Hell or High Water sta per lasciare Netflix, e la notizia interessa per un motivo molto semplice: non parliamo di un film qualsiasi infilato nel catalogo, ma di uno dei lavori più riusciti scritti da Taylor Sheridan prima che diventasse il volto simbolo del neo-western televisivo. Secondo l’elenco delle uscite pubblicato da What’s on Netflix, il film uscirà dalla piattaforma il 1° maggio 2026. Netflix, tra l’altro, lo aveva anche segnalato di recente in una selezione dedicata proprio ai neo-western.
Il film è del 2016, lo ha diretto David Mackenzie e segue due fratelli interpretati da Chris Pine e Ben Foster, che iniziano a rapinare filiali bancarie nel Texas occidentale, mentre sulle loro tracce si muovono due ranger interpretati da Jeff Bridges e Gil Birmingham. Sulla carta può sembrare il classico film criminale ambientato in provincia, uno di quelli con polvere, pick-up e facce stanche. In pratica è molto meglio di così. È più secco, più malinconico e più preciso di tanti thriller che partono bene e poi si perdono.
La cosa che rende interessante questa uscita da Netflix è anche il momento della carriera di Sheridan in cui il film si colloca. Oggi il suo nome viene collegato subito a Yellowstone, agli spin-off e a quel mondo lì, pieno di frontiere moderne, uomini duri e famiglie complicate. Ma Hell or High Water appartiene alla fase in cui stava costruendo, quasi in silenzio, una trilogia informale sulla frontiera americana contemporanea: prima Sicario, poi questo, poi Wind River. E molti continuano a pensare che proprio qui abbia trovato uno dei suoi equilibri migliori.
Non a caso il film fu accolto benissimo. Ha ottenuto quattro nomination agli Oscar: miglior film, miglior sceneggiatura originale per Sheridan, miglior attore non protagonista per Jeff Bridges e miglior montaggio. Per un film di questo tipo, senza effetti speciali da vetrina e senza il rumore dei grandi premi pilotati mesi prima, è stato un risultato pesante. Non era il classico titolo che vince per simpatia. Ci è arrivato perché era scritto bene, recitato bene e diretto con una misura che oggi si vede sempre meno.
Anche i numeri confermano che non fu una meteora. Il film incassò circa 37 milioni di dollari nel mondo a fronte di un budget di circa 12 milioni, quindi non fu un fenomeno da botteghino enorme, ma fece il suo lavoro più che bene. E soprattutto lasciò il segno. Ancora oggi viene ricordato come uno dei titoli più forti nella filmografia scritta da Sheridan. Su Rotten Tomatoes viene citato spesso tra i suoi lavori più amati, con un’accoglienza critica altissima riportata anche nelle sintesi delle candidature e dei premi.
Secondo me il motivo è abbastanza chiaro. Hell or High Water non fa mai il furbo. Non ti spiega troppo, non ti accompagna per mano, non cerca di sembrare più importante di quello che è. Ti mette davanti a un’America svuotata, fatta di debiti, banche, ranch messi male, famiglie spezzate e uomini che provano a salvarsi quando ormai il margine è quasi sparito. È un western moderno, sì, ma senza bisogno di sbandierarlo ogni cinque minuti. Ti accorgi che lo è mentre lo guardi.
E poi c’è il cast, che qui funziona proprio come un meccanismo ben oliato. Jeff Bridges ha quella stanchezza ironica perfetta per il ranger vicino alla pensione. Ben Foster è imprevedibile come poche volte gli è capitato. Chris Pine, forse più di quanto gli venga riconosciuto, tiene addosso al personaggio una tristezza concreta, mai esibita. Non so se succede anche a te, ma ci sono film in cui gli attori sembrano tutti dentro lo stesso mondo. Qui succede. E non è così scontato.
C’è anche un dettaglio curioso: molti spettatori lo hanno scoperto dopo, quando Sheridan era già diventato un nome enorme. All’epoca magari era “quel film con Chris Pine e Jeff Bridges”. Oggi invece viene guardato anche come una specie di punto fermo per capire da dove arriva il suo stile. Forse è pure per questo che la notizia della rimozione pesa un po’ di più. Quando un film del genere sparisce dal catalogo, ti viene quella sensazione fastidiosa del “lo recupero domani” che poi diventa “ah, non c’è più”.
Quindi sì, questa è una di quelle uscite da Netflix che meritano almeno un minimo di attenzione. Non perché il film sia introvabile per sempre, ma perché è uno di quei titoli che rischiano di essere rimandati all’infinito proprio perché non fanno rumore. E invece andrebbero visti prima, non dopo. Tu lo hai mai recuperato o è uno di quei film che hai sempre tenuto lì, nella lista mentale delle cose da vedere prima o poi?


