Sal Da Vinci ha detto che rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest 2026 è “un grande onore e una responsabilità”, e in fondo è proprio questa la frase che riassume meglio il momento che sta vivendo. Dopo la vittoria a Sanremo 2026 con Per sempre sì, per lui adesso arriva il passaggio più delicato: portare quel brano fuori dal contesto italiano e metterlo davanti al pubblico europeo, che è enorme, molto diverso da Paese a Paese e spesso imprevedibile. L’Eurovision di quest’anno si terrà a Vienna, alla Wiener Stadthalle, con semifinali il 12 e il 14 maggio e finale il 16 maggio.
Le parole di Sal Da Vinci, lette bene, dicono una cosa semplice ma importante. Non c’è solo l’entusiasmo di chi va a un evento mondiale. C’è anche la consapevolezza di portarsi addosso un pezzo di musica italiana, con tutto quello che questa etichetta comporta. Lui ha parlato di rispetto, di gratitudine e del desiderio di raccontare davanti al mondo ciò che la canzone italiana sa fare meglio: trasformare emozioni e melodia in qualcosa che riesce ad arrivare lontano. È un discorso molto classico, perfino elegante, ma nel suo caso non suona finto. Sal Da Vinci ha una carriera lunga, ha già cantato davanti a pubblici diversi, e si capisce che non sta vivendo questa tappa come una semplice gita promozionale.
La parte interessante, però, è che il suo percorso verso Vienna è già cominciato. Come succede ogni anno, anche stavolta gli artisti stanno passando dai cosiddetti pre-party eurovisivi, cioè quelle serate organizzate in varie città europee che servono sia a scaldare il pubblico sia a far conoscere meglio i brani in gara. Sal Da Vinci è atteso ad Amsterdam per l’Eurovision in Concert dell’11 aprile e poi al London Eurovision Party del 19 aprile. Sono appuntamenti che magari al grande pubblico italiano dicono poco, ma nel mondo Eurovision contano parecchio, perché aiutano a capire come un artista regge dal vivo fuori dal proprio ambiente naturale.
Poi c’è il tema della collocazione in gara, che all’Eurovision pesa sempre più di quanto si dica. L’Italia, essendo uno dei Paesi qualificati di diritto, non rischia l’eliminazione in semifinale, ma dal 2024 i rappresentanti dei cosiddetti Big 4, insieme al Paese ospitante, possono comunque esibirsi dal vivo già nelle semifinali. Quest’anno Sal Da Vinci salirà sul palco durante la prima semifinale del 12 maggio. L’ordine di uscita ufficiale lo colloca in una posizione particolare: entrerà in scena tra la Georgia e la Finlandia, quindi in una pausa competitiva della serata, dopo il sesto brano in gara. È un dettaglio tecnico, certo, ma non irrilevante, perché l’ordine di esibizione all’Eurovision viene studiato con molta attenzione proprio per tenere viva la serata e dare a ogni performance un contesto preciso.
Questa collocazione, a volerla leggere con un minimo di malizia eurovisiva, non è nemmeno male. Entrare a metà della prima semifinale può aiutare a restare impressi, soprattutto se la performance ha un’identità chiara. E Per sempre sì, piaccia o no, un’identità ce l’ha. È una canzone italiana nel senso più riconoscibile del termine: melodia, slancio sentimentale, costruzione ampia, un certo gusto per il pathos controllato. Non cerca di sembrare internazionale a tutti i costi, e forse è proprio questo il suo punto forte. All’Eurovision spesso funzionano i brani che non si vergognano della propria origine. A volte pagano, a volte no, ma almeno si fanno notare per quello che sono, non per quello che vorrebbero sembrare.
Intanto Rai ha già confermato anche la squadra che racconterà l’evento al pubblico italiano. Le due semifinali andranno in onda su Rai 2, mentre la finale del 16 maggio sarà trasmessa su Rai 1. Alla conduzione italiana ci saranno Gabriele Corsi, ormai veterano dell’Eurovision per la Rai, ed Elettra Lamborghini, alla sua prima esperienza da commentatrice della manifestazione. È una coppia curiosa, molto diversa per stile e percorso, e proprio per questo potrebbe funzionare. Corsi conosce bene i tempi e il tono del concorso, mentre Elettra Lamborghini porta un’energia più istintiva e più pop. Sulla carta è uno di quegli abbinamenti che o girano benissimo o si inceppano subito, ma almeno non sa di soluzione ripetuta per inerzia.
C’è anche un altro aspetto che rende questa partecipazione interessante. Sal Da Vinci non arriva all’Eurovision come un nome costruito da zero dentro il meccanismo dei fan internazionali. Arriva da una vittoria sanremese, da una carriera lunga e da un rapporto molto forte con il pubblico italiano, soprattutto con quello che ama una canzone più tradizionale, più melodica, più diretta. Portare questo tipo di proposta all’Eurovision è quasi una piccola scommessa, perché il concorso europeo spesso premia anche l’impatto scenico, la sorpresa, l’elemento più immediato o più strano. E allora la domanda viene quasi da sola: una canzone come Per sempre sì, giocata soprattutto su interpretazione e melodia, riuscirà a farsi spazio in mezzo a un contesto che ama anche l’effetto e il colpo d’occhio?
Per ora, comunque, il clima attorno a lui sembra buono. Le parole con cui ha parlato dell’Eurovision sono misurate, ma non fredde. Si capisce che sente il peso del ruolo, senza però trasformarlo in un discorso troppo solenne. E forse è giusto così. In fondo all’Eurovision contano molto la canzone, la performance e la capacità di restare impressi in tre minuti. Il resto lo fanno il palco, la regia, l’ordine di uscita, la reazione del pubblico e quella strana alchimia per cui alcune esibizioni esplodono all’improvviso e altre, pur essendo solide, restano un passo indietro. Sal Da Vinci arriva a Vienna con una canzone già fortemente riconoscibile e con un bagaglio artistico che di certo non gli manca. Adesso bisogna capire se quel mondo lì, pieno di bandiere, fandom e gusti che cambiano in un attimo, sarà disposto a lasciarsi conquistare dalla sua idea di canzone italiana. Se ti va, dimmi come la vedi: Per sempre sì può giocarsela davvero in Europa oppure rischia di parlare soprattutto al pubblico di casa?


