Il trailer aveva fatto numeri da record: 223 milioni di visualizzazioni in sette giorni, il più visto di sempre per una serie di Amazon Studios. Le aspettative erano altissime. E poi il 4 marzo la serie è arrivata su Prime Video, e il pubblico ha cominciato a farsi un’idea propria.
Young Sherlock è un prequel della storia più celebre della letteratura poliziesca. Siamo nel 1871, all’Università di Oxford. Sherlock Holmes ha 19 anni, è appena uscito di prigione grazie all’intervento del fratello maggiore Mycroft – che lavora al Foreign Office – e viene assunto come tuttofare universitario. Non è ancora il detective freddo e metodico che il mondo conosce. È impulsivo, insolente, privo di disciplina. E quando un omicidio sconvolge l’università, si ritrova al centro di un caso che lo trascinerà da Oxford fino a Parigi.
A interpretarlo è Hero Fiennes Tiffin, 26 anni, già conosciuto per la saga di After e per aver dato il volto al giovane Tom Riddle in Harry Potter e il principe mezzosangue. Al suo fianco un cast di tutto rispetto: Colin Firth nei panni del mecenate universitario Sir Bucephalus Hodge, Max Irons come Mycroft, Joseph Fiennes – zio di Hero nella vita reale – nel ruolo del padre Silas, e Natascha McElhone come la madre Cordelia, internata in un sanatorio dopo la morte della figlia minore Beatrice. Il personaggio più riuscito è Dónal Finn nei panni di James Moriarty, migliore amico di Sherlock a Oxford, destinato a diventare il suo nemico più temibile. Vederli complici e quasi fratelli rende la loro futura rivalità qualcosa di più triste e complesso di quanto ci si aspetti. È il filo narrativo più interessante dell’intera serie.
La regia porta la firma di Guy Ritchie, già autore dei due film con Robert Downey Jr. nei panni di Holmes. Ma Ritchie dirige soltanto due degli otto episodi, occupandosi del resto come produttore esecutivo. Gli altri episodi vengono affidati ad altri registi che imitano il suo stile – azione frenetica, montaggio serrato, ironia tagliente – ma senza la stessa mano. E si sente.
Ed è qui che la serie comincia a mostrare le sue crepe. La trama si divide tra troppi filoni narrativi che faticano a trovare una sorta di equilibrio: il caso degli scroll cinesi rubati alla principessa Gulun Shou’an (interpretata da Zine Tseng), il mistero sulla morte della sorella Beatrice, i problemi della madre nel sanatorio, la nascita dell’amicizia tra Sherlock e Moriarty. Tutto corre veloce, forse troppo, senza lasciare spazio ai personaggi di respirare davvero. I dialoghi a volte trascinano, altre volte sembrano tagliati di fretta. Le sequenze d’azione – spettacolari sul piano visivo – spesso interrompono la storia invece di farla avanzare. Niente è lasciato davvero sedimentare: la serie salta da un colpo di scena all’altro senza costruire una tensione vera.
Fiennes Tiffin fa quello che può, ma non riesce ancora a riempire un personaggio così iconico con la necessaria autorevolezza. Più che abitare la scena, sembra spesso appoggiarsi ad essa. Lo stesso vale per Max Irons: entrambi gli attori hanno rispettivamente 26 e 40 anni, e nessuno dei due riesce del tutto a sembrare un ragazzo di vent’anni. Colin Firth, Dónal Finn e Natascha McElhone invece sembrano divertirsi, e quando sono sullo schermo la serie acquista un’energia diversa.
L’unica persona che sembra aver capito perfettamente che serie stesse realizzando è la costumista Jany Temime, già famosa per il lavoro fatto su Harry Potter. I suoi abiti parlano da soli prima ancora che i personaggi aprano bocca: pinnette, sete, panciotti, gemelli, bottoni con stemmi incisi. La principessa cinese, in mani meno esperte, avrebbe rischiato di diventare un cliché orientale. Temime la trasforma invece in una figura elegante e autonoma, che porta con sé la propria cultura senza cedere a nessuno stereotipo. È il contributo più raffinato dell’intera produzione.
Nel complesso, Young Sherlock è una serie che funziona a tratti e delude in altri. Non è la delusione totale che qualcuno potrebbe temere, ma nemmeno il capolavoro che il trailer sembrava promettere. Vale la visione soprattutto per i fan del personaggio e per chi vuole trascorrere qualche ora in un’Inghilterra vittoriana ben ricostruita, senza pretendere troppo dalla storia.
La Recensione
Young Sherlock
Young Sherlock è una serie ambiziosa con un cast stellare e un'estetica curata, ma la scrittura debole e il ritmo schizofrenico la rendono un'occasione parzialmente sprecata. Vale la pena guardarla, ma senza aspettarsi un capolavoro.
PRO
- Il rapporto tra Sherlock e Moriarty è originale e coinvolgente
- I costumi di Jany Temime sono tra i più belli visti in una serie degli ultimi anni
CONTRO
- La scrittura è debole e i troppi filoni narrativi non trovano mai un equilibrio convincente


