La nuova La Valle dell’Eden di Netflix non è soltanto l’ennesimo adattamento di John Steinbeck. Per Zoe Kazan è qualcosa di molto più personale. Settantuno anni prima, nel 1955, suo nonno Elia Kazan aveva diretto il celebre film con James Dean. Oggi è lei a raccogliere quell’eredità, ma invece di rifare semplicemente ciò che era stato fatto allora, ha scelto di tornare al romanzo e raccontarlo da un’altra prospettiva.
È proprio questo legame familiare a rendere la serie ancora più interessante.
Zoe Kazan ha spiegato di aver letto La Valle dell’Eden da adolescente e di esserne rimasta profondamente colpita. Non solo per la storia dei Trask, ma soprattutto per i temi che attraversano tutto il romanzo: ciò che ereditiamo dalla nostra famiglia, ciò che ci viene tramandato senza che possiamo sceglierlo e la possibilità di decidere chi vogliamo diventare nonostante il passato.
Per lei, quindi, non si trattava di prendere un classico e aggiornarlo per Netflix.
Era una storia con cui conviveva da anni.
E c’era inevitabilmente anche il fantasma del nonno.
Elia Kazan aveva portato La Valle dell’Eden al cinema nel 1955, appena tre anni dopo la pubblicazione del romanzo di Steinbeck. Il film è diventato uno dei titoli più famosi della carriera di James Dean e ha contribuito in maniera enorme a costruire il mito dell’attore, morto nello stesso anno a soli 24 anni.
Quel film, però, raccontava soltanto una parte del libro.
Elia Kazan si era concentrato soprattutto sulla sezione finale del romanzo, quella dedicata a Cal e Aron Trask, interpretando la storia attraverso la rivalità tra i due fratelli e il difficile rapporto con il padre Adam. Era una scelta comprensibile per un film di due ore, ma lasciava fuori una quantità enorme di materiale.
Zoe Kazan ha fatto l’opposto.
La sua serie Netflix torna molto più indietro, segue diverse generazioni e soprattutto mette al centro un personaggio che il film del 1955 trattava in maniera molto più distante: Cathy Ames.
Ed è proprio Florence Pugh, nei panni di Cathy, a diventare il vero perno della nuova versione.
Kazan ha raccontato che per lei Pugh era praticamente l’unica attrice possibile per interpretare Cathy. Non voleva trasformarla semplicemente nella “cattiva” della storia, come spesso è stata letta nel passato. Voleva capire cosa ci fosse dietro quella donna, mostrarne la violenza e la crudeltà senza però ridurla a un mostro senza spiegazioni.
Questo è uno degli aspetti in cui la nipote prende una strada diversa dal nonno.
Il film del 1955 era figlio del proprio tempo e raccontava una parte precisa della storia di Steinbeck. La serie del 2026 prova invece a recuperare il carattere più ampio e generazionale del romanzo, pur facendo anche tagli importanti.
La famiglia Hamilton, per esempio, è molto meno presente rispetto al libro. Zoe Kazan ha scelto di concentrare l’attenzione soprattutto sui Trask e su Cathy, accettando di sacrificare una parte enorme del materiale originale per evitare che la serie diventasse ingestibile.
La decisione è interessante anche perché Steinbeck considerava La Valle dell’Eden una storia molto personale. Nel romanzo inserì elementi della propria famiglia e trasformò la Salinas Valley in qualcosa di più di una semplice ambientazione.
Zoe Kazan ha detto di aver preso molto sul serio una frase dello scrittore, che descriveva il libro quasi come due opere insieme: la storia del suo Paese e la storia di sé stesso.
Per lei questa idea è diventata una specie di regola durante la scrittura.
La serie doveva essere grande, epica, attraversare generazioni, ma allo stesso tempo doveva sembrare personale.
E per una Kazan, inevitabilmente, lo era già.
Pensare che suo nonno avesse lavorato sullo stesso materiale più di settant’anni prima aggiunge qualcosa di strano e affascinante al progetto. Non è difficile immaginare la pressione.
Elia Kazan non è stato un regista qualsiasi. Ha diretto film come Fronte del porto, Un tram che si chiama Desiderio e Splendore nell’erba, oltre naturalmente a La Valle dell’Eden.
Zoe, però, non ha cercato di competere con quel film.
Anzi, ha sempre parlato del romanzo come della propria vera guida.
Questo spiega perché la serie sia così diversa.
Il film del 1955 appartiene soprattutto a James Dean.
La serie Netflix appartiene molto di più a Cathy.
Ed è probabilmente proprio questa scelta a permettere alla nuova La Valle dell’Eden di esistere senza sembrare una copia.
C’è anche una bella ironia nel fatto che Zoe Kazan abbia costruito tutta la sua versione attorno a uno dei temi principali del romanzo: l’eredità familiare non decide necessariamente chi diventeremo.
Lei stessa ha ereditato un cognome enorme nel cinema americano.
Avrebbe potuto restare intrappolata nel confronto con suo nonno.
Ha fatto invece ciò che racconta il libro: ha preso ciò che le è stato lasciato e ha scelto cosa farne.
Il risultato è una serie che guarda rispettosamente al passato, ma prova a trovare un’identità propria.
E forse è proprio questo il modo migliore per adattare un classico.
Tu lo sapevi che Zoe Kazan è la nipote del regista del film La Valle dell’Eden del 1955? Preferisci la versione con James Dean o questa nuova serie Netflix con Florence Pugh? Scrivicelo nei commenti.


