Vin Diesel si è commosso a Cannes ricordando Paul Walker, l’amico e collega morto nel 2013, durante la celebrazione dei 25 anni di Fast and Furious. Al Festival, davanti al pubblico riunito per una proiezione speciale di mezzanotte del primo film della saga, Diesel ha parlato di Walker come di un fratello, non solo come del Brian O’Conner che per anni ha condiviso con Dominic Toretto corse, rischi, fughe e quella parola che nel franchise è diventata quasi religione: famiglia. Alla serata era presente anche Meadow Walker, figlia di Paul, e il momento ha inevitabilmente riportato tutti al legame più emotivo della saga.
Cannes, quest’anno, non era proprio invasa dalle star americane. E allora l’arrivo di Vin Diesel, Michelle Rodriguez, Jordana Brewster, del produttore Neal H. Moritz e di Meadow Walker ha acceso subito la Croisette. Il motivo ufficiale era il 25° anniversario di The Fast and the Furious, il film uscito nel 2001 che nessuno, all’epoca, poteva davvero immaginare come inizio di un impero da oltre 7 miliardi di dollari al box office mondiale. Una storia nata tra corse clandestine a Los Angeles, motori truccati e rapine su strada è diventata una saga globale, con sequel, spin-off, personaggi entrati nella cultura pop e un ultimo capitolo, Fast Forever, atteso per marzo 2028.
Diesel si è presentato sul red carpet con una giacca piena di strass e la scritta Fast Forever, più Vin Diesel di così forse solo se fosse arrivato direttamente guidando una Dodge Charger dentro il Grand Théâtre Lumière. Però dietro il lato spettacolare della serata c’era qualcosa di molto più fragile. Perché ogni volta che Fast and Furious festeggia qualcosa, l’assenza di Paul Walker pesa. Non come un dettaglio nostalgico da tirare fuori per far piangere il pubblico, ma come una presenza mancata che ancora tiene insieme buona parte dell’identità emotiva della saga.
Walker è morto il 30 novembre 2013 in un incidente d’auto, mentre era ancora legato al franchise. Da allora, Fast and Furious ha continuato a vivere anche attraverso il suo ricordo. Il finale di Fast & Furious 7, con Brian O’Conner che si separa da Dom su una strada illuminata dal sole, è diventato uno dei saluti più celebri del cinema pop recente. Non era solo l’addio a un personaggio. Era l’addio a un amico vero, dentro e fuori dallo schermo. E infatti, anche a Cannes, Diesel non ha parlato di lui con il tono di chi cita un collega importante. Ha parlato di Pablo, come lo chiamava lui.
Durante la presentazione, l’attore ha detto che spera che nella vita tutti possano avere un fratello come Paul. Ha ricordato che all’inizio non era scritto da nessuna parte che quel ragazzo biondo con gli occhi azzurri sarebbe diventato un fratello per lui. Eppure è successo. Sul set, nella vita, davanti al pubblico. La coppia Dom-Brian è nata come dinamica da action movie: il fuorilegge carismatico e il poliziotto infiltrato. Poi però è diventata qualcosa di più. Fiducia, rivalità, rispetto, famiglia scelta. La famosa “family” che negli anni è stata presa in giro mille volte, anche giustamente, perché a un certo punto la saga l’ha trasformata quasi in un superpotere. Però quando si torna a Paul Walker, quella parola smette di sembrare una battuta. Torna vera.
Il momento più commovente è arrivato quando Diesel ha chiamato in causa Meadow Walker. Ha detto che la persona che non gli avrebbe permesso di venire da solo a rappresentare quella fratellanza era proprio lei. Poi l’ha abbracciata. Meadow, oggi 27enne, aveva anche fatto un cameo in Fast X e mantiene un legame stretto con la “Fast family”; Diesel è il suo padrino. A Cannes, la sua presenza ha dato alla serata una dimensione diversa: non solo celebrazione industriale di un franchise enorme, ma ricordo personale di un padre, di un amico, di un attore che per milioni di fan resta ancora seduto al volante accanto a Dom.
C’è anche un dettaglio bellissimo raccontato da Diesel: Meadow gli avrebbe detto di avere 27 anni e di guardare un film che suo padre aveva girato proprio a 27 anni. Una frase semplice, ma devastante. Perché in un attimo ti fa capire quanto tempo sia passato e quanto invece, sullo schermo, Paul Walker sembri ancora lì, giovane, sorridente, con quell’aria da ragazzo californiano che non aveva bisogno di fare troppo per bucare la scena.
Dopo la proiezione, secondo i resoconti dalla Croisette, il pubblico ha tributato una lunga ovazione al cast. E Diesel ha collegato quell’affetto al futuro della saga, spiegando che il motivo per cui stanno preparando il finale di Fast and Furious è proprio la lealtà dei fan. Una frase molto da franchise, certo, ma in questo caso anche comprensibile. Fast and Furious è diventato gigantesco perché il pubblico ha accettato tutto: auto che volano, missioni impossibili, resurrezioni, villain trasformati in alleati, inseguimenti che sfidano la fisica e a volte anche il buon senso. Ma ha continuato a seguirlo perché, sotto il rumore dei motori, c’era un gruppo di personaggi a cui si era affezionato.
E Paul Walker resta il volto più tenero di quella famiglia. Dom è il mito muscolare, Letty è la forza, Mia è la radice emotiva, ma Brian è stato il ponte. Il personaggio che entrava da esterno e finiva per appartenere al gruppo più di chiunque altro. Forse per questo ogni anniversario di Fast and Furious finisce sempre lì, a quel legame tra Diesel e Walker. Puoi aggiungere budget, scene assurde, nuovi cattivi e nuove città. Ma il ricordo più forte resta quello di due amici che guidano fianco a fianco.
A Cannes, per una notte, Fast and Furious è tornato al punto di partenza: non lo spazio, non le esplosioni, non le missioni impossibili. Solo una macchina, una famiglia e un fratello che manca ancora.
Tu che ricordo hai di Paul Walker e del suo Brian O’Conner in Fast and Furious? Scrivilo nei commenti e dimmi la tua.


