Non te lo aspettavi, vero? Paul Thomas Anderson, il regista che ci ha dato capolavori come “Il petroliere” e “Il filo nascosto”, torna con un film d’azione che parte a razzo e non rallenta mai. “Una battaglia dopo l’altra” è probabilmente il suo lavoro più diretto e viscerale, un thriller politico che parla del nostro tempo senza mai nominarlo esplicitamente.
Basato sul romanzo “Vineland” di Thomas Pynchon e ambientato negli anni ’80, il film riesce a essere allo stesso tempo un commento politico sul presente e un’esperienza cinematografica che ti tiene incollato alla sedia per 162 minuti.
Un inizio esplosivo
Il film parte subito col botto. Un gruppo rivoluzionario chiamato French 75, guidato dalla determinata Perfidia Beverly Hills (Teyana Taylor), attacca una base al confine tra Messico e Stati Uniti. Liberano gli immigrati in attesa di essere processati e umiliano sessualmente il colonnello Steven J. Lockjaw (Sean Penn), un razzista ossessionato dal potere.
Questo incontro scatena in Lockjaw un’ossessione che dura decenni. È disturbante e affascinante: un uomo che odia tutto ciò che Perfidia rappresenta, ma che desidera essere dominato da lei. Penn costruisce un personaggio mostruoso ma credibile, forse la sua miglior performance degli ultimi anni.
Leonardo DiCaprio fuori dagli schemi
Saltiamo avanti di 16 anni. Bob Ferguson (Leonardo DiCaprio), compagno di Perfidia e padre della loro figlia Willa, è ora un genitore single che cerca di bilanciare la rivoluzione con l’educazione di una teenager. DiCaprio abbandona il suo solito approccio intenso per qualcosa di più sfumato.
Bob è stanco, confuso, dimentica persino le password importanti. Non è l’eroe perfetto, è un padre che fa del suo meglio in circostanze impossibili. La relazione con la figlia Willa (Chase Infiniti, straordinaria) è il cuore emotivo del film.
Quando Lockjaw lancia raid contro French 75 e Willa viene portata via per proteggerla, Bob chiede aiuto a un vecchio maestro, Sergio St. Carlos (Benicio del Toro), per ritrovarla. Ma non ricorda dove sia il punto d’incontro. Anche i rivoluzionari invecchiano.
Un ritmo che non rallenta mai
Anderson collabora con il direttore della fotografia Michael Bauman (già con lui in “Licorice Pizza”) e insieme creano un’esperienza visivamente elettrizzante. La macchina da presa segue i personaggi mentre scivolano dentro e fuori dai luoghi sicuri, creando una tensione costante.
C’è un’inquadratura del muro di confine che sembra un quadro, ma per il resto la regia è funzionale all’azione. Non ci sono virtuosismi fine a se stessi.
E poi c’è la colonna sonora di Jonny Greenwood. Completamente pazza. In alcuni momenti sembra che qualcuno stia suonando un solo tasto del pianoforte, poi improvvise esplosioni di note. Funziona come un allarme costante che ti tiene sempre in allerta.
Un cast straordinario
Teyana Taylor e Regina Hall (nei panni di Deandra, l’alleata di Perfidia) sono eccellenti, ma è Penn a rubare la scena. Il suo Lockjaw è grottesco e terrificante, un uomo che vuole cancellare la storia e riscriverla a suo piacimento.
Molto più di un film d’azione
“Una battaglia dopo l’altra” diventa, senza spoilerare, un film sulla cancellazione della storia. Parla di quello che non ci insegnano a scuola sui Padri Fondatori perché i potenti non vogliono che lo sappiamo. È un tema attualissimo, considerando gli attacchi continui a cosa possiamo insegnare nelle scuole o mostrare nei musei.
Ma Anderson non fa mai prediche. Il film è radicato nei personaggi e nel linguaggio cinematografico dell’azione. Si muove e vibra come pochi film sanno fare oggi, inserendo qualsiasi commento politico dentro un grande intrattenimento.
Anderson ha lasciato la scuola di cinema quando un professore disse agli studenti di andarsene se volevano fare film come “Terminator 2”. Lui pensava che il sequel di Cameron fosse fantastico, e questa storia di ribellione sembra la sua forma di resistenza contro la pretenziosità del cinema d’autore.
Un film profondamente umano
Ma soprattutto, “Una battaglia dopo l’altra” è un film che si prende cura dei suoi personaggi. La frustrazione di Bob diventa la nostra, così come la sua preoccupazione per Willa. Tanti film che parlano del nostro momento storico sono arrabbiati o cinici, ma il film di Anderson va oltre essendo umano e persino ottimista.
Non è una sconfitta dopo l’altra. È una battaglia dopo l’altra. Continua a combattere.
Il verdetto finale
“Una battaglia dopo l’altra” è Paul Thomas Anderson al suo meglio: un regista che riesce a fare un film d’azione politicamente rilevante senza mai perdere di vista l’umanità dei suoi personaggi. È lungo, intenso, a volte difficile, ma sempre coinvolgente.
Se ami il cinema che sa dire qualcosa sul mondo senza urlarlo, se apprezzi l’azione con sostanza, questo film è imperdibile. Anderson dimostra ancora una volta di essere uno dei migliori registi viventi.
Disponibile al cinema, è il tipo di esperienza che merita il grande schermo.
La Recensione
Una battaglia dopo l'altra
"Una battaglia dopo l'altra" di Paul Thomas Anderson è un thriller politico ambientato negli anni '80 che parla del presente attraverso la storia di Bob Ferguson e sua figlia Willa inseguiti da un colonnello ossessionato. Con Leonardo DiCaprio in forma straordinaria e Sean Penn nella sua miglior performance recente, il film combina azione viscerale e commento sociale con l'umanità che contraddistingue il cinema di Anderson.
PRO
- Leonardo DiCaprio offre una delle sue performance più sfumate e umane nel ruolo di un padre rivoluzionario che cerca di proteggere sua figlia
- Sean Penn regala la sua miglior interpretazione degli ultimi anni nel ruolo del mostruoso colonnello Lockjaw ossessionato dal potere
- La regia di Paul Thomas Anderson combina azione viscerale e profondità narrativa in modi che raramente si vedono nel cinema contemporaneo
- Il film parla del nostro tempo e della cancellazione della storia senza mai essere predicatorio o didascalico
CONTRO
- I temi politici e la violenza potrebbero risultare troppo forti o disturbanti per alcuni spettatori


