Trentatré anni di carcere per un delitto che non aveva commesso. La storia di Beniamino Zuncheddu arriverà al cinema il 15 ottobre 2026 con Zustissia, il nuovo film diretto da Francesco Piras e interpretato da Michele Riondino e Fabrizio Ferracane.
Non sarà semplicemente la ricostruzione di un errore giudiziario. Il film racconterà il tempo sottratto a un uomo entrato in prigione a 27 anni e tornato libero ormai vicino ai sessanta, dopo una battaglia legale che sembrava impossibile.
La vicenda cominciò l’8 gennaio 1991 sui monti del Sud Sardegna. Tre pastori, Gesuino Fadda, suo figlio Giuseppe e Ignazio Pusceddu, vennero uccisi a colpi di fucile. Una quarta persona, Luigi Pinna, rimase gravemente ferita. Le indagini portarono rapidamente a Beniamino Zuncheddu, giovane allevatore di Burcei, che venne accusato della strage e condannato all’ergastolo.
Tre gradi di giudizio furono completati in circa un anno. Zuncheddu continuò a dichiararsi innocente, ma rimase in carcere per oltre tre decenni. La sua condanna si basava soprattutto sul riconoscimento compiuto dall’unico sopravvissuto, una testimonianza che molti anni più tardi avrebbe mostrato profonde fragilità.
L’avvocato che decise di riaprire un caso dimenticato
La seconda parte della storia comincia nel 2016, quando l’avvocato Mauro Trogu sceglie di occuparsi gratuitamente del caso. Studia gli atti, ricostruisce le indagini e cerca gli elementi necessari per ottenere la revisione del processo.
Il lavoro dura anni. Trogu mette in discussione il riconoscimento di Zuncheddu e concentra l’attenzione sulle modalità con cui il testimone era stato interrogato. Durante il nuovo processo, Luigi Pinna racconta che un investigatore gli avrebbe mostrato la fotografia di Zuncheddu prima del riconoscimento ufficiale.
Una circostanza capace di cambiare la lettura dell’intera vicenda.
Nel novembre 2023 la Corte d’appello di Roma sospende la pena e Zuncheddu lascia il carcere. La decisione definitiva arriva il 26 gennaio 2024: assoluzione per non aver commesso il fatto. L’ergastolo viene revocato, ma nessuna sentenza può restituirgli gli anni trascorsi lontano dalla famiglia, dal lavoro e dalle montagne della sua Sardegna.
Zustissia nasce dal racconto di Zuncheddu e Mauro Trogu
Il film è tratto da Io sono innocente, il libro scritto da Beniamino Zuncheddu insieme a Mauro Trogu e pubblicato da De Agostini nel 2024. Il volume ricostruisce sia gli anni trascorsi in prigione sia il percorso seguito dall’avvocato per arrivare alla riapertura del caso.
La sceneggiatura è firmata da Lisa Nur Sultan e Niccolò Gentili, mentre nel cast, oltre a Riondino e Ferracane, compaiono Paola Giannini, Jacopo Cullin, Francesco Colella, Geppi Cucciari e Philippine Leroy-Beaulieu, conosciuta dal pubblico internazionale anche per Emily in Paris.
La distribuzione sarà curata da PiperFilm. La produzione è di Palomar, società che negli ultimi anni ha lavorato a numerosi progetti televisivi e cinematografici italiani.
Le riprese si sono svolte tra febbraio e aprile 2026, principalmente in Sardegna. La troupe ha lavorato a Cagliari, anche davanti al Palazzo di Giustizia e nella zona di Buoncammino, oltre che a Burcei e nei territori legati alla vita di Zuncheddu. La scelta dei luoghi originali dovrebbe dare alla storia una dimensione concreta, senza trasformare la Sardegna in un semplice paesaggio da osservare.
Il primo lungometraggio di Francesco Piras
Zustissia rappresenta il debutto nel lungometraggio di Francesco Piras, regista e direttore della fotografia nato a Cagliari nel 1978. Il suo lavoro precedente comprende diversi cortometraggi, tra cui Tilipirche, presentato nel 2023 alla Settimana Internazionale della Critica di Venezia e successivamente premiato in varie manifestazioni.
Piras conosce bene il territorio raccontato dal film. Questa vicinanza potrebbe aiutarlo a evitare due rischi frequenti nelle opere tratte da fatti giudiziari: ridurre i personaggi a simboli oppure cercare emozioni facili davanti a una sofferenza già enorme.
Il titolo utilizza la parola sarda “zustissia”, giustizia. Una scelta che richiama la battaglia legale, ma anche il rapporto di Zuncheddu con la propria terra. Le montagne dalle quali era stato portato via da giovane diventano così una presenza concreta: rappresentano la vita che avrebbe potuto avere e il luogo nel quale è finalmente tornato.
Il film viene presentato come un’opera d’inchiesta e di impegno civile, ma al centro dovrebbe restare soprattutto il rapporto nato tra un uomo ormai dimenticato e l’avvocato che ha deciso di credergli. Senza la determinazione di Trogu, un fascicolo chiuso da decenni sarebbe probabilmente rimasto negli archivi.
Zustissia arriverà nelle sale italiane il 15 ottobre 2026. Racconterà una delle pagine più dolorose della giustizia italiana, ricordando quanto possa costare una condanna sbagliata. Per Beniamino Zuncheddu la libertà è arrivata, ma con trentatré anni di ritardo.
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