Una versione di Like a Prayer di Madonna realizzata anche con l’intelligenza artificiale è diventata uno dei brani più ascoltati in Australia, al punto da spingere l’industria musicale locale a cambiare le regole delle classifiche. La cover del produttore australiano Josh Fawaz ha raggiunto il primo posto nelle radio nazionali e continua a essere fortissima nelle classifiche dance, nonostante le polemiche sull’utilizzo dell’IA.
Una precisazione, però, è importante: non è stato il governo australiano a vietare queste canzoni dalle classifiche. La decisione è stata presa da ARIA, l’associazione dell’industria discografica australiana.
Dal 31 agosto, i brani creati interamente dall’intelligenza artificiale non potranno più entrare nelle classifiche ufficiali ARIA. Rimarranno invece ammessi quelli nei quali l’IA viene utilizzata come strumento di supporto, purché la registrazione sia “sostanzialmente realizzata da esseri umani” e non ci siano sospetti di manipolazione degli stream.
Like a Prayer ha fatto esplodere il caso
Josh Fawaz aveva inizialmente spiegato di utilizzare l’IA come uno strumento. Dopo un’indagine della ABC, però, su Spotify sono comparsi crediti più precisi: voce generata con IA e batteria realizzata con IA.
Questo non ha fermato il pubblico.
La sua Like a Prayer è diventata la canzone più trasmessa dalle radio australiane, ha raggiunto il secondo posto nella classifica dei singoli australiani e il numero uno tra i brani dance. A luglio aveva già superato i 38 milioni di ascolti su Spotify e nelle settimane successive il totale ha continuato a crescere.
Perché piace così tanto?
La spiegazione più semplice è anche quella più importante: molti ascoltatori giudicano una canzone prima di chiedersi come sia stata prodotta.
Fawaz è partito inoltre da uno dei ritornelli più riconoscibili della storia del pop. Like a Prayer era già una hit mondiale nel 1989. La nuova versione conserva quella melodia, ma la trasforma in un pezzo elettronico moderno pensato per radio, playlist e locali.
Il risultato è quindi familiare ma allo stesso tempo nuovo.
Per una parte del pubblico sapere che la voce è artificiale potrebbe persino diventare secondario: se il brano funziona in cuffia, in macchina o in una playlist da palestra, viene ascoltato comunque.
Ed è proprio questo che preoccupa molti musicisti. Se una voce sintetica può competere direttamente con cantanti reali nelle stesse classifiche, che valore viene attribuito all’interpretazione umana?
Anche il governo australiano si sta muovendo, ma sul copyright
Il governo federale sta affrontando un problema differente: l’utilizzo delle opere degli artisti per addestrare i sistemi di IA.
Il primo ministro Anthony Albanese ha dichiarato a luglio che aziende tecnologiche e sviluppatori non dovrebbero poter utilizzare liberamente musica, libri, arte o giornalismo australiani per addestrare i propri modelli senza il controllo degli autori, compresa la possibilità di stabilire il valore economico di quell’utilizzo.
ARIA chiede inoltre alle radio di seguire la stessa direzione presa dalle classifiche e di sostenere maggiormente la musica realizzata da persone.
La storia di Like a Prayer mostra però quanto sarà difficile tracciare una linea netta.
Il pubblico ha già dimostrato che una canzone può piacergli moltissimo anche dopo aver scoperto che parte della voce e degli strumenti non esiste nel senso tradizionale del termine.
E questa potrebbe essere soltanto la prima grande battaglia tra musica umana e musica generativa.
Tu continueresti ad ascoltare una canzone dopo aver scoperto che la voce è stata generata dall’intelligenza artificiale? Scrivilo nei commenti.


