Con Tutto Tranne Questo, Irama aggiunge un altro capitolo alla sua personale antologia di dolore e redenzione. Il brano, quinto nella tracklist di Antologia Della Vita e Della Morte, si muove nel territorio in cui il cantautore brianzolo si trova più a suo agio: quello delle emozioni spezzate, dei rimpianti e delle parole non dette.
Prodotto da Andrea DB Debernardi e Giulio Nenna, il pezzo conferma la direzione sonora di Irama degli ultimi anni: un pop melodico e cinematografico, costruito per esaltare l’impatto emotivo più che la sperimentazione. Ma questa volta qualcosa cambia. La voce, filtrata da un uso massiccio di autotune, crea una distanza tra l’interprete e il dolore che racconta — quasi come se Irama volesse proteggerlo da se stesso, nascondendo la ferita dietro un effetto digitale.
Una confessione che si trasforma in resa
Il testo si apre in modo diretto e amaro: “Credi davvero non ci abbia mai messo la faccia?” È la voce di chi tenta di giustificarsi, ma con la consapevolezza che non basterà. In poche righe Irama costruisce il ritratto di una relazione finita male, dove l’incapacità di comunicare ha lasciato spazio al silenzio e ai rimpianti.
La frase “Ora che sei fra le sue braccia, cosa ti frega di me?” suona come un colpo basso, ma anche come l’ammissione di chi sa di aver perso per colpa propria. L’artista non cerca alibi. Anzi, mette in scena una vulnerabilità che — anche se travestita da orgoglio — risulta spietatamente sincera.
Nel ritornello, Irama si scusa, ma lo fa con quella tipica autoanalisi che lo contraddistingue: “Scusa se non mi ero accorto che avevi un’espressione triste… Sarà che ho sprecato il tempo a correre dietro altre mille come servisse.” È una confessione di superficialità, una resa senza redenzione.
Tutto tranne questo: il titolo come ossessione
Il titolo del brano, Tutto Tranne Questo, racchiude perfettamente il messaggio centrale. È la frase che ripetiamo quando ci accorgiamo di aver spinto troppo, di aver oltrepassato il limite. Per Irama significa riconoscere l’errore più grande: aver ferito chi amava senza nemmeno rendersene conto.
Nel passaggio “Tu ti aspettavi di tutto da me, tutto ma non questo”, la delusione diventa reciproca. Non è solo l’altra persona a sentirsi tradita, ma anche lui stesso, incapace di perdonarsi. È un punto di rottura che ricorda i suoi brani più introspettivi, come Ovunque Sarai o Mi Mancherai Moltissimo, ma qui il tono è più cupo, quasi claustrofobico.
Un testo scritto da molti, ma vissuto da uno
Uno degli aspetti più curiosi di Tutto Tranne Questo è la lista infinita di autori: Takagi, Ketra, Lazza, Carlo René, Giulio Nenna, Giuseppe Colonnelli e lo stesso Irama. Una squadra da hit radiofonica, ma che rischia di snaturare il messaggio personale.
Il risultato è un testo ben costruito, ma che a tratti sembra troppo rifinito per essere spontaneo. Ci sono versi autentici e vibranti, ma anche momenti in cui si percepisce la mano di più penne, come se la confessione avesse perso un po’ della sua unicità. Irama riesce comunque a rimetterci dentro la sua voce e la sua teatralità, ma la produzione levigata smorza parte dell’impatto emotivo.
Il suono tra intensità e artificio
Sul piano sonoro, Tutto Tranne Questo si muove nel solco del pop contemporaneo italiano, con una produzione lucida, bilanciata ma a tratti eccessivamente compressa. Il brano gioca tutto sull’alternanza tra momenti intimi e aperture melodiche, con pianoforti riverberati e percussioni elettroniche che esplodono nei ritornelli.
L’uso dell’autotune — che nel caso di Irama è ormai una costante — qui risulta più invadente del solito. In alcune frasi il trattamento della voce toglie calore, rendendo difficile percepire le sfumature interpretative che un testo del genere avrebbe meritato. È una scelta di produzione coerente con le tendenze urban-pop, ma rischia di appiattire l’emotività.
Dal punto di vista armonico, la struttura è semplice: quattro accordi che si ripetono in loop, con un crescendo costruito più sulla dinamica che sulla melodia. Funziona, ma manca quel colpo di scena che potrebbe trasformare la canzone in un’esperienza davvero catartica.
Eppure, quando Irama canta “E non so come si fa ad odiarti anche a metà”, il brano trova un momento di verità. La voce incrinata — anche se filtrata — lascia intravedere la fragilità che è il vero marchio di fabbrica dell’artista.
Il confronto con i lavori precedenti
Rispetto ai singoli precedenti, come Polvere o Mi Mancherai Moltissimo, Tutto Tranne Questo appare meno immediato ma più interiore. Mentre nei lavori passati Irama alternava esplosioni emotive e liriche dense, qui opta per un tono più dimesso, quasi stanco. È come se avesse accettato che certi dolori non si possono risolvere, solo raccontare.
La produzione di Nenna e Debernardi resta impeccabile sul piano tecnico, ma manca un po’ di coraggio. Si percepisce la volontà di rendere tutto perfetto, e in questo perfezionismo si perde un pizzico di autenticità.
Nonostante ciò, il pezzo riesce a tenere alta la tensione narrativa, grazie a una scrittura che alterna introspezione e autocritica. È un brano che non cerca il colpo di scena, ma la continuità emotiva.
Una ferita che non guarisce ma insegna
In definitiva, Tutto Tranne Questo è una ballata di pentimento e autoconsapevolezza, in cui Irama mette in musica la difficoltà di convivere con i propri errori. È un brano che si regge più sulla sincerità che sulla novità sonora, più sull’intensità interpretativa che sulla costruzione melodica.
Può non piacere a chi cerca la freschezza o l’impatto pop immediato, ma resta un tassello coerente nella poetica di un artista che continua a indagare il lato fragile dell’amore.
Forse non è il suo brano più riuscito, ma sicuramente è uno dei più onesti. Un brano che non cerca di piacere a tutti, ma di raccontare un momento preciso: quello in cui capisci che certe scuse arrivano sempre troppo tardi.
E tu? Ti ha convinto questa nuova direzione di Irama o pensi che l’autotune stia soffocando la sua autenticità? Scrivilo nei commenti, sono curioso di sapere da che parte stai.
Il testo di Tutto tranne questo
[Strofa 1]
Credi davvero non ci abbia mai messo la faccia?
Vorrei soltanto sapessi che non è un granchè
Cercavi le differenze tra me e una condanna
Ora che sei fra le sue braccia, cosa ti frega di me?
[Ritornello]
Scusa se non mi ero accorto che avevi un’espressione triste, non esiste
Sarà che ho sprecato il tempo a correre dietro altre mille come servisse
Detesto chе ne stai ancora pagando il prezzo
Di farti conviverе con il mio silenzio
Tu ti aspettavi di tutto da me, tutto ma non questo
E adesso tu fingi che era soltanto sesso
Forse ho già pensato troppo e non riesco
Più a pensare ad un finale diverso
Tutto tranne questo
[Strofa 2]
E non so come si fa ad odiarti anche a metà
Avrei voluto imparare prima che si rovinasse
E ora il tuo nome è uguale al livido
Il dolore è così vivido
E non riesco neanche a dirtelo
[Ritornello]
Scusa se non mi ero accorto che avevi un’espressione triste, non esiste
Sarà che ho sprecato il tempo a correre dietro altre mille come servisse
Detesto che ne stai ancora pagando il prezzo
Di farti convivere con il mio silenzio
Tu ti aspettavi di tutto da me, tutto ma non questo
E adesso tu fingi che era soltanto sesso
Forse ho già pensato troppo e non riesco
Più a pensare ad un finale diverso
Tutto tranne questo


