La storia dei 50mila euro raccolti dai fan di Zeudi Di Palma è tornata fuori dopo la sua intervista a Belve, ma il punto che sta confondendo molti è uno solo: quei soldi dovevano andare in beneficenza oppure no? La risposta, leggendo quello che era emerso già all’epoca e quello che Zeudi ha detto adesso, sembra abbastanza chiara: no, la raccolta non era nata per la beneficenza. E probabilmente gran parte della confusione nasce dal fatto che il numero scelto, cioè 50mila euro, era lo stesso che nel Grande Fratello corrisponde alla metà “personale” del montepremi, perché l’altra metà del premio finale viene devoluta in beneficenza. Ma quella regola vale per il reality, non per la colletta dei fan.
Già quando la raccolta era partita, nei primi giorni di aprile 2025, il messaggio diffuso dal fandom andava in una direzione molto precisa. I fan parlavano di un modo per “risarcirla” della mancata vittoria al Grande Fratello e, secondo quanto riportato da più testate, nella comunicazione della raccolta si leggeva chiaramente che “ogni centesimo va direttamente a lei”. Quindi non c’era, almeno nelle formulazioni circolate allora, una promessa pubblica di devolvere la cifra a un’associazione o a una causa benefica. Il senso dell’iniziativa era un altro: dare a Zeudi, come regalo e come compensazione simbolica, l’equivalente della quota che avrebbe incassato vincendo il programma.
Ed è qui che nasce il cortocircuito. Molti hanno collegato automaticamente quei 50mila euro alla beneficenza perché il montepremi del Grande Fratello è da 100mila euro, ma metà va a chi vince e metà viene destinata a un progetto benefico. Quindi qualcuno ha pensato: se i fan vogliono raccogliere “la parte sua”, forse l’altra metà resta idealmente benefica. Però questa è una deduzione, non una regola della raccolta. La raccolta dei fan non era il montepremi del reality replicato in modo identico: era una colletta privata nata per dare a Zeudi una cifra equivalente alla quota che non aveva incassato.
C’è anche un altro passaggio che aiuta a fare ordine. Quando la vicenda esplose nel 2025, Zeudi non chiarì subito pubblicamente la destinazione dei soldi. Anzi, in quei giorni da lei o dal suo entourage arrivarono risposte molto caute, del tipo “non ne sappiamo niente” o comunque dichiarazioni prudenti, anche perché c’era ancora di mezzo il contratto con Endemol e la situazione stava diventando rumorosa. Questa mancanza di una spiegazione netta immediata ha lasciato spazio a ipotesi, deduzioni e ricostruzioni un po’ creative.
Adesso però, con Belve, Zeudi ha parlato più chiaramente. Secondo quanto riportato da ANSA e da altre testate che hanno ripreso l’intervista, ha spiegato che i soldi sono arrivati e che li ha usati in parte per accantonare quanto necessario per le tasse e in parte per investire nella propria formazione, parlando del desiderio di frequentare un corso di recitazione. Quindi la destinazione finale dichiarata è questa: una gestione personale della somma, divisa tra obblighi fiscali e crescita professionale. Non beneficenza. Non almeno in base a quello che è stato raccontato adesso da lei stessa.
Quindi, ricapitolando in modo semplice: no, non risulta che Zeudi avesse detto prima che quei 50mila euro sarebbero andati in beneficenza. La raccolta dei fan era stata raccontata fin dall’inizio come un regalo diretto a lei, una specie di rimborso simbolico per la mancata vittoria. La parola “beneficenza” è entrata nel discorso soprattutto per il legame indiretto con il regolamento del Grande Fratello e con il fatto che il montepremi del reality viene diviso a metà. Ma quella divisione non si applicava automaticamente alla raccolta.
Il punto semmai è un altro: la vicenda continua a far discutere perché molti trovano strano che una fanbase raccolga una cifra così alta per “compensare” un risultato televisivo. Ed è lì che si era inserito anche il Codacons, mentre Alfonso Signorini aveva espresso apertamente il suo disappunto. La discussione quindi non riguarda solo dove siano finiti i soldi, ma anche l’idea stessa di raccoglierli in quel modo. Però se la domanda è stretta e precisa — “li aveva promessi in beneficenza?” — allo stato delle informazioni disponibili la risposta è no.
Alla fine, più che una storia di beneficenza mancata, questa sembra una storia di equivoco iniziale e di spiegazioni arrivate tardi. Se la comunicazione fosse stata più chiara subito, probabilmente metà della confusione non sarebbe nemmeno nata. Invece tra la cifra simbolica, il silenzio iniziale e il ritorno del tema a distanza di un anno, il caos era quasi inevitabile. Tu come la vedi? Ti sembra solo un caso di comunicazione fatta male oppure questa raccolta continua a sembrarti una cosa fuori misura?


