Il cinema autoriale incontra il successo commerciale: una combinazione rara che Paul Thomas Anderson è finalmente riuscito a centrare dopo decenni di carriera. “Una battaglia dopo l’altra” con Leonardo DiCaprio ha conquistato la vetta del box office italiano del weekend con oltre un milione di euro, segnando un record personale per il regista di “Magnolia” e “Il petroliere”. Ma cosa c’è dietro questo inaspettato trionfo comerciale di un film che, sulla carta, sembrava destinato a rimanere una pellicola di nicchia?
La Warner Bros ha scommesso 130 milioni di dollari su questo progetto, una cifra astronomica per un film autoriale che racconta di ex-rivoluzionari, complotti politici e drammi familiari. Una scommessa apparentemente folle che sta però dando i suoi frutti: negli Stati Uniti “Una battaglia dopo l’altra” ha debuttato con 22,4 milioni di dollari nel primo weekend, il miglior esordio nella filmografia di Anderson. A livello mondiale siamo già a quota 48,5 milioni, ma serve ancora molto strada per recuperare l’investimento mastodontico.
Il successo di Anderson non è però l’unica storia interessante di questo weekend cinematografico. Al secondo posto troviamo “La Casa delle Bambole di Gabby – Il Film“, adattamento della popolare serie Netflix che ha raccolto 736.300 euro in quattro giorni. Un risultato che dimostra come il pubblico italiano sia sempre più frammentato: da una parte gli adulti che cercano cinema d’autore complesso, dall’altra famiglie con bambini piccoli in cerca di intrattenimento sicuro e colorato.
Il fenomeno Anderson che nessuno si aspettava
Paul Thomas Anderson ha sempre rappresentato l’antitesi del cinema commerciale: opere lunghe, complesse, spesso incomprensibili al grande pubblico. “Boogie Nights”, “Magnolia”, “Il petroliere” sono capolavori assoluti che però hanno sempre faticato al botteghino. Con “Una battaglia dopo l’altra” sembra aver trovato la quadratura del cerchio: mantenere la propria identità autoriale pur raccontando una storia più accessibile.
Il film, liberamente tratto dal romanzo “Vineland” di Thomas Pynchon, vede Leonardo DiCaprio nei panni di Bob Ferguson, ex-rivoluzionario che deve fare i conti con il proprio passato quando la figlia viene rapita. Sean Penn interpreta il colonnello Lockjaw, antagonista carismatico in una pellicola che mescola azione, politica e commedia nera. La tecnica mista tra live-action e momenti di pura astrazione visiva conferma la maestria tecnica di Anderson, che ha curato personalmente anche la fotografia.
La critica internazionale sta lodando soprattutto la sceneggiatura serrata e le interpretazioni, con molti che già ipotizzano una corsa agli Oscar per il film. Il ritmo veloce e l’abbondante presenza di sequenze d’azione rappresentano una novità assoluta per Anderson, tradizionalmente più incline ai tempi dilatati e alla contemplazione.
Quando l’animazione incontra il live-action
Dall’altro lato del podium troviamo “La Casa delle Bambole di Gabby – Il Film“, prodotto dalla DreamWorks Animation con un budget di appena 30 milioni di dollari. Il lungometraggio mescola animazione e live-action seguendo le avventure della piccola Gabby e dei suoi amici gatti antropomorfi. Un target completamente diverso da quello di Anderson, che conferma come il mercato cinematografico italiano sia sempre più stratificato per fasce d’età e interessi.
Il film diretto da Ryan Crego presenta Laila Lockhart Kraner nel ruolo di Gabby, che riprende il personaggio che interpreta nella serie Netflix. La pellicola ha raccolto feedback contrastanti: da una parte viene elogiata per i valori educativi e l’animazione tecnicamente impeccabile, dall’altra viene criticata per una trama troppo semplice e per la difficoltà nel passaggio dal formato seriale televisivo a quello cinematografico.
Il calcio e il cinema d’impegno civile
Terza posizione per “Ag4in – Il film del quarto scudetto del Napoli“, documentario celebrativo prodotto da Filmauro che ha raccolto quasi 400.000 euro. Ennesima dimostrazione di come il cinema territoriale e la passione sportiva riescano a generare interesse commerciale in nicchie specifiche del pubblico.
Al quarto posto “La voce di Hind Rajab“, Leone d’Argento al Festival di Venezia, che ricostruisce la storia realmente accaduta di una bambina palestinese di sei anni rimasta intrappolata in un’auto durante i bombardamenti di Gaza. Il film di Kaouther Ben Hania rappresenta il cinema d’impegno civile che cerca di sensibilizzare il pubblico su tematiche di attualità drammatica.
Chiude la top five “The Conjuring – Il rito finale“, che cala dalla prima alla quinta posizione ma continua a macinare incassi: 327.500 euro nell’ultimo weekend per un totale che supera i 9 milioni di euro in Italia. La saga horror dimostra ancora una volta la propria capacità di attirare il pubblico, confermandosi al settimo posto tra i film più visti dell’anno.
Questo weekend cinematografico racconta un’Italia del cinema sempre più diversificata: c’è spazio per l’autorialità di Anderson, per l’intrattenimento familiare della DreamWorks, per la passione sportiva napoletana e per il cinema d’impegno sociale. Una pluralità di offerte che rispecchia la frammentazione del pubblico contemporaneo.
Tu cosa ne pensi di questo dominio inaspettato di Anderson? Credevi che il suo cinema potesse finalmente sfondare anche commercialmente? Scrivilo nei commenti e confrontiamoci su questa sorprendente classifica!


