Il mondo della musica internazionale ha appena vissuto uno dei suoi momenti più imbarazzanti dell’anno, e questa volta il protagonista è nientemeno che Will Smith. L’attore e rapper americano, impegnato nel tour “Based on a True Story” per promuovere il suo primo album in vent’anni, è finito al centro di una bufera mediatica per aver utilizzato l’intelligenza artificiale in un video promozionale che doveva celebrare il rapporto con i suoi fan.
La vicenda ha dell’incredibile: Smith ha pubblicato sul suo canale YouTube ufficiale un video intitolato “La mia parte preferita del tour è vedervi tutti da vicino. Grazie per avermi visto anche voi”. Peccato che le riprese del pubblico in delirio sembrano essere state generate artificialmente, con risultati tanto grotteschi quanto facilmente individuabili. Parliamo di volti distorti, mani con sei dita, arti che si confondono tra loro e persino cartelli che si fondono magicamente con le nocche di chi li regge.
Il pubblico italiano, sempre molto attento alle dinamiche dell’industria musicale internazionale, ha seguito con interesse questa gaffe che dimostra quanto l’uso sconsiderato dell’IA possa trasformarsi in un boomerang comunicativo. Smith, che ha appena iniziato la tappa britannica del suo tour partendo da Scarborough domenica 24 agosto, si è trovato sommerso dalle critiche di fan che non hanno per nulla apprezzato essere sostituiti da algoritmi malriusciti. Una lezione che dovrebbe far riflettere anche i nostri artisti italiani sempre più tentati dalle sirene della tecnologia digitale.
L’arte dell’autogol: quando la tecnologia tradisce l’artista
Il video incriminato è un concentrato di errori che farebbero arrossire anche il programmatore più inesperto. Le riprese mostrano supposte fan che piangono di gioia e sventolano cartelli fatti in casa, ma basta un occhio anche poco allenato per accorgersi che qualcosa non quadra. I volti appaiono sfocati o distorti, le mani assumono forme impossibili e in alcuni casi si contano addirittura sei dita invece delle canoniche cinque.
La scena più surreale mostra un uomo che regge un cartello con la scritta “You Can Make It mi ha aiutato a sopravvivere al cancro. Grazie Will”, ma la sua nocca si confonde magicamente con il cartello stesso. Nel frattempo, la donna di fronte a lui sembra tenergli la mano, mentre la fascia per capelli della signora dietro di lei passa inspiegabilmente sopra il polso della prima. Una composizione digitale così maldestra che sembra uscita da un corso di grafica per principianti.
I commentatori del video YouTube non hanno perso tempo a far notare l’inganno. “Immagina di essere così ricco e famoso da dover usare riprese IA di folle… Tragico”, ha scritto un utente. Un altro ha aggiunto: “Non solo è un’abominazione da guardare perché è un filmato telefonico di bassa qualità pesantemente migliorato con l’IA, ma ci sono anche scene intermedie chiaramente generate artificialmente”.
Il dibattito sull’intelligenza artificiale nella musica
Questa gaffe di Smith arriva in un momento particolarmente delicato per l’industria musicale mondiale, dove il tema dell’intelligenza artificiale sta dividendo artisti, produttori e pubblico. Da una parte ci sono musicisti che chiedono maggiori protezioni per le loro opere, dall’altra quelli che sperimentano con le nuove tecnologie, spesso con risultati discutibili.
Il caso di Smith ricorda da vicino quello di Rod Stewart, criticato all’inizio di agosto per un tributo “irrispettoso” al defunto frontman dei Black Sabbath Ozzy Osbourne. Durante un concerto in Georgia, Stewart aveva mostrato un video con un Osbourne generato dall’IA che si faceva selfie con altre star scomparse come Tina Turner, Prince, Bob Marley, Michael Jackson e Kurt Cobain. Un esempio di come la tecnologia possa trasformare momenti di commemorazione in spettacoli di cattivo gusto.
In Italia, fortunatamente, i nostri artisti sembrano ancora preferire l’autenticità alla comodità tecnologica. Pensate a tour come quelli di Vasco Rossi o dei Måneskin: le emozioni del pubblico sono genuine, i volti sudati e sorridenti sono reali, e quando un fan piange di gioia lo fa davvero, non perché glielo ha programmato un algoritmo.
L’album che non convince e il tour che imbarazza
Il disco “Based on a True Story”, uscito a marzo dopo vent’anni di silenzio discografico, non ha certo entusiasmato la critica specializzata. Con appena due stelle su cinque, l’album è stato descritto come il lavoro di un “rapper solido” ma caratterizzato da testi spesso acerbi e banali e da “vaghe e logore platitudini su fallimento e redenzione”.
Il tour britannico di Smith proseguirà stasera a Cardiff, per poi toccare Manchester, Londra e Wolverhampton. Resta da vedere se le prossime tappe sapranno riscattare l’immagine dell’artista dopo questo scivolone tecnologico. Una cosa è certa: i fan che si presenteranno ai concerti sapranno di essere autentici, a differenza di quelli mostrati nel video promozionale.
Lezioni italiane da una gaffe americana
Questa vicenda dovrebbe far riflettere anche i nostri artisti italiani sempre più attratti dalle possibilità offerte dall’intelligenza artificiale. Se è vero che la tecnologia può offrire strumenti creativi interessanti, è altrettanto vero che l’autenticità rimane un valore fondamentale nella musica.
Il pubblico, italiano e internazionale, ha dimostrato di saper riconoscere immediatamente i contenuti artificiali e di non apprezzarli quando vengono spacciati per autentici. La genuinità del rapporto tra artista e fan rimane un elemento insostituibile, qualcosa che nessun algoritmo può replicare o sostituire.
Il caso Smith ci ricorda che nella musica, come in tutti i settori creativi, la tecnologia dovrebbe essere uno strumento al servizio dell’arte, non un sostituto della creatività e dell’autenticità umana. E quando si tratta di celebrare l’amore dei propri fan, forse è meglio lasciare perdere l’IA e tornare alle buone vecchie riprese genuine.
E tu cosa ne pensi dell’uso dell’intelligenza artificiale nella musica? Credi che artisti come Will Smith dovrebbero essere più trasparenti quando utilizzano queste tecnologie, o pensi che il problema sia proprio utilizzarle? Raccontaci la tua opinione nei commenti.


