Little Big Italy a Malta: Panella cerca l’Italia nel Mediterraneo, ma io continuo a rimpiangere le prime stagioni

Little Big Italy a Malta: Panella cerca l’Italia nel Mediterraneo, ma io continuo a rimpiangere le prime stagioni
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Little Big Italy a Malta: Panella cerca l’Italia nel Mediterraneo, ma io continuo a rimpiangere le prime stagioni

Little Big Italy è arrivato a Malta e Francesco Panella si è rimesso in modalità investigatore dell’italianità, quella con lo sguardo severo davanti a un piatto di pasta…

Wonder Channel Redazione Redazione Wonder Channel ▣ 19 Maggio 2026 ◷ 5 min di lettura
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Little Big Italy è arrivato a Malta e Francesco Panella si è rimesso in modalità investigatore dell’italianità, quella con lo sguardo severo davanti a un piatto di pasta e la pazienza già finita se qualcuno prova a fare il furbo con la tradizione. La puntata del 18 maggio 2026 ha portato il programma sull’isola mediterranea, tra expat italiani, ristoranti da difendere come se fossero parenti stretti e quella domanda che torna sempre: quanto può restare italiana la cucina italiana quando viene cucinata lontano da casa?

A sfidarsi sono stati tre locali: Trattoria Romana Zero Sei, La Vela e Le Maioliche. Tre insegne diverse, tre idee diverse di cucina italiana a Malta e tre expat pronti a giocarsi la reputazione gastronomica davanti a Panella. Che poi, diciamolo, è una cosa che fa sempre ridere: tu vivi all’estero, magari hai trovato il tuo posticino del cuore, ci vai da anni, ci porti gli amici, ti senti sicuro. Poi arriva Panella, assaggia, alza un sopracciglio e in due secondi ti fa rivalutare metà delle tue certezze.

Malta è perfetta per Little Big Italy

La tappa maltese funziona perché Malta non è un posto qualunque per raccontare l’Italia all’estero. È vicina, è mediterranea, ha un rapporto continuo con il turismo italiano e con tanti nostri connazionali che si sono trasferiti lì per lavoro, studio o scelta di vita. Non siamo dall’altra parte del mondo, e proprio per questo l’asticella si alza.

Perché se sei a Tokyo o a Bangkok magari perdoni qualcosa. Dici: “Vabbè, siamo lontani, gli ingredienti sono diversi, il contesto è un altro”. A Malta invece no. Malta è lì, a due passi. E allora se mi prometti cucina italiana, io mi aspetto che almeno le basi siano rispettate. La pasta deve avere senso, i sapori devono riconoscersi, il ristorante non deve sembrare una cartolina turistica fatta per chi pensa che l’Italia sia solo tovaglie a quadretti, mandolino e parmigiano ovunque.

La puntata ha seguito il meccanismo classico del programma: gli italiani residenti sul posto portano Panella nel ristorante italiano che secondo loro rappresenta meglio casa. Poi arrivano gli assaggi, i giudizi, le facce, le difese accorate e quei momenti in cui l’expat sembra pronto a giurare sulla Costituzione pur di convincere tutti che quel locale è il migliore.

I tre ristoranti e il solito gioco dell’italianità

Trattoria Romana Zero Sei partiva già con un’identità molto chiara: Roma nel nome, Roma nell’idea, Roma nell’immaginario. E quando ti presenti così, il rischio è alto. Perché la cucina romana è meravigliosa, ma anche spietata. Basta poco per far arrabbiare chi sa come devono essere certi piatti. Una carbonara sbagliata, una cacio e pepe troppo pesante, un’amatriciana senza carattere, e sei finito nel tribunale emotivo degli italiani.

La Vela, invece, evocava subito un’idea più mediterranea, più legata al mare e al contesto dell’isola. Ed è proprio lì che una puntata a Malta può diventare interessante: quanto puoi contaminare senza perdere l’identità? Quanto puoi adattarti al posto in cui cucini senza trasformare la cucina italiana in una versione annacquata di sé stessa?

Poi c’erano Le Maioliche, nome che già richiama artigianato, colore, Sud, tradizione. Un locale che, almeno sulla carta, punta su un’immagine italiana molto riconoscibile, quasi domestica. E in Little Big Italy questa cosa conta, perché Panella non giudica solo il piatto. Giudica anche l’atmosfera, il modo in cui il ristorante racconta l’Italia, la sensazione che ti lascia addosso quando ti siedi a tavola.

Il bello della puntata, più che il singolo piatto, è stato proprio questo: vedere tre modi diversi di provare a portare un pezzo d’Italia in un posto che dell’Italia sente la vicinanza, ma non ne è una copia.

Panella resta il motivo per cui il programma funziona

Francesco Panella ormai è il motore del format. Può piacere o non piacere, ma ha una presenza televisiva fortissima. Entra nei ristoranti con quell’aria da uno che vuole divertirsi, ma che se vede una panna sospetta nella pasta cambia espressione in tempo zero. E questa cosa, televisivamente, funziona.

Little Big Italy non è solo un programma di cucina. È una piccola gara di identità. Ogni expat difende il proprio ristorante come se difendesse il portone di casa. Il cibo diventa memoria, abitudine, nostalgia. Magari un piatto non è perfetto, ma per chi vive lontano può avere un valore enorme. E Panella deve stare lì, in equilibrio, tra il giudice severo e quello che capisce benissimo quanto pesi la nostalgia quando sei fuori dall’Italia.

Però le prime stagioni avevano un sapore più vero

E qui vado con la parte più personale: io continuo a preferire l’intro delle prime stagioni. Mi sembrava più naturale, meno lucidata, più da viaggio vero. C’era quella sensazione un po’ spontanea, quasi da esplorazione, con Panella che arrivava in città e iniziava a capire dove fosse finito prima ancora di sedersi a tavola.

Adesso il programma resta forte, anzi fortissimo. Però si sente di più la struttura televisiva. È tutto più ordinato, più riconoscibile, più impacchettato. Non è un disastro, sia chiaro. Però un po’ di quella freschezza iniziale secondo me si è persa.

E mi manca anche il dibattito finale delle prime stagioni. Quella parte dava pepe. Non era solo il momento dei voti, era il momento in cui venivano fuori le personalità. Chi rosicava, chi provava a spiegare, chi difendeva il proprio ristorante fino all’ultimo boccone. Ora quella dinamica sembra sparita o comunque molto ridotta, ed è un peccato, perché rendeva il programma ancora più umano.

Detto questo, Little Big Italy resta per me uno dei migliori programmi di cucina in Italia. Forse il migliore, o comunque subito dopo 4 Ristoranti. Ha una formula semplice, riconoscibile e ancora efficace: ti fa venire fame, ti fa viaggiare e ti fa discutere sul cibo come se ne andasse dell’onore nazionale. Che poi, per noi italiani, un po’ è così.

E tu che ne pensi della puntata di Malta? Ti manca anche a te il vecchio dibattito finale di Little Big Italy o preferisci il programma com’è oggi? Scrivilo nei commenti.