomo adulto. “Il matrimonio è stato un incubo dal quale non potevo svegliarmi”, ha raccontato anni dopo. “Ho capito di essere sposata, ma non capivo cosa significasse”.

È stata costretta ad avere rapporti sessuali prima della pubertà. “Ogni giorno era pieno di nuova confusione e di nuovi orrori”, ha spiegato, mentre cercava di abituarsi al ruolo che era stata costretta a subire. “Pensavo che il trasferimento nella casa di mio marito fosse una punizione dei miei genitori perché non avevo obbedito loro quando, una settimana prima, mi avevano detto di smettere di suonare. Speravo che, finito il supplizio, il giorno dopo sarei tornata dai miei. Ma presto mi fu chiaro che non era una punizione temporanea, sarebbe durata tutta la vita”.

Potreste pensare che i genitori di Noushin fossero poveri, ignoranti, analfabeti. No. Il padre aveva studiato in Europa e lavorava per il regime. Aveva una mentalità moderna. E comunque ha venduto sua figlia a otto anni.

24mila vedove bambine: sposate, abusate, abbandonate

Secondo Hassan Moussavi Chelak, direttore dell’Associazione dei servizi sociali, in Iran ci sono più di 24mila vedove bambine. Ragazze che vengono sposate da bambine, subiscono traumi fisici e psicologici, vengono poi abbandonate o divorziate dai mariti e lasciate sole a badare a se stesse.

Perché secondo la legge della sharia, gli uomini hanno il diritto di divorziare dalle mogli in qualsiasi momento. Le donne no. Queste bambine devono soddisfare totalmente i desideri dei mariti, non hanno diritti, non hanno voce. Se il marito decide di ripudiarle, finiscono in strada. Da sole. A 12, 13, 14 anni.

Gli scritti di Khomeini: la pedofilia codificata

Nel suo testo “Tahrir al-Wasilah”, una rilettura della tradizione sciita, l’ayatollah Khomeini ha scritto nero su bianco il suo pensiero sui matrimoni delle bambine: “Chiunque abbia una sposa di età inferiore ai 9 anni non può avere con lei rapporti sessuali completi. Nonostante questo, è permesso avere altri tipi di piaceri sessuali, quali l’abbraccio o lo strofinamento del pene tra le natiche e le cosce”.

Leggete bene queste parole. Sono scritte nel testo di riferimento della rivoluzione islamica iraniana. Non è un’interpretazione. Non è propaganda. Sono le parole del fondatore della Repubblica Islamica dell’Iran.

È pedofilia codificata. È abuso legalizzato. È un sistema che permette, incoraggia, facilita lo stupro di bambine.

Il confronto con Epstein: una questione di scala

Jeffrey Epstein ha abusato di decine di ragazze. Forse centinaia. È morto in carcere (ufficialmente suicida, ma i dubbi restano). I suoi complici sono stati processati, alcuni condannati. Il mondo si è indignato. Giustamente.

In Iran, ogni anno, 180mila bambine vengono sposate. Ogni anno. Da 45 anni. Fate il conto: oltre 8 milioni di bambine dal 1979 a oggi. Otto milioni.

Epstein aveva un’isola. Il regime iraniano ha un intero paese.

Epstein agiva nell’ombra. In Iran è la legge.

Epstein è stato arrestato. In Iran chi protesta viene arrestato.

La scala è incomparabile. Epstein era un mostro, ma era un singolo. In Iran è un sistema statale, religioso, legalizzato, difeso, incoraggiato.

La resistenza che non si arrende

Nel 2017 più di 800 persone, donne e attivisti per i diritti dei bambini, hanno firmato una petizione per chiedere al parlamento iraniano di mettere al bando i matrimoni precoci. “In difesa dei diritti dei bambini, chiediamo che cessi il fenomeno delle spose bambine”, recitava il documento.

Hanno chiesto di modificare l’articolo 104 del Codice civile, portando l’età per il matrimonio a 18 anni per ragazzi e ragazze, e di cancellare la possibilità di sposarsi prima della pubertà con il permesso del tutore.

La deputata Fatemeh Zolqadr ha annunciato che il parlamento, in collaborazione con il dipartimento per le Donne e la famiglia, ha avviato l’iter per innalzare l’età minima. Ma ha anche ammesso: “Ci sono ancora alcune opposizioni a questa riforma. Tuttavia, le donne del Parlamento non si arrenderanno”.

Sono passati sette anni. La legge non è cambiata.

Settembre 2022: quando le donne iraniane hanno detto basta

Il 16 settembre 2022 Mahsa Amini, una ragazza curda di 22 anni, è stata arrestata dalla polizia morale a Teheran perché portava male il velo. Tre giorni dopo è morta in ospedale. Le autorità hanno parlato di infarto, ma i testimoni hanno raccontato di percosse brutali.

Da quel giorno, milioni di iraniani sono scesi in piazza al grido di “Jin, Jîyan, Azadî” (“Donna, vita, libertà”). Migliaia di giovani donne si sono tolte il velo in pubblico, hanno bruciato l’hijab, hanno sfidato il regime.

La repressione è stata brutale. Secondo Amnesty International, almeno 44 minori sono stati uccisi dalle forze di sicurezza, tra cui cinque bambine e ragazze di 6, 16 e 17 anni.

Nika Shakami, 16 anni, è stata inseguita e rapita dalla polizia il 20 settembre durante una manifestazione a Teheran. Per nove giorni la famiglia non ha saputo nulla. Poi la notizia: Nika era morta. Il volto tumefatto, denti e naso fratturati. Le autorità hanno negato ogni responsabilità. Solo ad aprile 2024 la BBC ha pubblicato un documento riservato delle autorità iraniane che conferma: Nika è stata sequestrata da uomini delle forze di sicurezza, trascinata in un furgone, torturata, uccisa.

Il silenzio assordante dell’Occidente

Mentre il mondo dedicava ore di telegiornali, documentari, inchieste a Epstein, quante volte avete sentito parlare delle bambine iraniane? Quante petizioni internazionali? Quante manifestazioni davanti alle ambasciate iraniane? Quante sanzioni specifiche contro questo crimine?

Il silenzio è assordante. Perché ammettere che in Iran le bambine di 9 anni possono essere legalmente sposate significa ammettere che la sharia, la legge islamica applicata alla lettera, permette la pedofilia. E questo crea imbarazzo diplomatico, tensioni geopolitiche, accuse di islamofobia.

Ma la verità non cambia: in Iran, oggi, mentre leggete queste righe, ci sono bambine di 9, 10, 11 anni che vengono date in spose a uomini adulti. Legalmente. Con il benestare dello Stato. In nome della religione.

Jeffrey Epstein su scala industriale

L’immagine virale sui social ha ragione: questo è Jeffrey Epstein su scala industriale. Anzi, su scala nazionale. Un crimine legalizzato, sistemico, perpetrato da 45 anni senza interruzioni.

Otto milioni di bambine dal 1979 a oggi. Centoottantamila all’anno. Ogni anno. Senza sosta.

Non è un caso isolato. Non è un’eccezione. Non è povertà. È la legge. Una legge voluta, difesa, mantenuta dal regime islamico iraniano.

E il mondo continua a tacere.

Cosa ne pensi? Perché secondo te l’Occidente non parla mai di questa tragedia? Lascia un commento e condividi questo articolo: queste bambine hanno bisogno che qualcuno racconti la loro storia.

Tags: Jeffrey Epstein
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Siamo la redazione del magazine Wonder Channel, stacanovisti per passione. Siamo gli editori del magazine.

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