Il successo straordinario di “Una battaglia dopo l’altra” sta facendo impazzire la critica internazionale. Il nuovo film di Paul Thomas Anderson con Leonardo DiCaprio ha conquistato un incredibile 98% su Rotten Tomatoes, confermando ancora una volta il genio visionario del regista californiano. Ma questi numeri da capogiro dovrebbero ricordarci tutti di una verità scomoda: nonostante i recenti successi come “Il filo nascosto” e “Licorice Pizza”, nessuna delle opere più recenti di Anderson può reggere il confronto con il suo vero magnum opus.
Stiamo parlando de “Il petroliere”, il monumentale film del 2007 che ha consacrato definitivamente Paul Thomas Anderson come uno dei più grandi autori cinematografici della sua generazione. Con Daniel Day-Lewis protagonista in una delle interpretazioni più intense e memorabili della storia del cinema, “Il petroliere” non è solo un film: è un’esperienza viscerale che scava nelle profondità più oscure del capitalismo americano. Liberamente tratto dal romanzo “Petrolio!” di Upton Sinclair, il film segue la scalata spietata di Daniel Plainview, un cercatore d’argento trasformatosi in magnate del petrolio durante il boom californiano tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Ma non si tratta di una semplice storia di arricchimento: Anderson costruisce un affresco epico sulla natura corruttrice del potere, dove l’ambizione divora l’anima umana lasciando solo solitudine e distruzione.
Paul Dano: il villain perfetto che nessuno ricorda abbastanza
Quello che molti dimenticano è che “Il petroliere” ha due protagonisti, non uno. Paul Dano è stato aggiunto al cast all’ultimo minuto per interpretare i fratelli gemelli Eli e Paul Sunday, e senza di loro il film non sarebbe mai diventato il capolavoro che conosciamo. Nel film, Dano porta in scena quell’energia incontrollata che avremmo poi ritrovato anni dopo in “The Batman” di Matt Reeves, dimostrando una versatilità attoriale straordinaria.
La dinamica tra Daniel Plainview e Eli Sunday è il vero cuore pulsante del film. Se Plainview è brutalmente onesto nella sua avidità, Eli rappresenta l’ipocrisia religiosa che si nasconde dietro una facciata di spiritualità. Il predicatore usa la fede per umiliare Daniel nella loro battaglia psicologica, ma alla fine sarà proprio lui a tradire le proprie convinzioni quando perderà tutto nel crollo di Wall Street.
Il duello finale: un capolavoro di tensione cinematografica
La sequenza finale tra i due, ambientata nella pista da bowling della villa di Plainview, è un concentrato di tensione e simbolismo che pochi registi al mondo saranno mai in grado di eguagliare. “I’m finished!” urlato da Day-Lewis è diventato iconico quanto il famoso “I drink your milkshake!”, dimostrando come Anderson sappia costruire momenti di cinema puro che restano impressi nella memoria collettiva.
Un racconto viscerale sul capitalismo che oggi è più attuale che mai
“Il petroliere” non è solo un film d’epoca: è una radiografia spietata di quello che il capitalismo può fare all’anima umana. Daniel Plainview è sicuramente il principale artefice della violenza che permea il film, ma non è l’unico personaggio macchiato dal peccato. Il peccato è una componente fondamentale dell’opera, presente in ogni personaggio e in ogni relazione.
La genialità di Anderson sta nell’aver creato un western senza eroi, dove il deserto californiano degli inizi del Novecento diventa il teatro di una lotta ancestrale tra l’Uomo e Dio, tra fede e profitto. La fotografia epica di Robert Elswit (premiata con l’Oscar) e la partitura dissonante di Jonny Greenwood creano un’atmosfera opprimente che amplifica ogni momento di tensione.
Perché “Il petroliere” resta inarrivabile
Il film è ancora più rilevante oggi di quanto non fosse alla sua uscita, mostrando gli aspetti più oscuri della natura umana attraverso una lente che non concede perdono né redenzione. Questa è l’America delle origini raccontata senza filtri: un paese dove l’ambizione individuale può trasformarsi in un cancro che divora tutto ciò che tocca.
Anderson ha dedicato il film a Robert Altman, morto durante il montaggio, e si sente tutta l’influenza del grande maestro nella costruzione di questo affresco monumentale. Ma c’è qualcosa di unico ne “Il petroliere” che lo distingue da tutto il resto della filmografia andersoniana: una purezza narrativa e una ferocia espressiva che difficilmente ritroveremo in futuro.
Mentre aspetti l’uscita di “Una battaglia dopo l’altra” nelle sale italiane, fatti un regalo: recupera “Il petroliere” e lasciati travolgere dalla potenza di un cinema che non scende a compromessi. Avvertimento: non è un film che ti lascerà indifferente.
Tu hai mai visto “Il petroliere”? E se sì, cosa pensi del confronto con i film più recenti di Anderson? Scrivici nei commenti quale credi sia il vero capolavoro del regista californiano!


