Ci sono film che partono in una direzione e a un certo punto girano dall’altra parte. War Machine, disponibile da marzo su Netflix, è uno di questi. Il problema è che nessuna delle due direzioni imboccate funziona davvero fino in fondo.
Il film segue 81 – al Ranger Academy non hanno nomi, solo numeri – interpretato da Alan Ritchson, il protagonista di Reacher su Prime Video. Il suo personaggio è entrato all’accademia per completare il sogno del fratello, morto durante una missione fallita in Afghanistan. È un uomo taciturno, schivo, che preferisce stare in fondo alla fila piuttosto che mettersi in mostra. Non è il tipo da leader. O almeno, così crede.
Per il primo terzo del film, War Machine è un film militare abbastanza classico e abbastanza derivativo. C’è il sergente duro e spietato, ci sono le reclute stereotipate, ci sono le prove fisiche estenuanti, il fango, le urla, la disciplina brutale. Chiunque abbia visto Full Metal Jacket riconoscerà i ritmi quasi battuta per battuta. La sceneggiatura, scritta dal regista Patrick Hughes insieme a James Beaufort, è pesante e prevedibile in questa prima parte, e i personaggi secondari esistono solo come sagome da riempire con i soliti cliché del genere.
Poi, durante un’esercitazione nel bosco, le reclute trovano qualcosa che non dovrebbero trovare. Ed è lì che il film cambia completamente pelle.
Quello che trovano è un robot gigante. Una macchina da guerra autonoma che si aggira tra gli alberi, disturba le comunicazioni, fa impazzire le bussole e caccia le reclute una per una. Il film smette di essere un dramma militare e diventa un survival thriller fantascientifico nel mezzo di una foresta americana. Il problema è che questa svolta, che sulla carta dovrebbe sorprendere lo spettatore, viene anticipata con così largo anticipo da risultare del tutto prevedibile quando arriva. L’effetto shock che il film cerca non si produce.
La violenza che segue è esplicita e fumettistica: arti spezzate, ferite sanguinolente, teste che volano. Il robot ha caratteristiche pensate per renderlo ancora più minaccioso – scansiona le vittime prima di colpirle, con un laser che passa dal blu al rosso quando è pronto a uccidere – ma alcune soluzioni sembrano più comode per la sceneggiatura che credibili all’interno della storia. In un momento il film ricorda visivamente Jurassic Park nel modo in cui annuncia l’arrivo della minaccia, ma il confronto non fa un favore a War Machine.
Alan Ritchson consegna una prova fisicamente impegnativa ma non memorabile. Ha il physique du rôle giusto per questo tipo di ruoli – mascella quadrata, sguardo duro, stoicismo totale – ma il personaggio non gli offre abbastanza materiale per andare oltre. Dennis Quaid ed Esai Morales compaiono nei ruoli dei comandanti dell’accademia, ma le loro apparizioni sono così brevi e marginali da risultare quasi sprecate. Due nomi pesanti usati in modo molto leggero.
Quando il film abbandona la prima parte militare e si butta nella caccia nel bosco, diventa oggettivamente più movimentato. Il regista Patrick Hughes trova qualche momento visivamente riuscito – le reclute che corrono in una foresta verde, la fuga lungo un fiume in piena – e la sequenza di inseguimento tengono lo spettatore sveglio. Ma si tratta di un intrattenimento che funziona solo finché non ci si ferma a pensarci. Le domande che il film non vuole che vi facciate emergono comunque, e le risposte non sono convincenti.
Il risultato finale è un film discontinuo, che riesce a essere vagamente divertente solo nel momento in cui smette di prendersi sul serio e abbraccia apertamente l’assurdo. Non è poco, ma non è nemmeno abbastanza per farne un titolo da consigliare senza riserve.
La Recensione
War Machine
War Machine è un film spaccato in due che fatica a trovare una propria identità. La prima parte è un dramma militare derivativo e prevedibile, con personaggi stereotipati e una sceneggiatura senza guizzi. La seconda si trasforma in un survival fantascientifico con un robot assassino, ma la svolta è telegrafata in anticipo e l'effetto sorpresa non arriva. Ritchson è adeguato ma non memorabile, Quaid e Morales sono sprecati. Il film trova un po' di vita propria quando abbraccia il caos, ma non basta a salvare un'opera complessivamente insoddisfacente.


