Immagina di scalare El Capitan nello Yosemite National Park e di vederti cadere addosso un cadavere. Non è esattamente quello che ti aspetti durante una tranquilla arrampicata domenicale, vero? Eppure è proprio così che inizia “Untamed“, la nuova miniserie crime di Netflix con Eric Bana e Sam Neill che dimostra come a volte anche le premesse più promettenti possano andare a sbattere contro un finale deludente.
Un omicidio che scuote il parco
La sequenza d’apertura è genuinamente terrificante: due alpinisti si trovano improvvisamente con un corpo che precipita dall’alto, attaccato alla loro stessa corda. La donna era già morta quando è caduta – un proiettile nella gamba lo conferma – e quello che sembrava un incidente si trasforma rapidamente in un caso di omicidio che farà tremare le fondamenta del parco nazionale.
Kyle Turner (Eric Bana) è l’agente speciale del National Parks Service incaricato delle indagini, affiancato dalla rookie Naya Vasquez (Lily Santiago), ex poliziotta di Los Angeles in cerca di un nuovo inizio. Ma come spesso accade nelle serie Netflix, tutti hanno scheletri nell’armadio pronti a uscire al momento giusto per complicare la trama.
I traumi che definiscono i personaggi
Il backstory di Turner è devastante: anni fa ha perso un figlio, ucciso da un predatore, e quel trauma ha distrutto il suo matrimonio con Jill (Rosemarie DeWitt). Ora Kyle è un fantasma di uomo che trova pace solo lavorando e che affoga i demoni nell’alcol quando non è in servizio.
Bana offre una performance eccellente, ritraendo un uomo spezzato con una profondità emotiva che evita il melodramma facile. Le scene con DeWitt sono particolarmente potenti: i due attori catturano perfettamente come un trauma inimmaginabile possa sia unire che distruggere le persone. Kyle e Jill condividono un dolore che la maggior parte delle persone non può comprendere, il che li rende partner di vita, ma si ricordano anche a vicenda quel dolore, rendendo impossibile stare insieme.
La trama che si complica (troppo)
L’indagine sull’omicidio porta Turner in un’operazione di traffico di droga all’interno del parco, collegando il caso a una figura dubbiosa del suo passato: Shane Maguire (Wilson Bethel), l’ufficiale di gestione della fauna selvatica del parco. Il Chief Ranger Paul Souter (Sam Neill) gli sta accanto, ma il pericolo è ovunque, incluso l’ex partner violento di Vasquez, da cui è fuggita con il figlio.
Mark L. Smith (sceneggiatore di “The Revenant” e “The Midnight Sky”) e Ellie Smith dimostrano di saper tracciare uomini tormentati attraverso paesaggi difficili, e portano questa abilità in “Untamed”. Il parco nazionale diventa un personaggio a sé stante, un luogo di grande bellezza e grande pericolo, dove le persone vivono off the grid ma dipendono da uomini come Turner e Souter per la loro sicurezza.
Quando il setting diventa protagonista
“Untamed” è al suo meglio quando si concentra sui personaggi e sull’ambientazione, e su come quest’ultima modelli i primi. I paesaggi dello Yosemite non sono solo uno sfondo spettacolare, ma influenzano attivamente le dinamiche narrative e i character arc.
La fotografia cattura magnificamente la dualità del parco: la sua bellezza mozzafiato e i pericoli nascosti. È il tipo di location che Netflix sa utilizzare bene quando ha budget e visione, trasformando la natura selvaggia in un thriller claustrofobico nonostante gli spazi aperti.
Il problema del finale e dei plot twist
Purtroppo, la trama diventa densa e confusa man mano che la miniserie di sei episodi prende velocità, per poi trasformarsi completamente in poltiglia nel finale con almeno un colpo di scena di troppo. Gli Smith cercano di dire qualcosa sui bambini in pericolo, ma il tema rimane fuori dalla loro portata, lasciando una trama che può essere definita solo conveniente.
Ci sono troppi salvataggi dell’ultimo minuto per soli sei episodi e una rivelazione finale che suona semplicemente falsa. È il classico caso di serie Netflix che parte con grandi ambizioni ma si perde nella propria complessità narrativa.
Il cast che salva lo spettacolo
Nonostante i difetti di scrittura, il cast riesce a mantenere alta la qualità. Eric Bana conferma di essere uno degli attori più sottovalutati di Hollywood, mentre Sam Neill porta la sua solita autorevolezza al ruolo del ranger veterano.
Rosemarie DeWitt ha meno screen time ma ogni sua scena è emotivamente devastante. Lily Santiago costruisce un personaggio credibile nonostante alcuni dialoghi che potrebbero essere migliori.
Il problema dell’algoritmo Netflix
“Untamed” si unisce alla lunga lista di serie Netflix costruite attorno all’effetto a catena del crimine, e ci si chiede come qualcosa del genere possa distinguersi quando l’algoritmo probabilmente l’avrà sepolta entro la settimana prossima.
È un promemoria di quanto sia importante il casting per distinguere un progetto come questo. Il mystery di “Untamed” non rimarrà impresso, ma le performance di Bana e DeWitt sì.
Il verdetto finale
“Untamed” è una serie frustrante perché ha tutti gli ingredienti per essere eccellente: un cast di talento, un’ambientazione spettacolare, una premessa intrigante. Ma si perde nella sua stessa ambizione narrativa, sacrificando la coerenza per i colpi di scena.
Se tutto quello che fa è ricordare alle persone, specialmente ai casting director, quanto siano bravi questi performer, allora ha fatto qualcosa di buono. Ma come intrattenimento televisivo, rimane un’occasione sprecata che poteva essere molto di più.
Le prime puntate valgono la visione per Bana e l’ambientazione mozzafiato, ma preparati a una conclusione che non sarà all’altezza delle aspettative.
Hai mai visitato lo Yosemite? Pensi che Netflix stia producendo troppe serie crime simili tra loro? Qual è stata la tua ultima delusione televisiva? Raccontaci nei commenti la tua esperienza con i thriller ambientati nella natura!
La Recensione
Untamed
Untamed parte con una premessa intrigante e performance eccellenti di Eric Bana e Sam Neill nello Yosemite. Mark L. Smith costruisce tensione genuina nei primi episodi, ma la trama si complica eccessivamente fino a crollare in un finale pieno di colpi di scena convenienti e rivelazioni che suonano false.
PRO
- Performance di Eric Bana: ritratto toccante di un uomo distrutto dal trauma con profondità emotiva autentica
- Ambientazione spettacolare: lo Yosemite diventa personaggio a sé stante con fotografia mozzafiato
- Primi episodi promettenti: premessa intrigante e sviluppo iniziale che tiene incollati allo schermo
CONTRO
- Finale disastroso: conclusione piena di colpi di scena convenienti che tradisce le premesse iniziali
- Trama eccessivamente complicata: plotting che diventa denso e confuso perdendo coerenza narrativa


