Robert Eggers non ha intenzione di abbandonare i mostri del passato. Dopo Nosferatu, il regista torna con Werwulf, horror ambientato nell’Inghilterra del XIII secolo che questa volta prende di mira una delle creature più antiche del folklore europeo: il lupo mannaro. Il nuovo trailer mostra Aaron Taylor-Johnson alle prese con una trasformazione sempre più spaventosa e conferma soprattutto una cosa: Eggers vuole raccontare la licantropia senza ripulirla o renderla elegante.
Per il pubblico italiano c’è già una data precisa. Werwulf uscirà nei cinema il 1° gennaio 2027, mantenendo il titolo originale anche nel nostro mercato. La distribuzione italiana è affidata a Universal Pictures International Italy.
Negli Stati Uniti il film arriverà qualche giorno prima, il 25 dicembre 2026, ripetendo in parte la strategia utilizzata con Nosferatu. Anche questa volta, insomma, Eggers accompagnerà le feste con qualcosa di decisamente poco rassicurante.
La storia è ambientata nella Gran Bretagna medievale del XIII secolo, tra villaggi isolati, boschi, nebbia e comunità nelle quali superstizione e religione fanno parte della vita quotidiana. Aaron Taylor-Johnson interpreta un contadino che finisce per trasformarsi in una creatura feroce, portando paura e violenza tra le persone che gli stanno intorno.
Già questa scelta distingue Werwulf da molti film moderni sui licantropi.
Eggers non sembra interessato al classico uomo contemporaneo che viene morso e passa il resto del film a cercare una cura. Vuole tornare a un periodo storico nel quale l’idea che un uomo potesse trasformarsi in una bestia non apparteneva soltanto alle storie raccontate per spaventare i bambini. Poteva essere interpretata come una maledizione, un intervento del demonio o una punizione.
Il trailer insiste proprio su questa atmosfera.
Non sembra esserci molta voglia di spiegare scientificamente la trasformazione.
C’è carne.
C’è fango.
Ci sono corpi.
C’è la paura di qualcosa che gli abitanti del villaggio non riescono a comprendere.
E soprattutto c’è ancora una volta quella sensazione tipica del cinema di Eggers: i personaggi appartengono realmente al periodo storico in cui sono stati messi, invece di sembrare persone del 2026 travestite con abiti medievali.
Il regista si è spinto molto avanti anche con la lingua.
I dialoghi sono stati scritti e recitati utilizzando il Middle English, l’inglese medievale parlato in forme diverse tra l’XI e il XV secolo. Non sarà quindi il solito inglese moderno con qualche parola antica inserita per dare atmosfera.
Una scelta estrema, ma non sorprendente conoscendo Eggers.
In The Witch aveva lavorato su testi e documenti dell’epoca per ricostruire il modo di parlare dei personaggi. The Lighthouse utilizzava espressioni legate ai marinai del XIX secolo. The Northman aveva trasformato il mondo vichingo in qualcosa di sporco e rituale invece che in una semplice avventura. Nosferatu aveva fatto lo stesso con superstizioni, malattie e paure dell’Europa ottocentesca.
Con Werwulf sembra voler portare ancora più avanti questa ossessione.
La sceneggiatura è stata scritta insieme a Sjón, poeta e sceneggiatore islandese con cui Eggers aveva già lavorato a The Northman.
Anche il cast sembra quasi una riunione della sua filmografia.
Aaron Taylor-Johnson e Lily-Rose Depp tornano dopo Nosferatu. Willem Dafoe continua la collaborazione con Eggers dopo The Lighthouse, The Northman e Nosferatu. Ralph Ineson, invece, ci riporta direttamente a The Witch, dove interpretava William, il padre della famiglia protagonista. Nel cast c’è anche Kate Dickie, altra presenza del primo lungometraggio del regista.
Eggers sembra quindi circondarsi sempre più spesso di attori che conoscono bene il suo metodo.
E considerando quanto siano particolari i suoi set, probabilmente non è un caso.
Il regista chiede una precisione quasi maniacale nei costumi, negli ambienti, nella luce e nel linguaggio. Un attore che ha già lavorato con lui sa che non entrerà semplicemente in un set medievale. Dovrà imparare a muoversi, parlare e reagire secondo regole molto diverse da quelle contemporanee.
Anche dal punto di vista visivo il trailer sembra voler proseguire la strada di Nosferatu, pur cambiando completamente creatura.
La fotografia è ancora affidata a Jarin Blaschke, collaboratore storico di Eggers, mentre al montaggio torna Louise Ford e le musiche sono firmate da Robin Carolan.
C’è però una differenza importante.
Nosferatu raccontava un male che arrivava dall’esterno e invadeva progressivamente la vita dei protagonisti.
Werwulf sembra invece interessato a un male che nasce dentro un essere umano e lo trasforma fisicamente.
Il mostro e l’uomo potrebbero quindi essere molto più difficili da separare.
Ed è probabilmente questo che rende il progetto così adatto a Robert Eggers.
Il regista ha sempre raccontato personaggi che non capiscono fino in fondo se quello che li sta distruggendo venga dal soprannaturale, dalle loro paure oppure da loro stessi.
Con un lupo mannaro può portare questa idea fino alle conseguenze più brutali.
Il titolo stesso, scritto Werwulf invece del moderno werewolf, suggerisce il desiderio di tornare alle radici antiche della parola e del mito.
Dopo vampiri, streghe, marinai ossessionati e guerrieri vichinghi, Eggers sembra quindi aver trovato il mostro perfetto per continuare il proprio viaggio dentro il folklore.
Ora resta da capire se Werwulf riuscirà a ripetere anche il successo commerciale di Nosferatu, diventato il film più redditizio della carriera del regista.
In Italia potremo scoprirlo dal 1° gennaio 2027 al cinema.
Un modo piuttosto particolare per iniziare l’anno.
Voi andrete a vedere Werwulf al cinema? E dopo Nosferatu, vi incuriosisce vedere Robert Eggers alle prese con il mito del lupo mannaro? Scrivetecelo nei commenti.


