La vittoria della quarta edizione di Masterchef Italia, conquistata il 5 marzo 2015, doveva essere il momento più alto della vita di Stefano Callegaro. Quel trionfo si è invece rapidamente trasformato in un incubo mediatico e giudiziario che ne ha segnato profondamente il percorso umano e professionale. Oggi, a distanza di anni, l’ex agente immobiliare veneto con un passato da rugbista è tornato a parlare di quel periodo buio, confessando le sue fragilità e le sue battaglie dal palco del Teatro Toniolo di Mestre, in occasione dell’evento FuckUp Nights, un format dedicato al racconto delle cadute e delle rinascite personali.
Subito dopo aver sollevato il trofeo e intascato il montepremi di 100mila euro, Callegaro finì nel mirino di Striscia la Notizia. Il tg satirico sollevò un pesante polverone accusando il vincitore di aver violato il regolamento del talent show, il quale impone la partecipazione esclusiva a cuochi amatoriali. Secondo la trasmissione, Callegaro aveva già maturato esperienze professionali come chef promoter per BestFood Italia (Knorr). La difesa dell’uomo, che ha sempre ribadito il carattere puramente commerciale e dimostrativo di quel ruolo, non impedì l’esplosione di una durissima battaglia legale su più fronti.
Callegaro querelò per diffamazione e stalking Antonio Ricci, i conduttori Ficarra e Picone e l’inviato Max Laudadio, ma le accuse vennero archiviate nel 2017 dal Tribunale di Rovigo. Nel frattempo, Magnolia (la società di produzione di Masterchef) gli intentò una causa civile per riavere indietro i 100mila euro, e persino nove dei concorrenti sconfitti in quell’edizione agirono legalmente contro di lui. La parola fine arrivò solo nel gennaio 2018: il Tribunale civile di Milano stabilì la piena legittimità della partecipazione di Callegaro, non essendoci prove per considerarlo un cuoco professionista. Magnolia fu condannata a pagargli 10mila euro per lite temeraria più 13.400 euro per le spese legali, mentre i nove ex colleghi dovettero versare 20mila euro a lui e 20mila a Sky.
Tuttavia, Callegaro non considera quella persecuzione come una sua sconfitta personale. «Quello non fu un fallimento, ma una violenza terribile», ha dichiarato, ricordando come i valori di lealtà appresi nel rugby si scontrarono con un tritacarne mediatico improvviso e ingiustificato.
Il suo vero fallimento, ha confessato con disarmante lucidità, è stato un altro: il tentativo ossessivo e frustrante di diventare un personaggio pubblico sui social network. Vedendo altri ex concorrenti capitalizzare la visibilità televisiva per macinare follower e contratti, ha cercato in tutti i modi di creare tormentoni e alter ego digitali. Ci ha perso notti di sonno e si è sentito un “fallitissimo” per non esserci riuscito, capendo solo in seguito che il suo unico e autentico desiderio era semplicemente mettersi ai fornelli.
La vita gli ha poi presentato sfide ben più gravi della popolarità digitale. Dopo essersi rimesso in carreggiata lavorando per alcune catene di ristoranti, Callegaro ha dovuto affrontare la spaventosa diagnosi di un meningioma nel lobo frontale. Un tumore che lo ha costretto a un delicato intervento chirurgico e a lunghi mesi di riabilitazione fisica e psicologica.
Questa dura prova ha segnato l’inizio della sua “seconda vita”. Oggi Stefano ha lasciato Milano dopo dodici anni ed è tornato nella sua terra d’origine, trasferendosi a Mestre con la compagna Federica. A partire da questo 2026, è il cuore pulsante di “Vitto – La Fucina del Gusto”, un progetto poliedrico che unisce bottega, gastronomia e scuola di cucina. Un ritorno alle origini per ritrovare i sapori autentici di casa, quegli stessi che nonna Etta gli aveva insegnato ad amare da bambino, lontano dalle telecamere e dai tribunali.
E voi vi ricordate di questa complessa vicenda televisiva e giudiziaria che infiammò l’Italia nel 2015? Cosa pensate della pressione che i social network esercitano oggi su chi cerca di farsi strada dopo un programma televisivo? Fatecelo sapere nei commenti!


