Ci sono serie TV che ti aggrediscono dal primo secondo con musiche pompose, colpi di scena ogni tre minuti e personaggi che urlano cose importanti mentre la telecamera gira intorno a loro in slow motion. Poi ci sono serie come Unchosen, che arrivano su Netflix senza fare rumore, si siedono in un angolo della tua testa e ci restano per giorni senza che tu abbia capito bene quando ci siano entrate. Le prime le dimentichi il giorno dopo. Le seconde le ricordi mentre stai facendo cose completamente diverse, tipo aspettare che il caffè sia pronto o fingere di ascoltare qualcuno durante una riunione.
Unchosen, diretta da Jim Loach e Philippa Langdale, è esattamente quel tipo di serie. Niente esplosioni, niente colpi di scena clamorosi, niente personaggi che spiegano i propri sentimenti in monologhi costruiti apposta per andare su YouTube. La storia ti viene consegnata a pezzi, con la fiducia – piuttosto insolita per una produzione Netflix – che tu sia in grado di mettere insieme i pezzi da solo senza che qualcuno ti tenga per mano dall’inizio alla fine. Questa scelta ha un prezzo: i primi episodi richiedono una pazienza che non sempre si ha, soprattutto se stai cercando qualcosa da guardare dopo una giornata in cui hai già speso tutta la tua energia emotiva su cose più urgenti. Se però gli dai il tempo che chiede, a un certo punto smetti di aspettare che succeda qualcosa e ti accorgi che è già successo, solo che non te ne eri accorto.
Il cast è il motivo per cui tutto questo funziona senza diventare pretenzioso. Molly Windsor porta il peso emotivo della serie in modo talmente naturale da farti dimenticare che stai guardando un’attrice, che è esattamente l’obiettivo e non è una cosa facile da raggiungere. Asa Butterfield costruisce il suo personaggio su quello che non dice più che su quello che dice, il che su carta sembra una di quelle descrizioni vaghe che non significano niente e in pratica significa che non riesci a smettere di guardarla. Fra Fee nei momenti di tensione ti ricorda perché certi attori irlandesi sembrano avere un accesso privilegiato a un certo tipo di intensità contenuta che gli altri devono studiare per anni. Siobhan Finneran e Christopher Eccleston fanno quello che fanno sempre gli attori bravi e navigati: rendono tutto più reale semplicemente con la loro presenza, senza bisogno di sottolineare niente.
Il ritmo è lento, e su questo vale la pena essere onesti prima che tu prenda decisioni affrettate con il telecomando. Non è una serie da maratona serale con la pizza, è una serie da un episodio alla volta con il tempo per metabolizzare quello che hai appena visto prima di passare al capitolo successivo. Se questo ti sembra già troppo impegnativo per quello che cerchi il sabato sera, nessuno ti giudica, c’è un’intera categoria di contenuti Netflix progettata apposta per il sabato sera e Unchosen non ne fa parte. Se invece sei la persona che ogni tanto ha voglia di qualcosa che lasci un po’ di sedimento, questa è la serie giusta nel momento giusto.
Quello che mi ha colpito di più è che Unchosen non cerca di piacerti. Non ti insegue, non ti lusinga, non ti offre la soddisfazione facile del colpo di scena risolutivo ogni venti minuti. Si limita a raccontare la sua storia con una compostezza che a tratti sfiora l’arroganza, nella piena consapevolezza che chi ha voglia di starla ad ascoltare la troverà, e chi non ce l’ha probabilmente stava già guardando altro. C’è qualcosa di vagamente irritante e insieme molto rispettabile in questo atteggiamento, un po’ come quell’amico che non ti manda mai il meme del momento ma quando parla dice sempre cose che ti restano in testa.
Hai già visto Unchosen? Sei riuscito ad arrivare al terzo episodio senza controllare il telefono ogni dieci minuti? Dimmelo nei commenti.
La Recensione
Unchosen
Unchosen è una serie Netflix diretta da Jim Loach e Philippa Langdale, con Molly Windsor, Asa Butterfield, Fra Fee, Siobhan Finneran e Christopher Eccleston. È una di quelle produzioni che rinunciano deliberatamente all'effetto immediato in favore di qualcosa che si accumula lentamente, episodio dopo episodio, fino a quando ti accorgi che ci stai pensando ancora il giorno dopo senza un motivo preciso. Il cast funziona su tutti i livelli, il tono è controllato e coerente dall'inizio alla fine. Non è una serie per tutti, ma per chi ha la pazienza giusta è un'ora ben spesa. Giudizio: da scoprire, possibilmente senza fretta.
PRO
- Molly Windsor e Asa Butterfield formano una coppia che funziona proprio perché non si sforza di funzionare
- La serie ti tratta da adulto: non spiega tutto, non sottolinea niente, si fida di chi guarda e questa è una cosa sempre più rara
CONTRO
- Se il sabato sera cerchi qualcosa che non ti chieda nessuno sforzo, Unchosen non fa per te
- I primi episodi richiedono una pazienza che non sempre si ha, e se molli prima del terzo non hai visto niente di quello che rende la serie interessante


